Avellino, febbre alta e nessun tampone: così l’Asl mi ha dimenticato

Costretto ad aspettare per giorni il tampone per il Covid-19, nonostante la febbre alta. La sua richiesta all'Asl è naufragata fra le anse della burocrazia.

Un lettore ci racconta il suo inferno. Ha avuto la febbre alta e aspetta da giorni il tampone. Inutilmente.
Un lettore ci racconta il suo inferno. Ha avuto la febbre alta e aspetta da giorni il tampone. Inutilmente.
2' di lettura

Costretto ad aspettare per giorni il tampone per il Covid-19, nonostante la febbre alta. La sua richiesta all’Asl è naufragata fra le anse della burocrazia. Un lettore di TheWam.net ha deciso di raccontarci la sua storia. Non è l’unica testimonianza di questo tipo, purtroppo.

Per ovvi motivi, legati alla privacy, il protagonista della nostra storia non avrà un nome e un cognome, potrebbe essere chiunque di noi finito in una situazione simile. A questo punto, è il caso di dirlo, che Dio ce ne scansi!

Febbre alta e paura

Venerdì scorso il nostro lettore, che chiameremo Luigi, ha iniziato ad avere i decimi di febbre. Preoccupato si è messo in contatto con la guardia medica. Gli è stato suggerito di prendere la tachipirina. Niente da fare, la febbre continuava a salire.

Luigi, allora, ancora più preoccupato, ha avvertito il suo medico curante, che si è occupato di avvisare l’Asl per attivare la procedura “anti-Covid” e far somministrare il tampone. Una Pec è stata inviata all’indirizzo mail sep@aslavellino.it. Passano i giorni, del personale Asl neppure l’ombra.

Asl, che sta succedendo?

Per fortuna il medico di Luigi, da professionista scrupoloso, gli ha suggerito di prendere un antibiotico. Dopo due giorni la febbre è diminuita, non la preoccupazione. Luigi è un dipendente pubblico e il timore di infettare i suoi colleghi è notevole. Resta in casa e, grazie all’aiuto dei parenti, riesce a reperire un numero dell’Asl. I primi tentativi vanno a vuoto, il nostro Luigi non demorde.

Parte la telefonata allo 0825/292631, Luigi racconta la sua storia.

“Non è possibile, non abbiamo ricevuto alcuna Pec”. Questa la sintesi della risposta. L’operatore, incalzato, finisce per offrire una scusa singolare: da un po’ di tempo, non viene specificato quanto, si prediligerebbero le mail rispetto alle Pec. Di questa procedura, però, non c’è traccia.

Alla fine l’operatore Asl, comunque, dice a Luigi di aver preso in carico la sua richiesta e che nel weekend verranno a somministrargli il tampone. Beh, alle 16.20 di oggi (è sabato 12 settembre 2020), nessuno si è recato a casa sua. Per oltre una settimana ha convissuto con l’incubo di avere il Covid-19, non sa quando potrà tornare a lavoro. Una vicenda grottesca che finisce per gettare ombre sull’attività di tanti operatori sanitari diligenti in prima linea per affrontare l’emergenza Covid-19.

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