Avellino. Il rogo poi gli abbruciamenti vegetali: aria irrespirabile

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E’ una questione che si ripete ogni anno, che ogni anno solleva polemiche, ma che oggi – dopo l’incendio della fabbrica di Pianodardine – assume una rilevanza ancora maggiore: gli indiscriminati e diffusi abbruciamenti di residui vegetali nei noccioleti che circondano Avellino, i comuni dell’hinterland e del Mandamento. C’è il divieto, ci sono denunce, ma il fumo continua a infestare larghe zone della città e di tanti paeso della provincia. Ed è fumo nocivo: carico di Pm10 e di altri inquinanti. Senza contare un aspetto non secondario: sono spesso causa di incendi ben più importanti, che potrebbero insidiare anche civili abitazioni.

Sono decine le segnalazioni, arrivate a carabinieri, vigili del fuoco, ma anche postate sui social o arrivate in redazione.

Eppure l’ordinanza della regione Campania, in vigore dal 15 giugno al 30 settembre del 2019, è chiara. Si legge: “E’ imposto il divieto assoluto di bruciatura di vegetali, loro residui o altri materiali connessi all’esercizio delle attività agricole nei terreni agricoli, anche se incolti, degli orti, parchi e giardini pubblici e privati, nonché la combustione di residui vegetali forestali”.

Nel decreto della Regione si invitano, prefetture, sindaci e forze dell’ordine a vigilare con la massima attenzione. Ma i roghi di residui vegetali continuano.

Roghi che – oltretutto – sono anche causa di un altro reato, come quello di smaltimento illecito di rifiuti.

Gli abbruciamenti sono una delle cause principali per l’elevata presenza di particolato (Pm10) nell’aria che si respira in città. I fumi – e lo ripeteremo fino alla noia – stazionano sul centro urbano, anche per la caratteristica conformazione orografica della valle dove è sorta Avellino. Contribuendo in maniera sensibile a quegli sforamenti dei limiti che ha costretto gli amministratori a periodici – e inutili – stop alla circolazione delle auto.

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