Avellino – Charpentier, Silvestri e Karic: l’importanza dei cambi


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Di Leonardo Bembo

Niente da fare. Neanche con una delle squadre più modeste del campionato. La crisi c’è, e non è solo di risultati. L’Avellino non riesce più a vincere e segnare (ben 4 giornate a secco) ma ciò che preoccupa di più è il gioco e lo sterile possesso palla del centrocampo irpino.

Dopo il peggiore dei primi tempi, durante il quale i biancoverdi hanno prodotto poco e nel quale il Rende è stato più “pericoloso”, con l’ingresso di Charpentier e Silvestri al posto dello spento De Marco e del falloso e dannoso Nije, sembrava essere tornati alla partita con il Bisceglie, l’ultima, a mio parere, positiva, prima delle due prestazioni negative con Virtus Francavilla e Cavese. Alla ripresa del gioco, infatti, si era rivisto un Avellino creativo, con cambi di gioco veloci e buone azioni sia sulla fascia che centralmente grazie alla coppia di attacco. Il cambio di modulo (dal 4-3-3 a specchio, meglio dire 4-5-1, al 4-4-2) si è notato, avendo portato più peso e uomini in zona offensiva e avendo leggermente arretrato Parisi, non più nell’insolito ruolo di ala ma nel ruolo di esterno di centrocampo anche se il ragazzo di Serino ha un rendimento migliore come esterno del 3-5-2. Purtroppo l’arrembante e produttivo Avellino è durato poco, fino al rigore sbagliato da Di Paolantonio, il quale, arrivato con scarsa determinazione sul dischetto ha calciato un rigore lento e non molto angolato (peraltro nello stesso angolo aveva calciato sia contro il Bari in Coppa Italia che con il Catania in campionato). Bravo il portiere avversario che aveva studiato il rigorista teramano. Accusato il colpo psicologico, i lupi tornano a condurre una gara anonima fino all’ingresso di Karic, il quale ara completamente la fascia sinistra anche grazie all’aiuto del pendolino di Serino, arretrato poi a terzino. L’occasione più nitida è di Charpentier, il quale, impatta la palla di testa ad altezza dell’area piccola. L’attaccante francese, però, angola troppo. Si sarebbe forse potuto osare di più negli ultimi minuti con l’ingresso di Carbonelli al posto di uno stanco e spento Celjak, lasciando a Karic il compito di ricoprire il ruolo di terzino destro. Forse la squadra sarebbe stata troppo a trazione offensiva ma se non si osa con il Rende.

Poco, troppo poco contro il Rende ultimo in classifica. I calabresi hanno tenuto bene il campo più per demerito dell’Avellino che per loro merito: infatti, le poche volte che i lupi hanno accelerato i tempi di gioco, la difesa cosentina mostrava tutti i suoi limiti. Da salvare non c’è molto, forse la clean sheet che mancava dalla vittoria casalinga contro il Teramo di 4 settimane fa ma è importante ricordare che il Rende è tutt’altro che irresistibile in zona offensiva, essendo il peggior attacco del campionato con appena 3 reti segnate. Anche se lo odio dire: oggi giusti i fischi.

L’Avellino soffre le squadre che si chiudono, aspettano e non giocano a viso aperto? Questa potrebbe essere una spiegazione dell’involuzione di gioco registratasi nelle ultime quattro gare. Gli infortuni, in modo particolare nel reparto offensivo, non aiutano. Ora Ignoffo ha una freccia in più e si chiama Nermin Karic che a gara in corso può risultare decisivo, come contro il Teramo. 

Citando un coro della Sud a Lanusei della passata stagione “Maronna mia, fa segna ‘a Avellino”

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