Avellino Calcio, avvocato rinunci: De Cesare ha già perso

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Via le mani dall’Avellino Calcio. Lo hanno detto oltre trecento persone nel nostro sondaggio, lo hanno ribadito con forza i tifosi a Claudio Mauriello. L’unico a essersi presentato in Comune, per una conferenza che doveva fare chiarezza sul futuro della squadra, ma non l’ha fatto. L’unico ad averci messo la faccia. Ad aver tentato di fare l’avvocato di De Cesare, cosa per altro Mauriello fa di mestiere, senza riuscirci e non per suo demerito. Il rapporto fra la società che distribuisce gas e lo sport irpino è una causa persa. Troppi elementi sono lì a ricordarlo.

Avellino Calcio
Mauriello fra i tifosi

Sidigas e lo sport irpino

Prove inequivocabili si chiamerebbero in un processo, anche se qui non parleremo della questione penale di competenza dei giudici. Con i loro tempi per accertare la verità. Lo sport ne ha altri, di tempi. Scadenze che non possono attendere. Un tribunale che esalta e punisce con implacabile fermezza e rapidità e ha già decretato il suo colpevole.

Dicevamo, prove. E, quindi, le retrocessione della Scandone in serie B. Dopo 19 anni di massima serie, con il rischio di sparire dal professionismo o di dover ricorrere alla porta di servizio: la wild card. E in mezzo tante verità non dette. Da una parte c’è la società che ha ribadito: bilanci in linea. E allora tutto ok, si può partecipare alla Serie A? No. Sidigas non aveva più la forza, non certa la volontà (quella ribadita in ogni occasione), di gestire la palla a spicchi. Quei 20mila versati in extremis dal sindaco Festa, per salvare almeno la serie b, sono lì a ricordarlo.

E c’è l’Avellino Calcio. Con lo spartiacque di Rieti. Mentre la squadra conquistava la serie c sul campo, il tribunale da mesi cercava di fare chiarezza sulla situazione di Sidigas. Un giudice si era trovato a trattare una esecuzione immobiliare fra Eni e Sidigas Spa. La perizia di un consulente accertava un patrimonio immobiliare e liquido insufficiente a saldare i 12 milioni di euro dovuti da Sidigas a Eni (in realtà – si legge nel documento – oltre 20 milioni di euro). Su quella sproporzione è scattata l‘inchiesta della Procura.

Avellino Calcio
Mauriello, Dell’Anno e De Cesare

Il silenzio di Sidigas

La Sidigas resta zitta. Ma intanto inizia a pensare di vendere l’Avellino Calcio. Volontà anticipata da Mario Dell’Anno e dal collega, Michelangelo Freda. Un fulmine a ciel sereno in un venerdì sera già tormentato dalle parole di Morgan che insultava la città di Avellino. La prima spia d’allarme, alla quale nessuno ha voluto credere. La città si è stretta intorno a De Cesare.

“I giornalisti scrivono queste cazzate perché lui non parla e non gli dà da lavorare”. I primi commenti. Ma quel silenzio, per chi l’ambiente lo conosce un po’ meglio, era un sintomo. Non di sicurezza, ma di qualcosa che non andava. La situazione stava precipitando. Come poi è accaduto giorni dopo. Con la richiesta di fallimento avanzata dalla Procura. E la società che fa? Resta zitta. Il malumore sale. De Cesare incontra la Curva Sud, ma le sue parole non convincono.

Poi arriva un comunicato. Una nota stringata per rispondere alla preoccupazione di una piazza tormentata da quello che sta accadendo. Un comunicato che riesce a compiere un piccolo miracolo: peggiorare la situazione.

Sidigas annuncia di voler vendere Avellino Calcio e Sidigas. Ma non si dice come. Qualcuno inizia a chiedersi: ma con una richiesta di fallimento simile, si possono davvero vendere le squadre?

Avellino Calcio: non cancellate la storia

Sia De Cesare che Mauriello non rispondono. I telefoni restano spenti. La risposta arriva dalla Procura. Sequestri per oltre novanta milioni a carico di Sidigas.com e Sidigas.spa, riconducibili a De Cesare. I motivi d’urgenza: quel comunicato stampa, che ha annunciato di voler vendere le squadre e, quindi, in teoria di disperdere fondi.

Lo sport in città è nel caos. La Scandone precipitata nel baratro del dilettantismo. La squadra di calcio senza rosa e con un campionato alle porta. La storia che rischia di essere cancellata. Ancora una volta.

Questa mattina le parole di Mauriello. Un’arringa un po’ fiacca per un penalista capace: “Io ho ancora fiducia in De Cesare. Il miglior presidente con Sibilia. Ora vogliamo vendere, ma non ce lo permettono”.

La risposta è arrivata dai tifosi in consiglio comunale: “Finiscila di difendere l’indifendibile. Sei figlio della Curva, ma non ti riconosciamo più. Tu non sei di Napoli, sei di Avellino, a noi devi chiarezza. Sapevate tutto e avete taciuto. Ora è inutile che tu sia qui. Doveva esserci De Cesare. Ti prendi anche gli insulti per lui. Vieni di qui, a contestare con noi. La squadra non è tua, non è di De Cesare, è di questa terra. Dovete restituirla e andare via”.

Nessuna scusa riabiliterà De Cesare agli occhi della città. E’ questo il verdetto. E non ha appello.

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