Cipriano e Festa fuori gli assessori. O non vi votiamo

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I due sfidanti in ballottaggio hanno promesso quindici giorni senza veleni, insulti, polemiche e volgarità. Ma è difficile dar loro troppo credito. Gianluca Festa e Luca Cipriano non metteranno a freno intemperanze verbali. Del resto, è bastato ascoltare le loro dichiarazioni subito dopo il primo turno. Alle parole di pace fanno seguito, come nulla fosse, proclami di guerra. Con un effetto schizofrenico che francamente non solo disturba, ma ci ha anche discretamente annoiato.

In fondo conosciamo tutti bene sia Cipriano, sia Festa. I loro difetti, i pregi, gli alleati (visibili e meno visibili), i programmi, il passato, le liste. Ci sembra del tutto inutile giocare a chi è più vergine, immacolato, puro, nuovo. In fondo non ce ne frega niente: entrambi non sono nuovi, e neppure puri. Entrambi hanno un passato, nella politica e nelle istituzioni. Sappiamo cosa hanno fatto, cosa hanno in sospeso, e gli errori commessi. Ma a questo punto, poco importa. Uno dei due sarà sindaco di Avellino, a prescindere da tutto. E quindi, saremmo interessati al futuro prossimo. Non il loro (quello è facile, uno farà il primo cittadino e l’altro no), ma della città.

I programmi li abbiamo letti. Più approfondito quello di Cipriano. Quattro pagine appena quello di Festa. Ma in tanti punti sono comunque sovrapponibili. Una appassionante serie di buone intenzioni. Ma quelle non bastano all’elettore. Tutti possono scrivere un buon programma, la questione è realizzarlo. E infatti, sarebbe molto meglio, per convincere chi vota, raccontare con chi questi “progetti per la città” dovrebbero diventare concreti. O meglio, e lo chiediamo a Festa e Cipriano, siete in grado di dirci da chi sarà composto il vostro governo? Non è una questione secondaria, soprattutto dopo che per anni ci siamo dovuti sorbire squadre raffazzonate e improbabili, composte da sporadiche persone di spessore e da tanti soggetti catapultati alla rinfusa direttamente dalle segreterie dei partiti, dai gruppi d’interesse, dalla capacità di gestire clientele.

Solo per fare un esempio – magari può essere utile anche un piccolo esercizio di memoria -, questa era parte della prima giunta guidata da Antonio Di Nunno: Gabriele Meoli (magistrato in pensione), vicesindaco, Rossella Grasso al bilancio, Nuccio Di Pietro (presidente dell’ordine degli ingegneri), ai lavori pubblici, Domenico Fraternali all’urbanistica, Guido D’Alessio all’ambiente, Paolo Mascilli Migliorini (e poi Generoso Picone), alla cultura. Avellino merita il meglio, soprattutto ora. O ci ritroveremo a tenere il conto del numero delle promesse non mantenute, delle decisione sballate, delle scelte infelici, delle delibere incomprensibili o peggio opache.

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