Aumento pensioni di invalidità, ecco i disabili di serie B che non lo riceveranno

La sentenza della Corte Costituzionale, che impone un aumento della misura, prevede limiti troppo stringenti per individuare la platea di beneficiari

3' di lettura

L’aumento delle pensioni di invalidità è un tema caldissimo. La Corte costituzionale, con una sentenza storica, ha chiarito come l’attuale contributo previsto in Italia (285,66 euro) sia fuorilegge. Una cifra irrisoria per provvedere a tutti i bisogni dei cittadini colpiti da una invalidità totale. (Qui la data in cui l’emendamento legato all’aumento delle pensioni di invalidità dovrebbe diventare realtà)

Aumenti pensioni di invalidità: i requisiti

Ora il governo, dopo la pubblicazione della sentenza in gazzetta ufficiale, dovrà rispettare quanto stabilito dei giudici e adeguare le nuove misure di sostegno, ma le incognite sono tante. La pronuncia dei magistrati, infatti, pone limiti molto stringenti per individuare la platea che potrà usufruire dell’aumento della pensione di invalidità.

La Consulta ha stabilito, come pre-requisito imprescindibile, un reddito pari o inferiore a 6713,98 euro. Proprio questa cifra e il fatto che il contributo sia previsto solo per gli invalidi totali, ha scatenato tante politiche. Il segretario della Uil, Domenico Proietti, ha ribadito che la pensione andrebbe estesa ai disabili gravissimi.

Chi sono i disabili gravissimi

Le ricercatrici Cecilia Maria Marchisio e Natascia Curto, in proposito, spiegano che si definisce “persona con disabilità gravissima chi necessita di assistenza continua 24 ore su 24, a volte prestata anche da più persone contemporaneamente, l’interruzione della quale, anche per un periodo molto breve, può portare a complicanze gravi o anche alla morte

In Italia si parla di un numero fra le tremila e le quattromila persone. Uomini e donne non autosufficienti che avrebbero bisogno come il pane dell’aumento delle pensioni di invalidità per curarsi al meglio.

I disabili in Italia: dati Istat

Il report Istat “Conoscere il mondo della disabilità”, riferito al 2019, fotografa la situazione in Italia: dove il 2% della popolazione, circa 3,1 milioni di persone, ha limitazioni che pregiudicano le attività quotidiane. Il 26,9 % di loro, un cittadino su quattro, vive da solo.

Il documento mostra come meno di un terzo (31,3%) dei disabili gravi, che hanno fra i 15 e i 64 anni, riesca ad avere un lavoro stabile e meno della metà (43,5%) costruisce una rete di relazioni soddisfacenti. Queste persone vivono in isolamento e le loro limitazioni fisiche finiscono per ripercuotersi sulla stabilità emotiva.

Sono peggiori i dati relativi alla partecipazione culturale, un parametro che prende in considerazione le visite al cinema, al teatro, ai luoghi di aggregazione deputati alla fruizione della cultura. Beh, i disabili che ci vanno sono meno del 10%, un terzo rispetto alla media italiana.

L’incremento al milione

La Corte Costituzionale ha stabilito che il così detto ‘incremento al milione’, pari a 516,46 euro, “debba essere assicurato agli invalidi civili totali” di cui parla la legge 118 del 1971.

La decisione dei giudici sembra partire da un presupposto sbagliato, equiparando la pensione di invalidità totale a una pensione minima. Invece, la ragione che sta alla base di questa misura, è la necessità di risarcire chi ha subito una menomazione e per questo viene penalizzato nei guadagni e, in genere, nella possibilità di svolgere un’attività lavorativa.

Una battaglia di civiltà

Fare, perciò, una distinzione fra disabili, abbassando la precedente soglia di 16.982 euro per accedere al sostegno, sembra eccessivamente discriminatorio. E, in linea generale, stridente con l’articolo 38 della Costituzione italiana che stabilisce come i lavoratori abbiano diritto che “siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Una battaglia di civiltà che, visto il momento favorevole offerto dalla sentenza della Corte Costituzionale, non può limitarsi a essere una vittoria di Pirro ma deve rappresentare il primo passo verso una società più giusta e capace di prendersi cura dei suoi componenti più fragili.

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