Avellino, allarme camorra. Quei criminali dalla faccia pulita

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Il tribunale blindato – questa mattina – per la minaccia di una bomba, colpi di kalashnikov contro le auto parcheggiate di fronte all’abitazione dell’ex consigliere comunale Damiano Genovese, un ordigno che fa esplodere l’auto dell’imprenditore Sergio Galluccio. Senza dimenticare accoltellamenti, altri incendi, e un clima di tensione che è evidente. E non solo in certi ambienti. Un clima che è peggiorato soprattutto nelle ultime settimane.

Cosa sta accadendo ad Avellino? Le ipotesi sono diverse. Ci soffermiamo su una in particolare, ventilata dagli investigatori, e che potrebbe essere la più inquietante: c’è un nuovo gruppo criminale che ha deciso di mettere le mani sulla città. E’ solo una pista, possibile, non certa. E’ evidente comunque, che l’utilizzo di mitra e di bombe professionali, indichino un livello criminale diverso. Che contrasta con il modus operandi ventennale della malavita avellinese.

Il post clan Partenio caratterizzato da una criminalità a bassa intensità e ad altissimo profitto

Facciamo un passo indietro. Dopo la fine del clan Partenio, i gruppi criminali cittadini si sono mossi in una terra di mezzo. Per capirci, niente droga, rare estorsioni, pochi omicidi e non sempre riconducibili a interessi criminali. Con una precisa divisione territoriale e di competenze. Raggiunta dopo anni di contrasti che non sono mai sfociati in una guerra aperta. Tutti avevano l’interesse a mantenere un profilo basso. I profitti sono arrivati da altro. Usura, riciclaggio, speculazioni immobiliari, attività commerciali, gestione di importanti pacchetti di consensi elettorali che hanno inciso – a volte – anche nelle scelte amministrative, e qualche appalto pubblico.

Crimini a bassa intensità e alto profitto. Che hanno ridotto a zero il rischio di finire nella rete di inquirenti e investigatori.

Avellino e la falsa consapevolezza – diffusa – di aver saputo dire di no all’assalto della camorra

E’ stata quasi una reazione al macello provocato dalla strategia del terrore adottata dal clan Partenio. Per tre, quattro anni il gruppo dei cugini Genovese ha dettato legge. Con assassini, estorsioni, bombe, pestaggi e traffico internazionale di droga. Poi sono implosi. Azzerati dai loro stessi eccessi, dagli arresti, e da una folta pattuglia di pentiti.

Il profilo basso di questi anni, la scelta della terra di mezzo, ha consentito ai gruppi post Genovese, di prosperare indisturbati. Dando anche alla città la sensazione di aver superato per sempre la stagione del piombo e del sangue. Ma anche una falsa consapevolezza: quella di aver saputo dire no alla camorra.

Il primo errore è stato quello di aver sottovalutato quelle minacce all’allora consigliere Antonio Gengaro

In realtà sono solo cambiati i metodi e gli equilibri. Ma quel virus letale scorre nelle arterie avellinesi. Ogni giorno. Qualche anno fa tentò di lanciare l’allarme, in una seduta del consiglio comunale, Antonio Gengaro. Quella sera stessa si trovò una pistola puntata alla schiena in un angolo buio a due passi dal municipio. L’episodio venne sottovalutato. Tanto tempo dopo possiamo dire che quello è stato il primo di una lunga serie di errori. E di una interminabile scia di connivenze.

Torniamo all’oggi. Il sistema descritto genera profitti importanti. E se diamo per buona l’ipotesi degli investigatori, potrebbe anche attirare nuovi gruppi che vogliono unirsi al banchetto. O, ancora più probabile, sedersi da soli a tavola.

In tutto questo, perché colpire Galluccio e Genovese? La risposta sarà la chiave per capire cosa si sta agitando ad Avellino. Quali sono gli interessi in conflitto. E soprattutto chi sta tentando di rompere antichi equilibri.

Damiano Genovese non ha denunciato le mitragliate intimidatorie contro le sue automobili parcheggiate in Contrada SantEustachio. Questa mattina sarà interrogato dal gip nell’udienza di convalida per quella pistola trovata nell’armadio della sua abitazione. Ma ci chiediamo perché abbia deciso di non avvisare carabinieri e polizia per quell’inquietante episodio. Inutile azzardare ricostruzioni, sarebbero tutte illazioni. Nel frattempo, Damiano Genovese, risulta incensurato, e fino a qualche mese fa sembrava prossimo a candidarsi come sindaco della città.

Il vero cancro è quella parte di città che ha sguazzato nella zona grigia per interessi economici o elettorali

Resta il punto di una guerriglia in corso. Che preoccupa tutti. E che tutti dovrebbe scuotere da un lungo torpore. Non solo carabinieri, polizia e magistratura. C’è una parte di questa città, anche tanti colletti bianchi e qualche politico, che ha sguazzato felicemente in quella zona grigia. Nutrendosi di vantaggi economici o elettorali. Sempre a danno della città. Non basta estirpare i criminali dalla “faccia cattiva”. Quello è piuttosto semplice. Il cancro più insidioso abita altrove. Negli stessi ambienti che frequentate. Ed è quello che avvelena il capoluogo. E statene certi, se ci sarà un cambio nel gruppo criminale dominante, questi personaggi si adatteranno in fretta. Lo fanno sempre. Con la stessa faccia pulita e il sorriso di circostanza.

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