Avellino, inchiesta A16: “Malta scadente per quelle barriere”

Avellino, inchiesta A16:


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Materiale scadente per l’istallazione dei tirafondi: è quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni testimoni ascoltati, dalla Procura di Avellino, nell’indagine sulla tenuta delle barriere stradali bordo ponte poste lungo dodici cavalcavia dell’Autostrada A16, fra Avellino e Benevento, sequestrate ieri su disposizione del gip presso il tribunale del capoluogo irpino, Fabrizio Ciccone. La decisione sarà impugnata da Autostrade al Riesame. Fonti vicine alla società smentiscono le accuse e ribadiscono come i tirafondi siano stati istallati con materiali e tecniche adeguate, rispettando tutti gli standard previsti.

“Malta di qualità scadente per le barriere stradali”

Dalle dichiarazioni di uno dei testimoni ascoltati, dopo aver visionato dei video relativi a un rapporto di prova, successivo all’impatto del veicolo proprio con i tirafondi, emerge con uno di questi risulti completamente sfilato e fuoriuscito dalla malta dove era collocato. Questo fenomeno – scrive il gip – per il testimone “deve ritenersi causato dalla scadente qualità della malta”, confermando quanto già affermato dai consulenti del Pm nella loro consulenza tecnica.

Il responsabile scientifico delle prove di Crash test ha riferito che “la malta è la stessa indicata nel manuale di istallazione trasmesso da Autostrade”, pur non “sapendo se sia soggetta a certificazione dell’EOTA” (“Organizzazione Europea per le Valutazioni Tecniche”, ente deputato a valutarlo). Per in consulenti del Pm il materiale non avrebbe quella certificazione. Proprio i video di alcuni crash test hanno attirato l’attenzione della Procura.

Barriere stradali: “Diversa qualità dei materiali impiegati”

Sui materiali utilizzati, da Autostrade nella istallazione delle barriere, si sofferma anche un ingegnere al quale i Pm fanno visionare dei video, relativi agli stessi tirafondi, in cui le barriere stradali reagiscono diversamente alle sollecitazioni ricevute.

Il testimone spiega come questo comportamento sia probabilmente giustificato, “in prima approssimazione, dalle diverse modalità di istallazione dei dispositivi ovvero dalla diversa qualità dei materiali impiegati”. Dalle prove visionate, scrive il gip citando l’ingegnere ascoltato, “emerge una probabile diversa qualità della resina malta utilizzata nell’inghisaggio delle barriere filettate di collegamento cordolo-base barriera”. Accuse, anche queste, respinte da Autostrade.

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