Avellino, aggressione all'assessore Giacobbe. Spunta nuova pista: 27enne verso il processo

Chiuse le indagini sull'aggressione all'assessore Giacobbe. Non si segue più la pista della partita negata. Ventisettenne verso il processo.

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Chiuse le indagini sull’aggressione a Giuseppe Giacobbe, assessore di Avellino con delega allo Sport e alla Sicurezza. Avvenuta lo scorso 26 settembre, sotto casa a Torrette di Mercogliano. Quando due uomini col casco hanno raggiunto l’assessore a bordo di un motorino. Uno dei due lo ha colpito con un pugno all’altezza dell’orecchio. Giacobbe, che ha raccontato di aver preso il numero di targa, ha riportato cinque giorni di prognosi.

Aggressione a Giacobbe, 27enne sotto inchiesta

Il sostituto procuratore, Fabio Massimo Del Mauro, ha chiuso le indagini nei confronti di un 27enne di Rione Mazzini, I.S., fermato poche ore dopo l’aggressione. Il ragazzo ha raccontato di aver colpito l’assessore per un torneo di calcetto negato (non sarebbe stato dato il via libera, da parte di Giacobbe, per l’utilizzo di alcuni campi). Ma ora la Procura ipotizza un reato di tentata estorsione. Perché l’indagato avrebbe aggredito, con un complice, l’assessore per costringerlo a cambiare il turno di utilizzo delle strutture sportive, in particolar modo lo stadio Roca di San tommaso. E quindi, per gli inquirenti, resta in piedi l’ipotesi di una aggressione nata per il ruolo ricoperto da Giacobbe legato proprio a degli impianti sportivi. Nei confronti del 27enne sono ipotizzati anche i reati di lesioni e di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale

Che succede ora all’indagato?

Adesso l’indagato, difeso dall’avvocato Gerardo Santamaria del foro di Avellino, avrà venti giorni per chiedere di essere ascoltato dagli inquirenti. E provare a chiarire la sua posizione. Il 27enne potrebbe anche decidere di presentare delle memorie difensive. Il Pm dovrà quindi decidere se chiedere il rinvio a giudizio sul quale toccherà al giudice per le udienze preliminari esprimersi. Il 27enne, ascoltato durante le indagini dai carabinieri del comando provinciale agli ordini del colonnello Massimo Cagnazzo, aveva deciso di non indicare il nome del suo complice. Dopo essere stato identificato dai carabinieri della compagnia di Avellino, guidati dal capitano Francesco Nicolò Pirronti. L’inchiesta continua per scoprire l’identità dell’altra persona a bordo del motorino.

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