Irpinia Altruista, i ragazzi hanno idee chiare sul futuro di Avellino. Ma pochi lo capiscono

TheWam tra le associazioni irpine. Un viaggio “istruttivo” per capire che molto si muove, in silenzio. Il nostro Stefano Carluccio ha fatto visita a Irpinia Altruista

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Le realtà associative nei comuni delle Aree Interne molte volte sono l’unica fonte di energia che sgorga da comunità che altrimenti sarebbero vuote e spente.
L’Associazione Irpinia Altruista, la cui mission dice: “Vogliamo diffondere l’altruismo e la solidarietà in città ed in provincia coinvolgendo chiunque senta il bisogno di rendersi utile”, esiste ed opera da diversi anni in provincia di Avellino. Oggi cerchiamo di capire meglio cos’è e cosa fa.

Quando e come nasce Irpinia Altruista?

IrpiniaAltruista viene fondata nel 2013 come risposta ad un fenomeno in crescente aumento e che non risparmia nessuna categoria sociale: la marginalizzazione. Nella regione con il più basso tasso di suicidi in Italia, l’Irpinia è la provincia che si distingue in controtendenza, un primato da leggere in concomitanza con i dati sul vertiginoso aumento dello spopolamento giovanile. Di fronte a queste forme di mutilazione sociale restare passivi significa essere complici silenziosi del disagio, e in molti chiedono solo un’organizzazione flessibile che dia la possibilità di coordinare tempi ed energie di ciascuno per sentirsi così parte di una comunità viva, non di un aggregato disomogeneo di individui.

Quale è stata l’accoglienza quando è stata creata l’associazione?

Fin dalla fondazione dell’associazione ci siamo resi conto che era essenziale muoversi nel solco di quei presidi che eroicamente ancora resistono sui territori, coinvolgendo scuole, parrocchie, associazioni, circoli: se l’orizzonte è il medesimo, a che pro alzare steccati? La comunità si struttura e consolida intorno ad elementi condivisi, e il protagonismo e il frazionismo non hanno.

Quali sono state le iniziative che avete portato avanti negli anni e quali quelle di cui siete più orgogliosi?


Nel corso degli anni il gruppo ha sviluppato progetti, autonomamente o con partner progetti, che spaziavano fra i vari ambiti in cui il senso di abbandono può manifestarsi nelle sue molteplici forme, accompagnato o meno dalla povertà: con il progetto “1.2.3…100” ci si è proposti di promuovere pratiche educative in quartieri periferici con il supporto degli enti scolastici locali; con “Sciò! Scaccia via il pregiudizio!” l’obiettivo era la familiarizzazione dei bambini con lo “straniero”, il “diverso”, attraverso il gioco, smontando luoghi comuni e pregiudizi.
Da febbraio, con il rinnovarsi del Consiglio Direttivo e la partecipazione attiva di ragazzi provenienti da diverse parti del mondo siamo impegnati a pieno regime con il progetto finanziato da INTERSOS e UNHCR, “Mutuo Aiuto di Cittadinanza”, che ha visto la nascita di uno Sportello di Mutuo Aiuto presso il centro sociale “Samantha Della Porta” che si occupa di orientamento al lavoro, formazione, accompagnamento presso uffici pubblici e consulenza legale.

Com’è il rapporto con l’amministrazione e con le altre associazioni della provincia?

Sempre nell’ambito dell’attuale progetto, abbiamo immaginato e proposto un protocollo d’intesa con alcuni enti (Asl, Agenzia delle Entrate, Questura) che agevoli il lavoro dei nostri volontari – mediatori culturali. E a conferma della sensibilità dell’Amministrazione sul tema, il nostro Festival dell’Integrazione “Different Colours, One People” ha ricevuto il patrocinio del Comune di Avellino. Ugualmente, data l’entità delle questioni che ci proponiamo di affrontare, riteniamo indispensabile la stretta collaborazione con realtà come SoMA – Solidarietà Mutualismo Avellino che provano a comporre in un quadro unico il contributo di vari attori del terzo settore.

Quali sono i progetti futuri dell’associazione e quali le prospettive che avete a medio termine?

Il nostro obiettivo è sempre il medesimo: contrastare il malessere sociale in qualsivoglia forma esso si esprima sul territorio, e al momento consideriamo prioritario promuovere un messaggio che leghi insieme una serie di istanze, dal disagio giovanile all’integrazione, dall’ecosostenibilità alla riqualificazione delle periferie, nella convinzione di non essere soli a voler scuotere le sensibilità cittadine.

Qual è la situazione in Irpinia dal punto di vista dell’impegno giovanile in associazioni come la vostra o nei Forum dei Giovani? Notate dei cambiamenti?

Basterebbe frequentare il Casino del Principe per verificare di persona: i giovani in questa città, esistono e hanno le idee chiare sul modello inclusivo e sostenibile di città che vorrebbero, purtroppo non sempre hanno trovato interlocutori in grado di apprezzare a pieno la portata rivoluzionaria del messaggio. Condividiamo molti dei temi per cui oggi le giovani generazioni si battono (contrasto ai cambiamenti climatici, investimenti nei servizi di welfare, superamento di anacronistiche barriere culturali) e li abbiamo sempre trovati al nostro fianco durante le nostre iniziative differentemente da chi li descrive pigri e demotivati.

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