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Avellino, i 10 dischi più ascoltati dal 24 al 29 giugno 2019

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Torna l’appuntamento con la classifica dei dischi più ascoltati in settimana dagli avellinesi. Con Michele Acampora e Silvia Limongiello di Camarillo Brillo. Vi ricordate chi era in testa l’ultima volta? Ecco la classifica di questa settimana.

10 – Marlene Kuntz – MK 30 Covers & rarities. Il doppio LP contiene sul primo lato raccoglie 9 cover – Karma Police (Radiohead), Impressioni di settembre (PFM), Monnalisa (Ivan Graziani), Alle prese con una verde Milonga (Paolo Conte), Bella Ciao, La libertà (Giorgio Gaber), Non gioco più (Mina!), Siberia (Diaframma), White rabbit (Jefferson Airplane). Sull’altra facciata 8 rarità dalla produzione del glorioso gruppo alfiere del rock alternativo italiano.

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9 – Joy Division – Unknown pleasures. Il 15 giugno del 1979 la Factory Records pubblica “Unknown Pleasures”, album di debutto di un gruppo britannico guidato da un ragazzo nato nei pressi di Manchester, innamorato dei poeti romantici e del rock: Ian Curtis. L’anno dopo il ragazzo compie una scelta tragica, a soli 23 anni si lascia alle spalle una vita di arte e di sofferenza e, insieme ai Joy Division, lascia a noi uno degli album più importanti della storia della musica che amiamo. 40 anni dopo, il 14 giugno “Unknown Pleasuresa” viene riproposto in vinile 180 grammi di colore rosso rubino con una copertina alternativa che richiama il motivo del design originale.

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8 – Raconteurs – Help us stranger. “Help us stranger”, terzo album dei Raconteurs, esce a distanza di più di dieci anni dal precedente “Consolers of the lonely”. Jack White ed il cantautore Brendan Benson, supportati dalla potente sezione ritmica costituita da Jack Lawrence e Patrick Keeler, hanno inciso 12 brani di loro composizione e la cover di “Hey gyp (Dig the slowness)”, facciata B del terzo singolo del menestrello scozzese Donovan, pubblicato nel ’65. Nella loro interpretazione la canzone, in origine acustica, si trasforma in un trascinante boogie-blues elettrico. Sono le chitarre ad imporsi in un album che predilige il linguaggio del rock, declinato secondo sfumature diverse (blues, ballate, psichedelia, hard rock alla Led Zeppelin) ma riconducibili ad un progetto musicale unitario coerente.

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7 – Black Keys – Let’s rock. Non lasciatevi fuorviare da “Go” la graziosa canzoncina, quasi bubble gum music, che gira in rete da settimane, il nuovo lavoro dei Black Keys è ben altro. Si cavalca tra rock-blues e boogie-blues, fino ad estremi che sfiorano il nu-metal. Il riff classico di “Lo/Hi” evoca On the road again e Spirit in the sky, ma affonda le radici in Help me di Sonny Boy Williamson. 
Le dichiarazioni dei due membri della band risultano d’altronde lapidarie. Patrick Carney: “Il disco è una specie di omaggio alla chitarra elettrica, lo abbiamo realizzato con un approccio semplice senza troppi fronzoli, come eravamo soliti fare all’inizio.” Dan Auerbach: “Quando siamo assieme siamo The Black Keys, il luogo dove la magia prende forma, come sempre è stato da quando avevamo sedici anni”. 
“Let’s Rock” è stato scritto, registrato in presa diretta e prodotto da Auerbach e Carney agli studi Easy Eye Sound di Nashville e si avvale dei contributi vocali di Leisa Hans e Ashley Wilcoxson.

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6 – Billie Eilish – When we all fall asleep, where do we go? La giovane cantautrice è una delle regine dell’elettropop. Voce calda, sensuale. Il disco è fresco con una sua innocente bellezza. Niente di innovativo. Ma la ragazza ha venti anni. E numeri importanti. Non è ancora una pop star, ma ha tutti i numeri per diventarlo. E cosa che non guasta, ha una bellezza particolare. Che colpisce come un pugno nello stomaco. Proprio come la sua voce, sussurrata e che vibra dentro.

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5 – Jovanotti – Jova the Beach Party. Un mini album, con sette tracce. Il cantautore ha lavorato con sette produttori diversi e li ha registrati in altrettanti studi. IL disco anticipa di un mese il suo tour sulle spiagge /appunto il “Jova Beach Party”). E l’idea che accompagna questo lavoro è proprio quella di una festa collettiva. Come al solito il sound è vario. Spazia dal funk rock all’elettronica, dalla musica latina alla dance. Il consueto miscuglio di Jovanotti, che miracolosamente si tiene sempre. E bene.

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4 – Vasco Rossi –T’immagini. Su singolo in vinile 12” il remix ufficiale autorizzato, realizzato dal DJ Luca Lazzarini, che apre i concerti dell’artista.

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3 – Vinicio Capossela – Ballate per uomini e bestie. L’artista originario di Calitri è ormai da quasi 30 anni sulle scene, tra musica d’autore e world music. Polistrumentista eclettico, con undici album in studio all’attivo. Ballate per uomini e bestie è stato definito l’album più politico di Vinicio Capossela. Nel quale si augura un ritorno alla natura per uscire dai meccanismi perversi di questi tempi. Un disco importante, rappresentato in modo perfetto dal singolo “Il povero Cristo”.

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2 – Liberato – Liberato. Alla fine Liberato davvero ha pubblicato un album. Si intitola “Liberato” ed è arrivato sulle piattaforme di streaming tra il 9 maggio (come la sua canzone) e il 10 maggio. Alcune canzoni sono già conosciute (“Guagliò”, “Oi Marì”, “Nunn’a voglio ‘ncuntrà”, “Tu me faje ascì pazz”, “Niente”. Fenomeno esploso nel 2017, cresciuto anche grazie a una sapiente operazione di marketing, mescola generi tipici della canzone napoletana degli ultimi venti anni.

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1 – Bruce Springsteen – Western Stars. “Western Stars” è il titolo del nuovo lavoro di Bruce Springsteen, un appassionato e dolente viaggio attraverso un’America che probabilmente non c’è più, quella dei “perdenti” che popolano i 13 quadri dell’opera. Si parte in autostop per finire in un Motel di second’ordine, dopo aver attraversato deserti e stazioni, ora felici di avere ai propri piedi i fedeli stivali in un’alba di speranza, ora devastati dalla consapevolezza della propria mediocrità d’artista in un tramonto decadente. La musica incede con dei crescendo orchestrali di fiati ed archi che evocano a tratti le colonne sonore dell’epopea western. L’E-Street Band non c’è, ma in questo album non avrebbe avuto diritto di cittadinanza.

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