Avellino, Asl: “Errori sui video scelti per incastrare i furbetti”

Avellino, Asl:
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Polemiche sul riconoscimento e sul calcolo delle ore che sarebbero state “sottratte” dagli imputati finiti nel processo sui furbetti del cartellino dell’Asl di Avellino. Questa mattina in aula è stato ascoltato l’assistente capo della Squadra Mobile di Avellino, Antonio Nero, e sono stati acquisiti i verbali relativi alle dichiarazioni dei dirigenti Asl, Giannattasio e Santosuosso, che hanno contribuito all’identificazione dei dipendenti infedeli durante l’indagine.

“Le ore le segnavamo così”

Il testimone ha spiegato come la Squadra Mobile del capoluogo irpino, nel 2015, abbia identificato i 33 imputati, fra medici dirigenti, infermieri, impiegati amministrativi e operatori tecnici e ausiliari, accusati a vario titolo di falsa attestazione di servizio e truffa aggravata.

“Per i medici specialisti – ha spiegato Nero – adottavamo lo studio del modello 415 dove venivano indicate le ore per ogni giornata, le malattie e permessi vari. I video sono stati visti e rivisti e poi alcuni frame, estrapolati, li abbiamo mostrati ai dirigenti per il riconoscimento”.

E proprio le modalità di indagine, e in particolare l’attività di riconoscimento, sono state eccepite dagli avvocati difensori (fra i quali i legali Giovanna Perna, Gaetano Aufiero, Raffaele Bizzarro, Nello Pizza, Alberico Villani, Michele Fratello, Benedetto Vittorio De Maio, Elisabetta Acone, Stefano Vozella ed Italo Benigni).

Polemiche sui video usati per l’identificazione

Gli avvocati hanno chiesto come siano stati scelti i frame da mostrare ai dirigenti e soprattutto perché ne siano stati esclusi degli altri. In particolare uno dei dirigenti, dai video mostrati, avrebbe riconosciuto solo alcuni profili. Una questione che per i difensori è la plastica dimostrazione di errori nell’attività di indagine.

L’avvocato Perna ha poi focalizzato il suo contro-esame (domande al testimone) sulla questione contrattuale, spiegando come ricorrere esclusivamente a un calcolo algebrico, per evidenziare delle irregolarità, sia fuorviante. Perché non si tiene conto di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro che affronta aspetti, come, le pause previste e obbligatorie ogni 120 minuti. Aspetti che nel conteggio complessivo avrebbero un’incidenza notevole. Anche perché, nell’atto d’accusa firmato dal sostituto procuratore, Fabio Massimo Del Mauro, è ricostruito un mese in cui le anomalie nella timbratura dei cartellini sarebbero circoscritte a una sottrazione media di 20 e 25 ore.

E’ chiaro che – con un simile assunto – la questione tecnica del calcolo delle ore e di eventuali assenze rappresenti l’architrave del processo che, venuta meno, potrebbe far crollare quanto ricostruito durante l’indagine.

I difensori si sono poi focalizzati sulle modalità di notifica dell’atto di chiusura delle indagini che sarebbero state caratterizzate da alcune irregolarità.

Il giudice, Pier Paolo Calabrese, ha fissato la prossima udienza per il 22 maggio quando saranno ascoltati altri due testimoni citati dal pm.

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