Avellino, gli interessi dei nuovi clan: dalla droga agli immobili

Droga, arresti dell'antimafia fra Napoli e Avellino
4' di lettura

I soldi lasciano tracce. Una grafia sbiadita, soprattutto quando seguono percorsi tortuosi, rispetto a quella marcata dei proiettili che fanno rumore e generano reazioni spesso indignate. Ma anche un linguaggio indispensabile per leggere il codice di certi gruppi criminali. Non è un caso che proprio dai soldi partano gli investigatori, ora li coordina la Direzione Distrettuale Antimafia, per ricostruire gli ultimi episodi di cronaca accaduti ad Avellino. Gli spari, le bombe, le aggressioni, le auto incendiate. Un filo rosso che si dipana fra l’hinterland del capoluogo irpino e altre zone della Campania.

Avellino, gruppi criminali sulle speculazioni immobiliari

Proprio i soldi possono diventare una chiave di lettura per capire come agiscano questi gruppi criminali e comprendere le differenze, nel modo di muoversi, rispetto all’ultimo clan di Avellino, quello che fu ribattezzato clan Partenio.

Un’attenzione particolare è rivolta a tutte quelle attività che permettono di pulire il denaro senza dare nell’occhio. Attività come le speculazioni immobiliari, in primo luogo. Un mercato in costante espansione, anche ad Avellino e provincia, come nel resto di Italia. Secondo l’ultimo rapporto semestrale Sogeea si parla del 21.5 % in più di crescita rispetto al passato. Oltre 21mila case vendute a fronte delle 17.900 nello stesso periodo. Uno dei dati più significativi, come spesso capita, è a Sud: dove le procedure aperte superano le 4500 contro le 3400 nello stesso periodo.

Un patrimonio immobiliare notevole del quale impadronirsi, con rischi tutto sommato contenuti. Un settore legale nel quale diventare egemoni. Un modo per pulire il denaro reinvestendolo in attività alla luce del sole. Non solo case, comunque. Anche esercizi commerciali. Spesso le stesse che sono state vittima di usura. Piccoli commercianti che non trovano il coraggio di denunciare. E, che, vinti dalle pressioni, sono costretti a cedere quei negozi nei quali hanno investito una vita di lavoro.

Avellino, appalti pubblici e droga

Un altro capitolo è quello che riguarda gli appalti pubblici. Troppo spesso si vedono ditte che li vincono e poi li subappaltano ad altre dal curriculum opaco. O che sono oggetto di interessi criminali. Lo ha rivelato l’ultima inchiesta della Dda sul clan Graziano. Ma anche negli anni recenti, per restare in città, la criminalità ha sempre provato a fare la voce grossa quando si trattava di impadronirsi di appalti importanti. Da servizi pubblici agli alloggi popolari, senza dimenticare le strutture sportive.

Perché Avellino? Cosa ha da offrire una città simile, dove i ragazzi vanno via e il commercio è estremamente anoressico? Anche in questo caso, per trovare la risposta, possono venirci in aiuto i soldi e il mercato. In primo luogo quello che riguarda la droga. Un business che non risente mai della crisi economiche. E, anzi, ha la capacità di adattarsi alle variegate esigenze degli acquirenti. Prezzi contenuti per droghe pesanti, come la cocaina, oggi facilmente disponibili per i più giovani. C’è perfino che l’acquista da solo, su internet, attraverso il Deep Web. Ma esiste anche chi, e sono tanti, preferisce canali tradizionali.

In città – come rivelato dai dati delle forze dell’ordine ma anche dalle operazioni di polizia giudiziaria – non c’è un gruppo criminale egemone nello spaccio, ma piccole realtà che si auto-gestiscono. Spesso in modo familiare o quasi. Tanti sono quelli che comprano dall’ “amico pusher” di fiducia. Molta improvvisazione. Insomma, non c’è una struttura solida né una divisione marcata delle zone di influenza. Quelle stesse zone sulle quali ora potrebbe voler mettere le mani chi ha deciso che i tempi siano maturi per rivoluzionare il sistema. Magari, utilizzando uno schema già visto anni fa. Riferimenti nevralgici, piazzati in luoghi strategici della città. Giovani rampanti che conoscono la zona, le dinamiche e hanno voglia di espandersi.

Gruppi criminali fra Avellino e provincia

Se si segue questa logica è anche possibile prevedere l’espansione di questi stessi interessi criminali in provincia. Capire – se davvero si parla di un gruppo criminale autoctono – quali siano le zone di interesse. E’ più probabile che si tratti del serinese e la Valle dell’Irno, dove c’è una situazione analoga a quella del capoluogo irpino. Discorso diverso per aree più calde, dove la criminalità è strutturata: su tutte il Vallo di Lauro. Una zona comunque da tenere sotto osservazione per analizzare la geografia criminale della provincia di Avellino.

Le scarcerazioni di figure di primo piano, legate ai vecchi clan Cava e Graziano, quelle che dovrebbero esserci nei prossimi due anni, suggeriscono una situazione incandescente. Nei mesi scorsi ci sono state delle spie d’allarme. La Dda che ha sventato il tentato omicidio del figlio e della moglie del boss Biagio Cava, i proiettili esplosi contro le sede di Irpiniambiente, che gestisce un affare redditizio come i rifiuti, perfino le pressioni a chi si occupava di società di pompe funebri.

Realtà, quelle del Vallo, che non prescindono da contesti criminali più radicati e complessi come quelli che si sono affermati a Napoli negli anni ’80 e ’90. Quindi strutture solide e non liquide e rarefatte come accade, ad esempio, nel centro del capoluogo partenopeo oggi. Con gruppi criminali, formati da giovanissimi, estremamente violenti, ma anche altrettanto disorganizzati, la cui “storia” dura anche meno di un anno. Realtà rarefatte, ma molto meno complesse sono quelle del capoluogo irpino. E non dove sorprendere, quindi, che esista chi crede che i tempi siano maturi per cambiare le cose, imponendo il proprio controllo.

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!
Iscriviti al bot di Messenger e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!