Incendio Pianodardine. Risultati lunedì. La vendemmia è a rischio

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Dopo l’incendio di Pianodardine, i dati sulla diossina nell’aria inducono all’ottimismo. Lunedì saranno disponibili nuovi risultati, ma anche gli esiti delle analisi su terreni, acque dei fiumi e dei pozzi. I prodotti agricoli in nove comuni, per ora, non potranno essere raccolti, con gravi timori per i vigneti (la vendemmia è alle porte). E il monitoraggio continuerà per almeno sei mesi. Ma anche – è stato ribadito – bisogna ringraziare il grecale: una situazione climatica come quella di agosto, stagnante e senza venti, avrebbe provocato per le zone interessate problemi molto più seri.

Al tavolo tecnico, Asl, Arpa, Ispra, tecnici e i nove sindaci dei comuni interessati dal nube tossica

In sintesi sono questi i punti trattati nel tavolo tecnico convocato a palazzo di città dal sindaco Gianluca Festa. Insieme a lui i responsabili Arpac, Asl, Ispra, istituto zooprofilattico, il dipartimento di veterinaria della Federico II, e i nove sindaci dove la nuvola nera potrebbe aver depositato nell’aria e sul suolo particelle di diossina e furani. Ossia i primi cittadini di Avellino, Atripalda, Aiello del Sabato, Grottolella, Manocalzati, Montefredane, Montoro, San Potito Ultra.

A rischio la vendemmia e la produzione del Greco e del Fiano. C’è molta preoccupazione

Restano da completare tutte le analisi. Sia dell’aria (e questa mattina sono stati inviati altri campioni nei laboratori), sia dalle campionature effettuate nei terreni dei comuni coinvolti dal piano di emergenza. Non sono analisi veloci. Ma lunedì – ha sostenuto l’Arpac – si avrà un quadro molto più chiaro e vicino a quello definitivo. Si potrà anche valutare la possibilità di sospendere l’ordinanza che vieta la vendita e il consumo dei prodotti coltivati in quei territori. E’ quindi potrebbe salvarsi anche la vendemmia in zone di produzione del Greco e del Fiano.

Nel tavolo tecnico di questa mattina è stato ribadito il funzionamento dei protocolli già attivati molte volte in emergenze simili. Un sistema rodato – purtroppo – con i roghi nella terra dei fuochi. Una sinergia tra istituti diversi e con competenze specifiche, che ha permesso di disegnare immediatamente un quadro credibile della situazione a Pianodardine.

Anche le rilevazioni satellitari confermano: sono nove i comuni irpini a rischio per l’incendio della Ics

E se l’Istituto zooprofilattico ha attivato i suoi sistemi matematici per individuare la zona dove la nuvola di fumo è stata potenzialmente dannosa, quei dati sono stati incrociati con le rilevazioni satellitari effettuate dalla Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale). E coincidono: sono nove i comuni irpini interessati.

E’ stata tracciata una road map per uscire dall’emergenza. Per avere un quadro del tutto esauriente, non ambiguo, sui danni eventualmente causati nelle zone interessate dal fumo sprigionato dal rogo della Ics. Ma anche – nel caso si stabilisca che la situazione è tranquilla -, una adeguata comunicazione per evitare ai prodotti traino della enogastronomia irpina danni irrimediabili sui mercati nazionali e internazionali.

Alcuni sindaci hanno avanzato la richiesta di controlli ripetuti, per almeno un anno. E con risultati immediatamente disponibili per la popolazione. Deve essere – è stato ribadito – tutto trasparente.

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