Cinque giorni all’Avellino Calcio. L’autogol dell’assessore Luongo

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Ha fatto bene l’assessore Luongo a dare i cinque giorni alla società Avellino Calcio per rientrare di un debito da 40mila euro? E ancora, è stato giusto minacciare in caso contrario la chiusura dello stadio Partenio?

Riteniamo di no. Per ovvi motivi. Il comune non vanta un credito monstre (48mila euro, cinque mensilità). Ci sono tutti i presupposti per sedersi intorno a un tavolo e trovare una mediazione. Ma non solo. Il sodalizio biancoverde è in un momento difficile. De Cesare è sotto inchiesta. Ci sono oggettive difficoltà anche a firmare fideiussioni per importi minori. E’ stato quasi un miracolo riuscire ad allestire una squadra dignitosa. E da tempo si parla di trattative per la cessione della società.

Una diffida inopportuna

E non è tutto. Tra gli imprenditori interessati c’è anche Angelo D’Agostino, che proprio dell’assessore Luongo è un evidente sponsor.

Non vogliamo pensare male, né ci interessano le dietrologie. Ma l’uscita dell’assessore, poi parzialmente ritrattata, è inopportuna anche per questo motivo.

Inserire l’aut aut nel più generico discorso della “messa a reddito” dei beni comunali è un artifizio retorico. Certo che fa bene l’amministrazione comunale a pretendere il pagamento dei canoni di tutte le strutture e gli spazi dati in concessione a terzi. Ci mancherebbe. Avrebbero dovuto farlo anche le amministrazioni precedenti. E un comune in pre dissesto non può chiudere un occhio, anzi: deve spalancarli, pretendere e fare il bene della comunità. Non del singolo scroccone.

Il valore sociale dello sport

Ma il calcio, e lo sport in generale, ha anche un valore sociale. Indiscutibile. Dare i cinque giorni a una società in chiara difficoltà, con la minaccia di chiudere lo stadio e privare i tifosi avellinesi dell’emozione di una partita, per 48mila euro, è sembrato a tutti eccessivo. Così eccessivo da non evitare delle dietrologie. Del resto molto spesso uno più uno fa due. In politica un po’ meno, certo. E infatti è arrivato quel parziale dietrofront. Ma quella minaccia – restando in ambito calcistico – ci è sembrata molto prossima a un autogol.

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