Ex Irisbus: la voce dei lavoratori arriva su Rai Uno

Il caso dello stabilimento industriale di Flumeri arriva su Rai uno. Ieri sera in seconda serata si è discusso del problema occupazione per la fabbrica irpina.

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L’industria automobilistica e dei trasporti e in netto calo negli ultimi anni. Lo dimostrano i vari dati che stanno colpendo l’economia italiana e i tanti lavoratori. Le aziende delocalizzano la produzione e aumentano i disoccupati.

Questa crisi industriale si fa sentire anche nel territorio irpino. È il caso dell’Industria italiana autobus di Flumeri. I dipendenti sono quasi tutti in cassa integrazione e la scadenza dei sussidi statali è alle porte. La troupe di Tv7, approfondimento serale di Rai Uno ha fatto visita ai lavoratori irpini che hanno ancora una volta denunciato la loro situazione.

La voce dei lavoratori: non vogliamo essere assistiti. Speriamo che qualcuno ci ascolti.

Sono le 9 e 30 e i dipendenti dell’Industria italiana autobus sono pronti a iniziare una nuova giornata di lavoro, hanno un corso di formazione. L’inviato di Rai Uno intervista la delegata dello stabilimento della Fiom e Cgil, Silvia Curcio che esordisce: “Dei 267 lavoratori rimasti, buona parte è in cassa integrazione. La produzione è minima.

Abbiamo fatto dei pullman per Messina ma la maggioranza delle commesse sono state fatte in Turchia. Stiamo aspettando un imprenditore con le spalle larghe che faccia ripartire la produzione. Non vogliamo essere assistiti con la cassa integrazione – continua Curcio -. A Dicembre gli ammortizzatori scadranno.

La parola poi è passata ai vari lavoratori dell’impianto di Flumeri che hanno detto: “Stiamo ripartendo. Ogni tanto arrivano dei pullman. Gli fanno una pulita e un controllo e via.

L’Italia non si può permettere di trasferire la produzione all’estero. Ci vogliono investimenti importanti che noi stiamo aspettando da otto anni. I paesi intorno sono finiti. I giovani non esistono più.

Abbiamo avuto anche problemi di salute a causa di questa situazione – aggiunge una dipendente -. Io due anni fa ho avuto un infarto. Mio marito lavora a Milano e ci vediamo una volta al mese. È andato al nord da quando qui è stato licenziato. Qui cerchiamo di rimboccarci le maniche e di andare avanti. Speriamo che qualcuno ci ascolti”.

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