Avellino Calcio, la finanza acquisisce il bilancio 2018. Indagine sulla gestione De Cesare

Avellino Calcio, la guardia di finanza acquisisce il bilancio del 2018. Su disposizione della Procura.

3' di lettura

Procede l’inchiesta della Procura di Avellino sulle aziende riconducibili all’imprenditore napoletano, Gianandrea De Cesare. La guardia di finanza irpina, guidata dal colonnello Gennaro Ottaiano, si è presentata nella sede romana della Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche (Covisoc) con un ordine di esibizione di atti firmato dal procuratore aggiunto di Avellino, Vincenzo D’Onofrio. Per acquisire il bilancio dell’Avellino Calcio relativo al 2018. Al momento non ci sono nuove contestazioni nei confronti di De Cesare o di altri indagati. (La foto di copertina è di archivio)

L’inchiesta su Sidigas

L’inchiesta del procuratore aggiunto D’Onofrio e del sostituto, Vincenzo Russo, sull’azienda Sidigas, è partita dalla segnalazione del giudice fallimentare, Patrizia Grasso, su presunte irregolarità contabili. La Procura, dopo una consulenza di parte e gli accertamenti della finanza, aveva chiesto il fallimento della società. Alla luce dei debiti – evidenziati dagli accertamenti – nei confronti di creditori ed Erario (lo Stato).

La Sidigas era riuscita a “congelare” il procedimento grazie alla procedura di concordato in bianco. Un iter che ha permesso alla società di guadagnare tempo per poter presentare un piano di rientro dei debiti. E studiare le strategie più adeguate per accontentare proprio i creditori. Il piano deve essere consegnato entro il sei novembre.

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Il procuratore aggiunto di Avellino, Vincenzo D’Onofrio

I sequestri a Sidigas

Parallelamente la Procura ha eseguito un sequestro preventivo da 97 milioni di euro, nei quali rientrano le azioni delle società controllate da Sidigas, come l’Avellino Calcio e la Scandone, squadra di basket retrocessa in serie dilettanti dopo diciannove anni di massima serie. Il sequestro è stato confermato al Riesame. Nell’atto d’accusa, firmato dai Pm avellinesi, sono contenute quelle che, fino adesso, sono le uniche contestazioni nei confronti di De Cesare. Una serie di reati tributari fra i quali spiccano l’auto-riciclaggio e un’evasione dell’Iva che ammonterebbe ad alcuni milioni di euro “spalmati” in più anni.

E’ presumibile che ora l’attenzione degli inquirenti si sia focalizzata sulla gestione, da parte di Sidigas, delle altre società controllate. Alla ricerca di eventuali irregolarità.

La Sidigas ha sempre respinto tutte le accuse. Così come De Cesare che, in attesa di chiarire la sua posizione, ha rinunciato al ruolo di amministratore delegato sia della società di distribuzione del gas che dell’Avellino Calcio. L’azienda, rispetto ad alcuni reati tributari, ha ribadito come l’accusa non avrebbe tenuto conto dei crediti vantati da Sidigas.

De Cesare di profilo
L’imprenditore Gianandrea De Cesare

L’indagine Ground Zero 2

Intanto la Procura è pronta ad acquisire anche gli atti che riguardano l’inchiesta Ground Zero 2, coordinata dai Pm salernitani. Si tratta di un’indagine, che grazie a intercettazioni telefoniche e riprese video raccolte della finanza, ha scoperchiato un presunto giro di mazzette per corrompere dei giudici della sede salernitana della Commissione tributaria regionale.

Nella confessione di Fernando Spanò, uno dei magistrati non togati che ha ammesso di essere stato corrotto, spunta proprio il nome di Sidigas. Il giudice, per l’accusa, in cambio di una mazzetta di diecimila euro, avrebbe favorito con un provvedimento la società Enerimpianti srl (che – si legge nell’ordinanza del gip di Salerno, Pietro Indinnimeo – detiene oltre il 70% delle azioni di Sidigas).

Ora gli inquirenti avellinesi vogliono capire se Sidigas sia stata favorita davvero in quell’episodio e se ce ne siano altri che abbiano riguardato la società di distribuzione del gas.

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