I gas tossici della Valle avvelenano anche Avellino. E non solo…

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La valle maledetta, come in un albo di Tex Willer. E’ la Valle del Sabato: una terra inquinata, stuprata, dimenticata. Che ha vissuto un altro giorno drammatico. Il fumo nero sprigionato dalla Ics, ha seminato veleni, che si aggiungono agli altri. Quelli depositati da fabbriche inquinanti, da altri incendi (su tutti quello devastante della Irm), da scarichi illegali.

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Ma questa volta, e forse non era mai accaduto, s’è capito che Pianodardine è anche Avellino. In redazione sono state centinaia le chiamate, le mail, i messaggi. Tutta gente preoccupata, che ci chiedeva cosa stesse accadendo, ma soprattutto: come avrebbe dovuto comportarsi. Per strada li avrete visti anche voi, i tanti che camminavano con la mascherina o con la mano davanti alla bocca. E le finestre, quelle – immaginiamo – le avrete chiuse anche voi. Guardando su, verso il cielo, quella minacciosa nuvola scura.

Per la prima volta s’è capito: quello che accade a Pianodardine accade nel capoluogo. E a dire il vero anche negli altri comuni. Da Montoro a Mercogliano ad Altavilla Irpina.

I veleni della Valle del Sabato non risparmiano nessuno. Non riguardano solo quel pezzo di terra. O i fiumi che l’attraversano.

Quei veleni sono tutti i città

Se quella è la valle dei veleni (come titolò molti anni fa L’Espresso), Avellino è la città dove quei veleni vanno a depositarsi. Colpa di quella maledetta conformazione orografica e della scarsa ventilazione: impedisce il ricambio dell’aria e favorisce la stagnazione. Così si spiega il primato avellinese nella classifica di città con maggiore concentrazione di Pm10 nell’aria. E anche perché stoppare la circolazione delle auto non ha mai portato benefici significativi.

Il disastro è già qui

Le immagini della fabbrica in fiamme sono state inquietanti. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Ma non si può subire in silenzio, non si può continuare alla “speriamo che me la cavo”.

La Valle del Sabato è una questione che riguarda tutti. E non solo i cittadini del comitato di Franco Mazza. Perché si respira tutti la stessa aria. A Manocalzati come a Valle.

L’incendio della Ics, i timori che ha suscitato, l’allarme che ha generato, e anche l’immediata reazione delle istituzioni (con il prefetto Maria Tirone in prima linea), hanno chiarito che non è più possibile correre questi rischi. Che la Valle del Sabato va depurata, bonificata. Salute e ambiente sono due aspetti fondanti del nostro vivere in comunità. E non c’è salute senza un ambiente pulito.

Ci chiediamo perché – e non siamo i soli – sia sempre stato negato uno screening serio nella Valle per valutare l’incidenza dei tumori. Forse la risposta faceva paura. Ecco, ora non è più il tempo della paura. Ma per vincerla bisogna agire. Prima e non dopo il disastro. Basta avere una consapevolezza: il disastro è già adesso. Non possiamo più permetterci di far finta di niente. E continuare a pensare che i veleni della Valle del Sabato riguardino solo quello sfortunato pezzo di terra e la gente che ha la sventura di abitarci.

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