Aumento pensione di invalidità per tutti: «Basta elemosina»

Aumento pensione di invalidità: cosa si chiede con la petizione di Isabella Cusanno e perché dovreste sottoscriverla.

10' di lettura

Abbiamo intervistato Isabella Cusanno, avvocato cassazionista e prima firmataria di una petizione su change.org per l’incremento dell’assegno sociale e della pensione di invalidità anche per gli invalidi parziali.

Aumento pensione di invalidità: le ragioni della petizione

Avvocato, qual è il senso della petizione e perché ha deciso di promuoverla?

Con la petizione che abbiamo presentato chiediamo che sia garantito un reddito di 15mila euro a tutti gli invalidi, parziali e totali ed alle altre categorie che beneficiano dell’art. 38 della legge 488/2001.

Conseguentemente, anche i limiti reddituali sono portati a 15mila euro per il beneficiario ed il reddito coniugale a 15mila euro sommato l’importo dell’assegno sociale, per il quale intendiamo chiedere il medesimo incremento.

Sappiamo tutti che la Corte costituzionale ha imposto che l’importo previsto dall’art.38 l.88/2001 venisse erogato a tutti i disabili totali dal momento della loro maggiore età.

Aumento pensione di invalidità: bene, ma non basta

Questo importo però, sicuramente non ancora sufficiente ad assicurare ai disabili una vita decorosa, non è stato riconosciuto a tutti i disabili totali, lasciando fuori non solo i disabili parziali ma anche moltissimi disabili totali, a causa dei limiti di reddito estremamente soffocanti, ma soprattutto dell’interpretazione restrittiva che l’Inps dà alla medesima norma; interpretazione che non è condivisa da molti, ma che comunque è quella attualmente predominante.

Noi chiediamo che venga riconosciuto a tutti gli invalidi, a partire dal 74 per cento di disabilità, un importo di euro 15mila all’anno spalmato in 13 mensilità.

Chiediamo che questo importo venga riconosciuto anche per gli altri beneficiari dell’art.38. In quanto ai requisiti di reddito sono quelli che ho specificato prima.

Quello che vogliamo è che sia garantito alle persone incapaci di provvedere a se stesse per invalidità o per età, la libertà dal bisogno e quindi la capacità di gestire autonomamente la propria vita.

Garantire una vita dignitosa a tutti è, inoltre, un modo concreto di rilanciare qualità della vita e l’economia della Nazione, con un effetto moltiplicatore indotto di notevole importanza.

Aumento pensioni di invalidità. Cusanno: basta elemosine di stato
Aumento pensione di invalidità: intervista a Isabella Cusanno.

Aumento pensione di invalidità: una risposta alle contestazioni

Ci è stato contestato che il reddito coniugale deve essere escluso, che bisogna sostenere anche i disabili lievi, e ho sentito anche su The Wam, sempre in contestazione con la nostra petizione, che bisogna considerare la categoria degli invalidi in modo separato e distinto rispetto ai pensionati sociali e i cosiddetti incapienti.

Io sono un avvocato e tendo a rapportarmi sempre con l’intero mondo giuridico più che con quello politico, e quindi a trovare soluzioni compatibili con l’intreccio delle normative esistenti, piuttosto che a scegliere soluzioni per il puro scopo di creare consensi.

A mio parere i principi fondamentali su cui si impernia il nostro sistema giuridico non permettono di accogliere le contestazioni prima descritte.

L’invalido viene tutelato dalla norma costituzionale se e in quanto privo di beni propri o di mezzi di sostentamento adeguati. Così si esprime l’art.38 della Costituzione. Il Codice civile prevede una serie di obblighi a cui deve adempiere la famiglia, obblighi che l’art.38 della legge 488/2001 pone a carico solo del coniuge (in via traslata con riferimento al cumulo del reddito) Sono obblighi civili determinati dagli art.29/31 della Costituzione Italiana.

Allo stesso modo sempre l’art.38 si occupa anche delle persone anziane che sono riuscite ad assicurarsi una pensione con le proprie forze o che non sono riuscite, inabili anch’esse a provvedere al proprio presente.

«Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera». Questo l’art.38 della Costituzione.

VIDEO Aumento pensione di invalidità: cosa può cambiare nel 2021

Aumento pensione di invalidità: solo a chi ne ha davvero diritto

Sono scelte compiute dal legislatore e dai padri della costituzione in funzione e in tutela di principi fondamentali molto importanti: garantire invalidi che hanno beni di fortuna propri significa stornare importanti risorse da chi non ha bisogno in danno di chi è fragile.

Se un miliardario diventa invalido non deve aver diritto all’assegno di invalidità a meno che non abbia lavorato e possa ottenere una pensione in forza dei contributi versati.

Se ne avesse diritto, stornerebbe importanti risorse a chi ha estrema necessità di un intervento statale.

Allo stesso modo il coniugato che ha avuto la fortuna di sposare un magnate o un manager o un ricco imprenditore, per legge, ha il diritto ma anche l’obbligo di chiedere prima al proprio coniuge quanto gli spetta per una decorosa assistenza e questo anche in caso di divorzio o di separazione.

Aumento pensione per tutti, anche quelle sociali

Mentre, sempre a mio parere, sono i limiti di reddito attuali che sono ridicoli e non tengono conto della realtà della vita.

E perché dunque non riconoscere ai pensionati sociali il medesimo incremento? Per quale motivo, in violazione della medesima Costituzione, mettere in atto una guerra tra poveri?

La vecchiaia è essa stessa una malattia, inguaribile e dal decorso funesto certo. Dunque, negare qualità della vita agli anziani, che hanno passato la loro vita come lavoratori in nero, o come operose braccia della propria famiglia, significa ancora una volta negare il diritto fondamentale ad una vita decorosa.

È la povertà che va sconfitta, non esiliati i poveri. Ed è per questo che ho deciso di aiutare anche con la presentazione di questa petizione i tanti che mi chiedono quotidianamente aiuto, come avvocato e come giurista ma soprattutto chiedono aiuto al mio senso di umanità.

Aumento pensione di invalidità: il ruolo della politica

Che soglia minima di firme si deve raggiungere per sottoporre il documento all’attenzione del parlamento e a che punto siamo?

La nostra è una petizione per una riforma legislativa, non una proposta di legge. Non esiste un limite minimo di firme per poter presentare una petizione al Parlamento ai sensi dell’art.50 della Costituzione. Anche un singolo cittadino può proporre una petizione o alla Camera o al Senato.

Certo che maggiore è il numero delle firme che sostiene la petizione e maggiori sono le probabilità di smuovere l’attenzione dei politici.

La nostra petizione è stata presentata la Presidente del Senato in data 14 dicembre 2020 ed in data 17 dicembre è stata chiamata in Senato ed è stata assegnata con il numero 726 all’XI commissione del Senato.

Aumento pensione di invalidità: questa battaglia andrà in porto?

Crede davvero che questa iniziativa possa riuscire a fare la differenza in una battaglia di civiltà fondamentale come quella per il riconoscimento dell’aumento della pensione di invalidità anche per gli invalidi parziali?

In linea generale credo che qualsiasi impegno o qualsiasi azione o attività in favore del riconoscimento dei diritti fondamentali, faccia la differenza. Soprattutto rompe il silenzio e l’inerzia.

Allo stesso tempo impedisce il consolidarsi di posizioni dettate da fattori che si consolidano nel tempo e che possono perfino essere considerate legittime in un ambiente ormai conformato a determinate coordinate di giustificazione.

In particolare, tutto il nuovo è sempre utile a scrollare di dosso momenti di stasi o di prudenza.

Se invece parliamo della mia petizione nello specifico, sì, a costo di sembrare presuntuosa o illusa, credo che possa fare la differenza.

Certo in quello che ho proposto e ci credo non solo con riferimento alla mia esperienza in Italia nel campo del diritto previdenziale ed assistenziale, ma anche per quanto ho dovuto constatare nei miei periodi di attività all’estero.

Se non assicuriamo dignità di vita a coloro che sono i più fragili, perdiamo la nostra intera battaglia per la crescita civile di questa Nazione.

E il decoro e la dignità non si raggiungono con le elemosine o con interventi frammentati e non coordinati. Queste persone hanno diritto a poter contare su un importo garantito, il modo con cui gestiranno questi importi dipende dalle loro decisioni in conformità alle loro necessità.

Inoltre, mantenere alto il livello di vita dei più deboli significa maggiore ricchezza e maggiore benessere per tutti.

Ovviamente, questo reddito deve essere garantito a chi ne ha bisogno, perché un invalido che ha di per sé un reddito assicurato dai propri beni personali, non può essere considerato un soggetto di per sé  fragile.

E questo reddito deve essere garantito anche alle pensioni sociali ossia agli altri beneficiari dell’art.38 legge 488/2001, per il medesimo motivo.

Perché soggetti anziani senza redditi o con redditi minimi che non sono riusciti a pagarsi o a farsi pagare la pensione, sono soggetti estremamente a rischio e che invece hanno diritto ad una vecchiaia decorosa come tutti.

Molti di loro hanno lavorato in nero e hanno sostenuto una economia diversamente insostenibile. Altri hanno trascorso tutta la loro vita sostenendo le proprie famiglie.

Una Nazione civile, che deve tanto a queste persone, non deve dimenticarle, perché sulla loro pelle si sono costruite molte vite e molte ricchezze. Per questo sono convinta che prevedere un reddito adeguato a chi ne ha bisogno è l’unico modo per salvare e far crescere una Nazione democratica. Sono molte le considerazioni da fare, per il momento mi limito a queste.

Aumento pensione di invalidità: per un Paese più civile

Cosa la ha spinta a sposare questa battaglia?

Io sono un avvocato: ho molti assistiti che devono andare avanti tutto un mese con una manciata di euro. Alcuni di loro hanno lavorato tutta la vita ma hanno guadagnato solo brutte malattie, alcune di queste potevano anche essere considerate professionali, ma sono intervenute troppo tardi o non sono state riconosciute.

Il sistema previdenziale italiano e ancora di più quello assistenziale, è contorto, farraginoso, spesso iniquo, vecchio e malandato e pieno di lacune, in grado di coprire magagne e soprusi, ma non di sostenere chi ha davvero bisogno.

E questo vale per tutte le categorie e le tipologie di lavoratori o di cittadini in difficoltà. Si disperdono in incredibili rivoli importanti risorse economiche, ma si dimenticano i bisogni davvero importanti ossia quelli relativi ad una vita libera dalla mendicità, una vita decorosa e dignitosa che non deve trascorrere tra un ufficio e l’altro per ottenere ogni volta quel poco che si riesce a strappare dopo lunghe attese ed anche faticose discussioni.

Lo Stato italiano non deve trattare in questo modo chi ha bisogno e chi senza sua colpa si trova in difficoltà.

Perché ho sposato questa battaglia? Perché il male di uno è il male di tutti, e se continuiamo così fra non molto, eccetto pochissimi casi di eletti o di fortunati, gli Italiani passeranno la loro vita bivaccando in attesa di elemosine di Stato. Ho visto la sorte di alcune Nazioni e noi abbiamo preso la china peggiore.

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