Privacy
×
The wam
×
icona-ricerca
Home / Bonus e Incentivi / Autonomia differenziata: cos’è e gli effetti per le regioni

Autonomia differenziata: cos’è e gli effetti per le regioni

Autonomia differenziata: un cavallo di battaglia della Lega (Nord): sburocratizzazione, semplificazione, ma anche di maggior trasferimento di fondi nel rapporto tra Stato e Regioni.

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

È arrivato giovedì 2 febbraio il ddl sull’autonomia differenziata, storico cavallo di battaglia della Lega, una volta Nord. Il disegno di legge proposto dal ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, in dieci articoli mira a semplificare le procedure, accelerare e sburocratizzare i procedimenti, per una distribuzione delle competenze che meglio si conformi ai principi di sussidiarietà e differenziazione. Ma cos’è l’autonomia differenziata? (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Cos’è l’autonomia differenziata?

Cos’è l’autonomia differenziata? È il riconoscimento, da parte dello Stato, di una peculiare specificità di un territorio, mediante l’attribuzione in via esclusiva alla regione a statuto ordinario, di una potestà legislativa per le materie di legislazione concorrente e/o per tre di quelle di competenza esclusiva dello Stato.

Ma ciò che più interessa le regioni è che, alla attribuzione della potestà legislativa, è connesso il trasferimento delle risorse finanziarie.

Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook. Scopri le ultime offerte di lavoro sempre aggiornate nella tua zona.

Cosa si intende per autonomia delle Regioni?

È il riconoscimento, da parte dello Stato, di una peculiare specificità di un territorio, mediante l’attribuzione in via esclusiva alla regione a statuto ordinario, di una potestà legislativa per le materie di legislazione concorrente o per tre di quelle di competenza esclusiva dello Stato.

Cos’è l’autonomia differenziata? Le prime opinioni

L’attribuzione di funzioni è subordinata alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni («Lep»), che garantiscano i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale.

Anche il mondo dell’impresa è diviso tra chi ritiene che dare più competenze alle regioni possa agevolare lo sviluppo dei territori e chi teme che, in un’Italia già a due velocità, il Mezzogiorno venga definitivamente lasciato indietro.

Tra gli scettici c’è anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha sottolineato: «Non deve essere un tema di divisione del Paese. Non possiamo permettercelo: questo Paese non si può dividere: ha problemi urgenti da affrontare».

Secondo il ddl di 10 articoli, l’attribuzione delle funzioni può avvenire solo dopo la determinazione dei «Livelli essenziali delle prestazioni», i «Lep» definiti con Dpcm, entro un anno come previsto dall’ultima legge di bilancio.

Cos’è l’autonomia differenziata? l’accordo tra Stato e Regioni

L’iter per l’intesa fra Stato e Regione, anche a statuto speciale, durerà almeno 5 mesi, inclusi i 60 giorni per l’esame delle Camere.

Secondo la bozza di Calderoli si sarebbero dovute esprimere le commissioni, ma fra i «ritocchi» decisi nella riunione tecnica in preparazione del Consiglio dei ministri si dovrebbe optare per un atto di indirizzo votato in Aula, secondo quanto riferisce l’Ansa.

L’accordo tra Stato e Regione avrà una durata di 10 anni, ma può essere rinnovato o terminato prima, con un preavviso (di Stato o Regione) di 12 mesi.

Saranno previste poi misure perequative per evitare squilibri economici fra le Regioni che aderiscono all’autonomia differenziata e quelle che non lo fanno. A voler evitare che si arrivi ad avere « territori e servizi di serie A e B» sarebbe soprattutto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Cos’è l’autonomia differenziata? I Lep

Uno degli aspetti più discussi del ddl Calderoli è quello dei «Livelli essenziali delle prestazioni», ovvero gli standard minimi dei servizi che devono essere garantiti in tutte le Regioni. «Ai fini dell’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (di seguito, Lep) e i relativi costi e fabbisogni standard sono determinati con uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri», si legge all’articolo 3 della bozza.

«Qualora, successivamente alla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa, i Lep, con il relativo finanziamento, siano modificati o ne siano determinati ulteriori, la Regione interessata è tenuta all’osservanza di tali livelli essenziali subordinatamente alla corrispondente revisione delle risorse relative ai suddetti Lep».

Cos’è l’autonomia differenziata? Le materie

Il ddl non entra nello specifico delle materie oggetto dell’autonomia differenziata, che saranno definite negli accordi successivi tra lo Stato e le singole Regioni. Il testo all’articolo 2 si limita a dire che «l’atto o gli atti d’iniziativa di ciascuna Regione possono riguardare una o più materie o ambiti di materie».

Il Veneto ha chiesto di poter decidere su tutte le 23 materie previste dall’articolo 117 del titolo V della Costituzione, che vanno da tutela dell’ambiente, rifiuti e bonifiche e rapporti internazionali e con la Ue a tutela della salute, istruzione, infrastrutture, porti e aeroporti, produzione, trasporto, distribuzione energia, gestione del demanio regionale e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Lo stesso discorso vale per la Lombardia. L’Emilia Romagna ha chiesto maggiore autonomia su 15 materie.

Cos’è l’autonomia differenziata? Il rapporto Svimez

Secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) la riforma dell’autonomia differenziata rischia di cristallizzare il divario tra Nord e Sud. Nel 2023 il Pil meridionale si contrarrebbe nel 2023 fino a -0,4%, mentre quello del Centro-Nord, pur rimanendo positivo a +0,8%, segnerebbe un forte rallentamento rispetto al 2022. Il dato medio italiano dovrebbe attestarsi invece intorno al +0,5%, secondo il Rapporto Svimez 2022.

Cos’è l’autonomia differenziata? I vantaggi

Ogni autonomia differenziata comporta sottrazione di ingenti risorse finanziarie alla collettività nazionale e la disarticolazione di servizi ed infrastrutture logistiche (porti, aeroporti, strade di grande comunicazione, reti di distribuzione dell’energia, ecc.) che per loro natura non possono che avere una dimensione nazionale ed una struttura unitaria.

Ma nemmeno la regione che ottiene l’autonomia se ne avvantaggia: sia perché il Sud è il mercato essenziale per il Nord, sia perché nelle stesse regioni “ricche” le condizioni interne tra le varie realtà territoriali non sono omogenee, e quelle più svantaggiate difficilmente riceverebbero compensazioni che, nell’ottica dell’efficienza andrebbero, invece, alle parti già più ricche e meglio organizzate, secondo la stessa logica.

Inoltre, una Regione non ha alcuna possibilità di affrontare la competizione globale.

Cos’è l’autonomia differenziata? È anticostituzionale?

Lo è certamente se la richiesta della Regione di potestà legislativa in una materia non risponde ad una necessità di adattare l’ordinamento a reali specificità territoriali. In questo senso, ed entro tali limiti, l’articolo 5 della Costituzione ammette che si limiti la unitarietà dell’ordinamento statale, l’eguaglianza formale dinanzi alla legge, per conformarsi ad esigenze particolari del territorio.

Diversamente, si tratterebbe in modo diseguale ciò che diseguale non è, e sappiamo che, trattare in modo eguale situazioni diverse è ovviamente incostituzionale, ma anche che è allo stesso modo incostituzionale ed ingiusto trattare in modo diverso situazioni uguali.

In definitiva, sono inammissibili, almeno per violazione del principio di eguaglianza, di unitarietà e di solidarietà economico sociale, le richieste di potestà legislativa autonoma che non si fondano su reali peculiarità territoriali che vanno verificate in concreto.

Cos’è l’autonomia differenziata? Il caso Emilia Romagna

La Regione Emilia-Romagna chiede “solo” 15 competenze su 23 possibili, dichiarando anche di non pretendere risorse finanziarie aggiuntive da parte dello Stato, ma di chiedere di poter disporre comunque di “risorse certe”. Queste le materie di cui chiede la potestà legislativa:

  1. tutela e sicurezza del lavoro;
  2. istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche;
  3. norme generali sull’istruzione;
  4. commercio con l’estero;
  5. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  6. governo del territorio;
  7. protezione civile;
  8. tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali;
  9. tutela della salute;
  10. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  11. rapporti internazionali e con l’Unione Europea delle Regioni;
  12. organizzazione della giustizia di pace;
  13. agricoltura, protezione della fauna, esercizio dell’attività venatoria e acquacoltura;
  14. valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
  15. ordinamento sportivo.

Fonti e materiale di approfondimento

Ecco gli articoli preferiti dagli utenti su mutui, prestiti e risparmio personale:

Entra nel gruppo WhatsApp e Telegram

Canale Telegram

Gruppo WhatsApp