Clan Partenio 2. Aste immobiliari e soldi facili: funzionava così

Gli inquirenti dell'antimafia disegnano uno spaccato inquietante. Ma le indagini sono solo agli inizi


2' di lettura

Fari puntati sull’affare delle aste immobiliari in Irpinia, nell’inchiesta legata al nuovo clan Partenio e al voto di scambio politico mafioso. Un sistema organizzato nei dettagli, società di comodo, come la start up innovativa “Rinascimento Italiano”, con due nomi sullo sfondo, quello di Livia Forte e Armando Aprile. Indagati e con un’ipotesi di reato molto grave: aver partecipato a un’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Tante le intercettazioni ambientali e telefoniche nell’ordinanza. Ma il grosso dell’inchiesta potrebbe essere innescata dai sequestri dei giorni scorsi.

L’indagine è “giovane”. Partita nel novembre dello scorso anno. Condotta dalla guardia di finanza di Napoli e dai carabinieri del nucleo operativo di Avellino. A coordinarla un pool di magistrati dell’antimafia partenopea, Henry John Woodcock, Simona Rossi, Liliana Esposito e Luigi Landolfi.

Ville e capannoni industriali

Negli atti si parla in diversi casi di “speculazioni” immobiliari illecite. Sono stati sequestrati molti bonifici, intestati a decine di persone. Su questo secondo aspetto le indagini sono in corso. Coinvolti anche avvocati e professionisti. Con società cartiera, riciclaggio, prestanome (segretarie e mamme di segretarie), numerosi conti correnti.

Quella famosa zona grigia. Si parla di ville (anche a San Michele di Serino), capannoni industriali (a Solofra). Del valore commerciale notevole, tra 700mila euro e il milione. Rivenduti all’asta.

Gli “esecutati”, coloro che hanno perso il bene e tentano di rientrane in possesso, sono stati avvicinati. La questione è semplice. Gli indagati fanno capire di essere interessati all’asta immobiliare, ma che avrebbero rinunciato in cambio di 5, 6mila euro, da pagare con un assegno circolare.

Sul altri beni (anche in questo caso ville), le società riconducibili a Livia Forte e Armando Aprile, hanno agito diversamente. Soprattutto se il prezzo dell’immobile vine ritenuto interessante e non ci sono “esecutati” interessati. Acquistano la casa per poi rivenderla il prima possibile con un guadagno netto di 40, 50mila euro.

Un’inchiesta che è alle battute iniziali

Secondo gli inquirenti “Armando Aprile e Livia Forte ricavavano degli importanti guadagni definendo le aste ancor prima di essere battute e molto spesso senza nemmeno partecipare in prima persona”.

Per l’accusa, “quei ricavi risultavano essere il frutto della loro forza economica consolidatasi negli anni grazie a questo ingegnoso sistema criminale, della “notorietà” acquisita, e da vecchi legami avuti con la criminalità locale”.

Uno spaccato inquietante, che comunque dovrà essere accertato nel corso del procedimento giudiziario. Che mescola criminalità e mondo delle professioni, affari illeciti, ma gestiti senza l’uso della forza, mostrando solo un potere economico e una “notorietà” che in molti casi sarebbero bastati per convincere le vittime a sottostare.

L’impressione è che questa sia solo la prima tranche di una indagine che è solo agli inizi. Si dovranno ora valutare i documenti sequestrati, le memorie digitali, i numerosi conti correnti, eventualmente qualche nuova deposizione. Gli inquirenti cercheranno anche di stabilire da quanto tempo l’affare aste immobiliari fosse “operativo”, per valutare l’effettivo giro di denaro. Che si suppone importante. Oltre naturalmente a chiarire il motivo di tutti quei bonifici (da mille euro in su), a decine di persone.

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