Avellino, libraia in lacrime contro la collega: così mi ha truffata

Avellino, libraia in lacrime contro la collega: così mi ha truffata
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“Mi scusi signor giudice”, Non è riuscita a trattenere le lacrime quando oggi è stata ascoltata in aula nel processo a carico dell’ex collega, una 38enne del comune irpino di Atripalda (difesa dall’avvocato Teodoro Reppucci). Per il sostituto procuratore presso il tribunale irpino, Fabio Massimo Del Mauro, l’imputata avrebbe sottratto 16mila euro dalle casse di una libreria di Avellino e compiuto una truffa di danni della collega di lavoro.

Proprio la ragazza, oggi disoccupata, è venuta a testimoniare in aula. Fra singhiozzi e con non poca difficoltà, ha ricostruito gli episodi che hanno fatto scattare le indagine e che l’hanno costretta a ricorrere a una psichiatra e all’uso di psicofarmaci per curare dei forti stati d’ansia. Un inferno dal quale, solo grazie alla terapia, è riuscita a riemergere, ma che ha inevitabilmente lasciato il segno in un animo fragile.

“Lei si è approfittata di me”

“Lei – ha raccontato la testimone, riferendosi all’imputata – mi diceva che dei soldi erano stati rubati dalla cassa. Che se la dirigenza lo avesse scoperto ci avrebbero licenziato. Le ho creduto e, quando mi ha detto che si era rivolta a degli usurai per ripianare quegli ammanchi, mi sono davvero preoccupata”.

La ragazza – per aiutare la collega – è anche ricorsa a dei finanziamenti. L’imputata ha denunciato un furto di oltre 4mila euro. Per l’accusa solo una messinscena per giustificare l’ennesimo ammanco.

Fino a quando proprio uno dei dirigenti della libreria – insospettito – aveva convinto proprio la giovane, ascoltata oggi in aula, a raccontare tutto. La ragazza, che si è costituita parte civile con l’avvocato Nicola D’Archi, questa mattina non ha retto all’emozione. Durante la deposizione la sua voce era rotta dal pianto, mentre ripercorreva quei mesi dall’ottobre del 2015 all’estate dell’anno dopo. Mesi nei quali ha più volto ricorso a prestiti per aiutare quella donna che riteneva una amica. E che invece – come ha raccontato in aula – si è cinicamente approfittata di lei.

“Era il mio punto di riferimento – ha confermato incredula al giudice, Pier Paolo Calabrese – le ho creduto fino alla fine”.

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