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di Michele Acampora

Negli anni ’60 proliferavano piccoli locali sotto forma di club privati, cantine o sale di ristoranti o associazioni sportive, che andavano sostituendosi progressivamente ai salotti delle case private come luoghi adibiti al ballo ed all’incontro tra i sessi. Tra i più rinomati il Salone della Prefettura, dove si tenevano le ambitissime feste della Croce Rossa, patrocinate dalla Provincia, all’interno delle quali si esibivano i più noti gruppi locali: Giaguari, Rubins, Madras, Blousons Noirs. Leggendario resta l’organo Farfisa dei Madras, abilmente truccato da Hammond, grazie ad un mobile in legno in stile Flower Power ideato dal tastierista Angelo Ardovino. Alla voce, nei Blousons Noirs e poi nei Rubins, si cimentava con buoni risultati il futuro compianto capo della Polizia Antonio Manganelli. La “Partenio Basket”, futuro “Le Clochard”, in via Verdi, era aperta tutte le sere ed al sabato proponeva serate danzanti con il gruppo Thomas Sherman Set, nel cui organico compariva anche il sax, suonato da un giovanissimo Sasà Santaniello.

Le cantine

Tra le cantine più in voga va ricordata certamente quella “Del Padrone”, al secolo Francesco Ruggiero, attualmente titolare di un negozio di abbigliamento. I dischi, diffusi da una fonovaligia amplificata artigianalmente, erano selezionati da chi scrive, essenzialmente R & B: Otis, Aretha, James Brown, Wilson Pickett, Sam & Dave, Etta James etc., oltre agli ovvi e richiestissimi lenti “lunghi”, Procol Harum e Aphrodite’s Child in testa. La sala del Ristorante “Mupo”, in via Morelli e Silvati, molto ampia, ospitava Mak P 100 studenteschi di massa, nei quali si esibivano gruppi locali ed “attrazioni” di livello nazionale. Più esclusiva quella del Jolly Hotel, prediletta dagli studenti dell’ultimo anno del Liceo Classico; resta memorabile il Mak P del 15 marzo ’70, durante il quale si esibirono i giovanissimi della “Gulp Society”, esponenti dell’avanguardia musicale dell’epoca con Hendrix e Janis in repertorio ed il sottoscritto all’organo Farfisa, i rinomati Giaguari e gli immensi Pyranas francesi, già back band di Rocky Roberts.

Anni ’70. Mak Pi da Mupo, con Mino Reitano – Foto da Avellinesi.it

L’epopea del Ranch Bar

L’unico locale da ballo vero e proprio era il bellissimo “Ranch Bar”, in Via Tagliamento, arredato in stile Saloon Western con un magnifico palco, ed un’ottima acustica garantita dalle strutture in legno. Oltre ai gruppi locali si ricordano esibizioni di Brian Auger, Four Kents, Jenny Luna, Gli Achei di Napoli, con Enzo Avitabile al sax, stupito dalla competenza e dalla partecipazione del pubblico, di Ronnie e i Giovani Lupi con Tony Esposito. Il locale visse altre due vite, negli anni successivi, prima come “Condor Club” e successivamente come “Popeye”, vera e propria discoteca con alla consolle “Zenzù”, al secolo Enzo Arricale, già chitarrista in gruppi night e beat e conduttore radiofonico di Radio Alfa 102. Il repertorio oscillava verso la disco più commerciale, con virate glam e pop.

Le puit, un pozzo di musica

Il primo locale, in ordine cronologico, che può essere definito “Discoteca”, aprì durante le festività natalizie del ’72. Gerry “Rufus” Vozza, validissimo batterista dai tempi dei Blousons Noirs ai nostri giorni, conduttore radiofonico di Radio Alfa 102 e Radio Capri, era stato in vacanza all’estero ed aveva respirato l’aria delle nuove tendenze. Propose l’idea ad un noto medico, che gli mise a disposizione l’ampia tavernetta della sua magnifica villa in via Tagliamento. Al centro della struttura resisteva un antico pozzo, dal quale Gerry ricavò l’ispirazione per il nome: “Le puit”. Si suonava soul, funky e R. & B. con lo stesso ideatore al mixer, “Sex Machine” era l’inno. Negli anni successivi “Le puit” fu ristrutturato ed ampliato e divenne la discoteca più sofisticata della città. Con il nome di “Papillon Rouge” ospitò i DJ più in auge, garantendo un’ottima qualità media grazie ai missaggi del Resident Lucio De Stefano, all’epoca (seconda metà anni ’70) anche abile e fortunato conduttore radiofonico di Radio Irpinia, Radio Alfa 102 e Studio 95.

Mak Pi del Liceo Scientifico Mancini (1965) – Foto da Avellinesi.it

Lo Sciarada Club

Il 6 gennaio ’74 fu inaugurato lo “Sciarada Club”, in Viale San Modestino di Mercogliano, cittadina a pochi chilometri da Avellino. Tonino Valente, ex ristoratore, accettò l’idea “rivoluzionaria” di Giannantonio Oliva, giovane atripaldese innamorato del ritmo e del timbro vocale di Gigi Marziali, all’epoca conduttore del mitico “Supersonic” di Radio Due. Il locale, aperto tutte le sere divenne ben presto meta dei giovani di tutta la provincia e Giannantonio, anch’egli futuro DJ di Radio Avellino FM 100 e Radio Alfa 102, conquistava la platea con la sua conduzione in voce ed una straordinaria abilità nelle selezioni, mai banali, frutto di intelligenti acquisti nei negozi d’importazione, e nei millimetrici missaggi, studiati per ore al mixer. Lo “Sciarada” lavorò senza pause fino al terremoto del 1980, che rese inagibile lo stabile, e resta sicuramente l’esperienza più riuscita ed importante nella storia delle discoteche della città.

Una discoteca molto ambiziosa fu il “Cactus”, situata nella periferia della città, nei pressi di un maneggio. Nella struttura modernissima, dotata di impianto ed acustica di alto livello, prestavano opera ai piatti Enzo “Zyrko” ed Enzo Gasparro; di venerdì “Selezione Rock”, con Gianfranco Turis di Studio 95. Un incendio ne decretò la fine. In via Serafino Soldi, ad inizio anni ’80, in un seminterrato non proprio adeguato dal punto di vista della sicurezza, operava il “Black Angel” che si avvaleva delle buone selezioni musicali del già citato Lucio De Stefano, oggi bancario, e di Gianni Muro (Radio Alfa, Studio 95).

Mak Pi del Liceo Scientifico Mancini (1965) – Foto da Avellinesi.it

A 3 chilometri da Avellino, ad Atripalda, nasce negli anni ’60 “La Pagoda”, che mutuava il nome dalla struttura esterna dello stabile. Sede di feste danzanti, ospitava essenzialmente i gruppi locali (Giaguari, Reali, Divini, Genium), salvo ad aprirsi a complessi nazionali per ricorrenze importanti o feste studentesche. Nella stessa cittadina operava nella prima metà dei ’70 l “R & B”. Si possono ancora ricordare il “Buco”, “Le arcate”, a Piazza Garibaldi, dalla brevissima vita ad inizio ’70, il “3 B” del compianto Antonio Mondella, DJ di Radio Avellino, dal gusto incline al suono più commerciale, il “Grande Slam”, il “Number One” (DJ Massimo) ed il Club privato “Cabaret Noir”, in via Guarini, con Ciro Rigione alle selezioni musicali, luogo di ritrovo dei giovani di Destra della città.

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