Cava, Pagnozzi, clan Partenio 2: gli affari d’oro della camorra silenziosa

Nuove strategie della malavita organizzata. Più insidiosa, apparentemente meno violenta. Con radici profonde...

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C’è una camorra silenziosa. Apparentemente a bassa intensità criminale, che fa affari d’oro. E inquina la nostra economia, distrugge patrimoni personali, rovina imprenditori e commercianti, si infiltra in appalti pubblici e in enti locali. E’ la nuova camorra. Quella che vive nella zona grigia. Che si insinua nelle crepe della legalità per prosperare. Affiancata da colletti bianchi, gente insospettabile, professionisti di ogni tipo.

E’ il quadro disegnato dall’ordinanza sul nuovo clan Partenio. Ma che ha somiglianze forti con il clan Cava e con quello dei Pagnozzi (e in Campania con la potentissima cosca dei Casalesi).

In quel contesto diventa marginale il traffico di droga. Fonte importante di reddito. Ma ad altissimo rischio. Gestire rapporti con trafficanti e piccoli spacciatori espone il clan a una visibilità eccessiva. Non è semplice sottrarsi alle indagini. Troppa gente sa, troppa gente può parlare.

La camorra evanescente, tra usura e riciclaggio

La nuova camorra gioca con i soldi. L’usura soprattutto. Le aste immobiliari. Ma anche le estorsioni mirate. Solo sui grandi appalti, dove si incrocia anche l’interesse dell’imprenditore che non vuole problemi. E quel tre per cento lo paga come una tassa allo Stato.

E quindi riciclaggio. I soldi sporchi investiti in attività legali, che generano altro profitto. Creano consenso, posti di lavoro. Quel consenso diventa un altro patrimonio, da reinvestire. Per gestire elezioni, assicurarsi gli eletti giusti nel consiglio comunale. Personaggi di garanzia. Da compulsare al momento giusto. Ricordando quel vecchio debito: sei stato eletto perché ti ho fatto votare.

Una camorra evanescente. Ma con radici profondissime. Che è violenta e feroce, ma non ha bisogno di uccidere. Che cerca alleati, non nemici. Per fare business in pace. Di basso profilo. Per non creare allarme. Per non sollecitare inchieste giudiziarie. Nel frattempo inquina il tessuto economico, sovverte le regole della società civile.

La traccia indicata dai boss del nuovo clan Partenio era questa. Di certi affari non parlavano al telefono. Neppure in macchina. Solo in luoghi sicuri. Qualche affiliato non ha seguito le regole. E quelle intercettazioni hanno consentito agli investigatori di ricostruire l’organigramma del gruppo.

L’esempio dei Pagnozzi

Bassa intensità. Proprio come in Valle Caudina. Lì c’è un clan storico, quello dei Pagnozzi. Con un vecchio boss, Gennaro, il fondatore, morto da qualche anno, e il suo erede, Domenico Pagnozzi, forse il boss più influente della camorra irpina, che è in cella gravato da ergastoli. Eppure la cosca è sempre attiva, influente. E silenziosa. Gli omicidi in Valle Caudina sono rari. Soprattutto quelli legati alla malavita organizzata. Anche in quella zona hanno scelto la bassa intensità. Usura ed estorsioni su grandi appalti. Droga sempre meno. E poi riciclaggio, da anni. Uno degli esponenti di spicco aveva aperto locali per scambisti in Toscana, discoteche un po’ ovunque, dalla costiera romagnola alla Campania.

Con i Cava incrocio pericoloso

Anche i Cava sembrano indirizzati verso la stessa strategia. Nel Vallo Lauro il problema è la faida con i Graziano. Ma l’odio tribale che ha diviso le due famiglie sembra in parte scemato. Fonti investigative parlano di un clamoroso e possibile avvicinamento tra le nuove leve dei due clan. Se così fosse non avrebbero bisogno di sparare.

I Cava e il nuovo clan Partenio si sono anche incrociati in qualche occasione. Stessi interessi immobiliari. La situazione si è risolta con l’intervento di un intermediario. Nonostante la morte di Biagio Cava, il clan quindicese è ancora rispettato ad Avellino e nell’hinterland, storiche zone di influenza della “famiglia”. Come anche nel Montorese. Altro punto caldo in queste settimane della provincia di Avellino. Anche lì sta accadendo qualcosa. E non sono buoni segnali. Incendi dolosi, minacce di morte all’ex sindaco Mario Bianchino, intimidazioni, affari molto opachi.

La camorra evoluta e i colletti bianchi

La camorra silenziosa è la camorra evoluta. Non ha bisogno di stese, di mostrare sempre e ovunque il suo volto violento. E’ la camorra del potere economico. Della infiltrazione massiccia nelle aule consiliari. E’ la camorra che incide sulla scelta di un sindaco, di qualche assessore. Che indirizza decisioni politiche, le piega ai suoi interessi. E’ una camorra infinitamente più pericolosa, molto più simile alla ‘ndrangheta e alla mafia. Meno pezzente della camorra dei vicoli di Napoli, delle microbande intossicate di cocaina.

E’ una camorra che dialoga con i colletti bianchi. Che assume persone. Che risolve questioni. Che crea consenso e rispetto. E’ una camorra che ha trasformato i guappi di periferia in sentinelle di quartiere. E che intorno a queste sentinelle – ad Avellino – ha costruito una piccola ma capillare rete di affiliazioni.

L’antimafia ha impiegato quattro anni per tentare di ricostruire le attività del nuovo clan Partenio. Per 48 mesi i carabinieri hanno intercettato, seguito, interrogato, fotografato. Ma i reati di usura non sono semplici da dimostrare. E anche le estorsioni dovranno essere ricostruite in aula. Per il vecchio clan Partenio il gioco degli investigatori è stato semplice. In quel caso, prove schiaccianti di omicidi e traffico di droga. Condanne per centinaia di anni.

Comunque vada, quel seme gettato venti anni fa con il primo clan avellinese è germogliato. Il frutto malato e velenoso è una nuova criminalità. Più insidiosa, più sottilmente violenta e più radicata.

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