Il mio viaggio nell’inferno silente di Auschwitz

Foto di copertina
4' di lettura

Il treno della memoria – che ha compiuto, con questa edizione, 15 anni di attività – è una carovana, composta soprattutto di giovani studenti. Inizia a gennaio e, fino alla fine di marzo, li accompagna attraverso i luoghi dell’Olocausto: Auschwitz – Birkenau, Sachsenausen, Terezin.

Un viaggio con lo zaino in spalla, il treno della memoria è un circuito che nasce per la necessità di dare una risposta sociale e civile alle guerre e ai conflitti attraverso la costruzione di un comune sentire di cittadinanza europea. Con la collaborazione stretta delle istituzioni scolastiche, il percorso educativo, storico, culturale ed umano ha lo scopo di sensibilizzare le generazioni ultime sulla Shoah: lo sterminio industrializzato di ebrei, disabili, rom, sinti, testimoni di Geova, omosessuali, prigionieri politici e membri della razza ariana che ebbero, all’epoca dei fatti, un pensiero divergente da quello nazista.

Ci sono capitata per caso, su questa carovana e, senza la necessità di spiegare le circostanze, mi ritrovo ad essere grata per aver avuto l’occasione di vivere questo viaggio in compagnia dei miei studenti. Un concentrato di innocenza e trasgressione, di tentennamenti sulla porta dell’adolescenza e fughe in avanti verso l’età adulta, che ti travolgono e ti scuotono come il grano in un setaccio. Con loro abbiamo fatto tappa a Berlino, culla e sede del Terzo Reich, per attraversare nel Museo di fronte ad un pezzo del Muro, la Topografia del Terrore: i luoghi simbolo di questa pagina di storia. Ci siamo sentiti persi e a tratti oppressi nel Memoriale degli Ebrei, prima di andare a sbattere la faccia sul muro di Sachsenausen. Il primo campo di lavoro e detenzione dei prigionieri politici, sorto solo tre mesi dopo l’avvento del Reich. Sachsenausen, un campo nel borgo di Oranien, in cui si completava l’addestramento dei nazisti. Il primo su cui sia stato piantato, come un chiodo in un palo, l’insegna infamante del “lavoro rende liberi”. Sachensausen, dove i bambini del villaggio chiedevano “ma oggi li bruciate i russi?”. La sadica ferocia e l’atrocità riflessa nella vita tranquilla di un borgo qualunque, nel quale vedere prigionieri con la divise a righe era la “normalità”.

Il giorno in cui siamo entrati ad Auschwitz c’è stato il sole ed una temperatura poco rigida. Una piacevole giornata in un campo che ha lasciato alcuni delusi nelle aspettative. Davvero in questo posto cosi scientificamente ordinato, tra queste costruzioni in mattoncini rossi – tirate su dai prigionieri – tutte uguali nel susseguirsi di vialetti fangosi, sono state violentate nella loro dignità di esseri umani, così tanti individui? I primi artigli che hanno graffiato l’incredulità della nostra immaginazione hanno lasciato subito il segno. Una catasta di capelli, ingrigiti dalla polvere del tempo, dai quali spuntavano trecce e ciocche bionde. Cui è seguita quella degli occhiali, dei pettini, degli abiti, delle scarpe. Scarpe da uomo, sandali in paglia femminili, scarpette con lacci e fiocchetti. Cataste di valige ammassate, segnate in bianco con il nome e l’indirizzo del proprietario. Abbiamo sfilato dinanzi alle immagini dei deportati, un mare di occhi, sgranati sotto capi rasati senza alcuna cura, e alla fine di questa discesa negli inferi, abbiamo attraversato l’unica camera a gas scampata alla cancellazione operata dai nazisti, ormai in fuga, prima della resa finale.

Cosa c’è a Birkenau, non lo voglio raccontare, perché ognuno, almeno una volta nella propria vita, dovrebbe calpestarne il fango. Per uscirne senza farsi troppe illusioni nel tentativo di capire se, nelle stesse circostanze, saremmo stati vittime o carnefici. Semplicemente, non possiamo saperlo. Siamo rientrati questa mattina, a Torino, dopo un viaggio in pullman durato venti ore. Il treno della memoria che mi ha condotto prima a Sachsenausen e, poi, ad Asuchwitz – Birkenau mi è passato addosso. Mi ripeto, mai più, anche se nel fondo del mio cuore intuisco l’importanza della fatica compiuta. Assaporo il gusto delle comodità, di quelle più stupide, ma non solo. Il mio zaino è un carico di emozioni e sentimenti che mi gonfiano gli occhi.

Guardo la foto di questa donna che sorride con il bicchiere in una mano, la foto di una vita andata in fumo in un forno crematorio. Le cose più importanti e belle, sono anche le più fragili. L’amore, l’amicizia, le persone. E i ricordi che insieme a loro costruiamo. Sono una persona sensibile, con la scorza di una adulta. E mi sento come se avessi vissuto una liturgia laica che mi ha donato il Natale della Vita.

Gruppo WhatsApp offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su Google | Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie