Aumento pensione 2023, troppi soldi: ecco cosa può saltare

Aumento pensione 2023: tante promesse, piuttosto costose, pochi soldi nelle casse dello Stato. Qualcosa potrebbe saltare. Scopriamolo insieme in questo articolo.

6' di lettura

Aumento pensione 2023: tante promesse, ma pochi fondi a disposizione per rispettarle. Qualcosa potrebbe saltare (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Prima di procedere con la lettura di questo approfondimento, dai un’occhiata a quando viene pagato il bonus 150 euro sulle pensioni e quali sono le date di tutti i prossimi pagamenti di settembre 2022.

INDICE:

Aumento pensione 2023: inflazione all’8%, c’è preoccupazione

L’inflazione ha toccato l’8%: significa che, se l’indice dovesse essere confermato a inizio 2023, sarebbe necessaria una maxi-rivalutazione degli importi delle pensioni.

Ma l’aumento pensione 2023 rischia di non concretizzarsi in misura piena, considerate le precarie condizioni “di salute” delle casse dello Stato: il nuovo Governo, che si insedierà dopo le elezioni del 25 settembre, dovrà fronteggiare una questione, sempre più spinosa.

L’Ufficio parlamentare di bilancio ha fatto risuonare l’ultimo campanello di allarme: si chiede chiarezza al Governo circa l’impatto sui conti pubblici dei costi dovuti all’aumento pensione 2023.

Quanto costerebbe allo Stato fronteggiare l’aumento degli importi delle pensioni per effetto dell’inflazione dell’8%? Circa 25 miliardi di euro.

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Un costo enorme che andrebbe ad aggiungersi ai costi già previsti a legislazione vigente e alla dote stanziata dal Governo Draghi per garantire i sussidi e la rivalutazione anticipata previsti dai tre Decreti Aiuti.

La Ragioneria ha osservato, nel suo aggiornamento sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico, che le ricadute dell’impennata dell’inflazione potrebbero essere riassorbite, dalle casse dello Stato, non prima di 20 anni, producendo una crescita oneri dello 0,4% del Pil tra il 2022 e il 2045.

Quindi cosa potrebbe accadere dopo il 25 settembre? Un primo effetto negativo dovrebbe essere rappresentato dall’impossibilità a tenere fede agli impegni presi durante la campagna elettorale.

Aumento pensione 2023. Nei prossimi paragrafi vedremo insieme quali sono le “promesse” effettuate dai partiti politici in vista delle ormai imminenti elezioni del 25 settembre.

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Aumento pensione 2023: le proposte del Centro-Destra

Aumento pensione 2023. Durante la campagna elettorale i partiti politici si sono fronteggiati sul tema pensioni, promettendo cambiamenti e novità rilevanti, che si scontrano, però, con uno scenario economico particolarmente disastrato.

Il Centro-Destra ha proposto alcune misure, in primis Quota 41 per tutti i pensionati, per la quale si sta battendo la Lega di Matteo Salvini. L’obiettivo è eliminare la Legge Fornero (che tornerà prepotente a inizio 2023, se non dovessero essere apportate novità a stretto giro di posta) e introdurre una nuova opzione previdenziale anticipata da affiancare alla pensione di vecchiaia.

Con Quota 41 si può uscire dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi a prescindere dal sesso del lavoratore e dall’età anagrafica. Ma questa opzione, se fosse introdotta nel 2023, potrebbe costare alle casse dello Stato quasi 71 miliardi di euro nei prossimi 9 anni.

La Lega vorrebbe inserire la pensione alle donne a 63 anni e una pensione minima di 1.000 euro ai giovani, che saranno molto penalizzati dal calcolo della pensione col sistema contributivo.

Fratelli d’Italia e la sua leader Giorgia Meloni puntano forte sull’aumento delle pensioni di invalidità, piuttosto misere attualmente.

Inoltre si valuta la possibilità di “stoppare” l’adeguamento dei limiti pensionistici all’aspettativa di vita: più l’aspettativa di vita sale, più si alzano i limiti pensionistici (è previsto uno step in avanti nel 2024, dopo la frenata imposta dal Covid).

Ma anche abolire l’indicizzazione delle pensioni potrebbe costare fino a 100 miliardi di euro nei prossimi anni e come spiegato da Tito Boeri, ex presidente dell’INPS “gravare sulle generazioni future”.

Forza Italia, invece, spinge forte sull’aumento delle pensioni minime a 1.000 euro. Cavallo di battaglia del leader Silvio Berlusconi, che a inizio anni 2000 introdusse l’incremento al milione per le pensioni minime, la misura favorirebbe circa 6 milioni di pensionati, ma costerebbe circa 33 miliardi di euro all’anno.

Aumento pensione 2023
Aumento pensione 2023: tante promesse, pochi soldi.

Aumento pensione 2023: Movimento 5 Stelle, Centro-Sinistra e Terzo Polo

Aumento pensione 2023. Il Movimento 5 Stelle vorrebbe evitare il ritorno alla Legge Fornero e introdurre una pensione anticipata per le mamme lavoratrici e una pensione di garanzia per i più giovani, ma non ci sono grosse informazioni in merito. Infine verrà proposta la possibilità di riscattare gli anni di laurea per avvicinare la pensione.

Anche la coalizione di Centro-Sinistra ha proposto dei cambiamenti per il sistema pensioni. Potrebbe essere prevista una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro a partire da 63 anni, rispettando le difficoltà delle casse dello Stato, e il part-time pienamente retribuito ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno compiuto 60 anni.

Anche il PD, come i 5 Stelle, propone una pensione di garanzia per i giovani. Inoltre si proverà a rendere strutturali Opzione Donna e l’Ape Sociale, entrambe in vigore fino al 31 dicembre 2022 e che costano, entrambe, mezzo miliardo di euro all’anno.

Infine, c’è il Terzo Polo di Calenda che non ha proposto alcuna novità sul fronte pensioni, ma promette di migliorare la qualità della vita degli anziani, attraverso l’istituzione di un Garante dei diritti della terza età, di una prevenzione psicologica e sanitaria nei centri anziani e dell’azzeramento della burocrazia per gli anziani.

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