Avellino e l’elefante addormentato del monte Tuoro

Sotto il monte Tuoro ad Avellino si nasconde un elefante addormentato. Ecco l'idea di Pasquale Matarazzo per rivitalizzare l'Irpinia.

10' di lettura

Il paesaggio è stato sempre una mia fissazione, una filosofia di vita, perchè in esso si nasconde, lo rivela solo agli occhi di chi vuol vedere e guarda oltre, ciò che deve essere l’approccio alla vita.

Guardare in prospettiva, osservare, scoprire, approfondire e cercare immagini che non sono mai le stesse ci fanno capire, come faceva Leonardo Da Vinci, che l’aria seppur incolore ai nostri occhi ci mostra il cielo e le sue sfumature, l’alternarsi delle montagne e delle colline che la colorano.

Il paesaggio è un museo a cielo aperto, fa parte di un meraviglioso quadro, come  quelli che Leonardo ci ha lasciato con i suoi colori e le prospettive dietro ciò che era in primo piano.

Mi piace fotografare ciò che si allunga ai nostri occhi e con questo articolo voglio regalare delle immagini in prospettiva della mia città dove tanti di noi, presi dalle nostre faccende, spesso non sappiamo vedere oltre e scoprire che Avellino è circondato da un paesaggio che cambia scorrendo i quattro punti cardinali.

Avellino: leggiamo il suo paesaggio

Così se camminiamo nel centro possiamo ammirare da via Partenio il Monte Partenio e il Santuario di Montevergine, da via Terminio, un tempo quando non c’erano palazzi alti, ora solo dalla periferia che guarda ad est, il Monte Terminio e il Canalone dell’Ogliara, dove si deposita l’innumerevle quantità di neve che regala acqua a tutti i paesi dell’Appennino e oltre, anche fuori provincia e regione.

Da via Due Principati, cosa che pochi hanno mai osservato, si può, ad esempio, vedere in prospettiva Pizzo San Michele che abbraccia più province, qualla di Avellino e Salerno, sulla punta del quale vi è una bellissima chiesetta, raggiungibile solo a piedi con un percorso segnalato dalle guide alpine per il trekking.

Da Parco Santo Spirito si può ammirare la verticalità delle due torri, quella campanaria del Duomo e quella dell’Orologio, che anticipano la vista del Monte Partenio e del Santuario di Montevergine e dalle colline della periferia della città, come in un grandangolare, tutte le montagne dell’Appennino Irpino.

torre dell'Orologio
Il campanile del duomo e la torre dell’Orologio visti da parco Santo Spirito

Salendo Rampa Santa Maria delle Grazie, dai filari di vite della Scuola Enologica De Sanctis, la vista si affaccia sui tetti della città e la Torre dell’Orologio e dagli stessi flari di vite in via Serroni, dove sta per nascere l’Università Agraria, dopo un pregevole restauro, si ammira il Monte Partenio e il Santuario dedicato a Mamma Schiavona, la nostra Madonna di Montevergine che ci protegge dall’alto.

Questa è quella che io amo chiamare “Letteratura del Paesaggio” perchè parla a noi con le immagini come un libro aperto, si rivela nella forma artistica e creativa della Natura.

Tuoro: il monte dimenticato

Il racconto di questa parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato però è dedicato a un’altra montagna, più piccola delle altre citate, che entra nel paesaggio del capoluogo irpino da più punti.

Il Monte Tuoro (1424 m) è una montagna dell’Appennino campano e rappresenta l’estrema propaggine settentrionale del massiccio montuoso del Terminio, in provincia di Avellino, a sua volta porzione occidentale del Gruppo dei Monti Picentini, che si può ammirare nel mutevole cambiamento delle stagioni, ora fiero delle sue nervature e connotazioni di verde nei periodi assolati, ora imbiancato di neve e si erge a protezione del paesino di Chiusano San Domenico. E lì vicino, per restare in tema di elefanti, c’è il famoso ponte romano di Annibale.

Monte Tuoro
Monte Tuoro

Lo si può vedere in prospettiva, imponente, dal corso cittadino, anticipato dalla Torre dell’Orologio e si intravede alle sue pendici il paesino di Chiusano San Domenico – che sta vivendo un nuovo rinascimento grazie alle azioni del Sindaco De Angelis che lo ha eletto a paese dell’arte, della Cultura e dell’Ambiente, valorizzando ogni luogo d’interesse paesaggistico con percorsi ambientali e aggiungendo molte connotazioni artistiche – che ne detiene, in maggioranza, il territorio, così come lo si intravede da Parco Santo Spirito, a est, nell’allungarsi dell’orografia della valle avellinese.

Infine dalla periferia di Avellino e dai palazzi che la contornano, dove si ammira tutta la valle del Sabato dal Monte Terminio a Pizzo San Michele e ai monti del Montorese e Solofrano e del Salernitano, in una gola, come si vede dalla foto, di cui si dice forse passò Annibale con i suoi elefanti nella discesa dalle Alpi dopo che il generale cartaginese sconfisse i romani, nella seconda guerra punica, sul fiume Trebbia.

Monte Tuoro: l’elefante addormentato

Da questa prospettiva mentre lo osservavo dal balcone di casa ho viaggiato con la mente e, pensando alla fantasiosa storia di Annibale, l’ho visto come un grande elefante addormentato che allunga la sua proboscide, lungo la collina sottostante, quasi a marcare quella straordinaria impresa del generale cartaginese.

Potete notare, nella ricostruzione disegnata, come l’occhio può vedere nell’immagine, ricostruita graficamente, un elefante e trovare in questa similitidine un modo per esercitare il pensiero e respirando a pieni polmoni recuperare un po’ della tranquillità perduta.

L'elefante del monte Tuoro
L’elefante del monte Tuoro

Potrà essere pura fantasia ma, ritornando all’incipit, è un esercizio che tutti dovremmo fare per stare un po meglio e accorgerci quanto la natura che ci circonda riesce a darci questa piacevole sensazione di viaggiare con la mente.

Da leggenda a tradizione: la storia di Sorus

Altrove di questa intuizione ne hanno fatto una vera e propria attrazione, è il caso della Val Trebbia dove si narra in un’antica leggenda che Annibale abbia sostato nelle campagne adiacenti con i suoi elefanti e uno di questi chiamato Sorus, ferito in battaglia, per volere di Annibale sia stato lasciato ai contadini per curarlo per poi tornarlo a riprendere. Nessuno però si presentò e alla fine dell’elefante si perse memoria salvo essere rappresentato nello stemma di uno dei comuni della zona.

Era il 218 avanti Cristo, sono passati più di 2200 anni e, grazie all’occhio attento del fotografo Paolo Guglielmetti, Surus è stato ritrovato in uno scatto fotografico di una delle montagne della Val Trebbia che sembra riprodurre la sagoma di un enorme elefante sdraiato.

Sarà pura fantasia, intanto i comuni della zona ne fanno un vanto. Devo dire il vero che, osservando quello della Val Trebbia, il nostro, più del loro, visto da lontano, sembra davvero un elefante sdraiato e penso che potremmo chiamarlo “l’Elefante Tuoros“, in onore alla montagna di Chiusano che lo immedesima.

Fantasia e storia: come il Piccolo Principe

Non mi sono però voluto soffermare solo all’aspetto geografico, ambientale e storico, ma tracciare anche quello psicologico che poi dimostra quanto la fantasia non sia lontana dalla realtà che però chi non vuol vedere cerca di smontare giudicando e non capendo il valore che si vuole dare anche alle cose impossibili. In questo mi è venuto in aiuto uno straordinario libro che completa questo mio racconto in un unicum che sicuramente, almeno spero, nel lettore susciti un emozione e gli faccia vedere diversamente le cose, ciò che lo circonda, fermandosi un attimo e guardarsi attorno contemplando la bellezza della natura che ci circonda. 

Il libro è “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupéry. L’autore racconta:”Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto d’ inghiottire un animale.

C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”. Meditai a lungo sulle avventure della giungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno. Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perchè mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”.

“Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinchè vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Questa volta mi risposero di lasciare da parte il boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica”.

L'elefante e il cappello del piccolo principe
L’elefante e il cappello de Il Piccolo Principe

“Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato”.

“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”.

L’essenziale è invisibile agli occhi

L’autore ha voluto in questo racconto far capire la riflessione sul valore del disegno che, nelle domande poste al giudizio ottuso degli adulti, riceveva la risposta che si limitava “a ciò che si vede”. Solo lo sguardo del piccolo principe, più tardi, riuscirà a capire la vera natura di questo disegno.

Il bambino non vede qualcosa di noto come gli adulti: un cappello, un oggetto comune, ma di immaginario trasformandolo secondo la sua fantasia. Intrinsecamente, questo è anche il senso della famosa frase “l’essenziale è invisibile agli occhi“, è il cardine del mondo creato dal De Saint-Exupéry.

Quei disegni hanno un forte potere evocativo perchè fanno capire come il pensiero possa farli animare e suscitare delle emozioni nei piccoli lettori e svegliare in loro la creatività nascosta che potrebbe essere bloccata da un giudizio frettloso dell’adulto.

Monte Tuoro innevato
Monte Tuoro innevato

Questa mia intuizione, nata ad Avellino, è dedicata proprio ai più piccoli e, nello specifico, ai bambini di Chiusano San Domenico che, leggendo questo racconto, vedendo le foto, recandosi con i genitori nel capoluogo irpino, possono ammirare la loro montagna e immaginare l’elefante Tuoros.

Un esercizio mentale che gli fa guardare ciò che li circonda con la fantasia, ma anche apprezzare la meravigliosa cornice naturale che ci circonda, comprendendo quanto sia importante difenderla da chi la offende ogni giorno abbandonando rifiuti, appiccando incendi che potrebbero anche stravolgere il disegno della montagna e quello del pensiero. Un modo per educare fin da piccoli a difendere questo straordinario patrimonio che per gli adulti spesso, non è essenziale e visibile agli occhi.

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