Avellino. Il Museo Irpino è custode della nostra storia

Nel Carcere Borbonico la memoria della nostra terra. Un piccolo gioiello che bisogna visitare. Ne abbiamo parlato con il presidente della Provincia, Domenico Biancardi


11' di lettura

Solo recentemente ho avuto modo di visitare in maniera completa il Museo Irpino sito nel Carcere Borbonico di Avellino e ne sono rimasto davvero colpito. Molto grande la struttura del Museo e numerosi i reperti, anche di pregio, che custodisce. Per una visita che, tranquillamente, supera le due ore. È stata davvero una bella sorpresa per me trovare un museo di un livello così alto e, totalmente gratuito, ad Avellino e in Irpinia.

Dopo la visita ho saputo che negli ultimi mesi molti cambiamenti sono stati fatti e diverse sezioni sono state aggiunte o ampliate.

Ho intuito dunque che questa visita fatta un po’ per caso potesse trasformarsi in un’intervista per far conoscere ed apprezzare prima di tutto agli avellinesi e agli irpini, e poi a tutti gli altri, le ricchezze di questo Museo e l’orgoglio di ospitare ad Avellino un’eccellenza museale di così alto valore. Ne abbiamo parlato con il presidente della Provincia, Domenico Biancardi.

Quando nasce il Museo irpino e ad opera di chi? Quando si è trasferito nella sua attuale sede del Carcere Borbonico?

La nascita del Museo Irpino é legata alla figura del cavaliere Giuseppe Zigarelli, nobile irpino, scrittore ed appassionato studioso di antichità. Nel 1828 allestì presso il suo palazzo in Avellino un museo domestico, frutto della propria collezione di materiali archeologici, alcuni rinvenuti casualmente ed altri acquistati. Prima della sua morte Zigarelli donò questa collezione e la sua biblioteca al Comune di Avellino. Nel 1930 il Comune di Avellino affidò alla Provincia tale donazione. Il 7 dicembre 1933 il podestà di Avellino Giuseppe de Conciliis e il presidente della Provincia Eugenio Giliberti posero le basi per la costituzione del Museo Irpino. Il Museo provinciale irpino nacque il 28 ottobre 1934 con sede presso piazza Matteotti, per volere del prefetto Enrico Trotta con la collaborazione dello storico Salvatore Pescatori allora direttore della biblioteca provinciale e ispettore onorario alle antichità. Gli avvenimenti bellici e l’insufficienza degli spazi portarono allo sgombero del materiale e alla chiusura del museo nel 1942. Nell’aprile del 1954, promossa dalla Soprintendenza alle Antichità in collaborazione con l’Ente per il Turismo, fu inaugurata una mostra archeologica che espose un gruppo di reperti provenienti da Aeclanum, dalla Valle d’Ansanto, da Atripalda e dalla collezione Zigarelli. L’avvenimento segnò la premessa per la riapertura del museo che venne riaperto provvisoriamente nel giugno del 1957 nei locali del palazzo della Prefettura in via Mazas, mentre la Provincia affidò all’architetto Francesco Fariello la realizzazione di un nuovo edificio. Il trasferimento del materiale presso la nuova struttura avvenne nella primavera del 1965 e la sistemazione delle raccolte e l’allestimento venne affidato al prof. Mario Napoli, soprintendente alle antichità di Salerno, Benevento e Avellino, supportato dagli ispettori Giuseppe Voza, Gabriella d’Henry, Bruno d’Agostino e Gabriella Pescatori con la collaborazione di Consalvo Grella, in seguito direttore del museo. La sede del Palazzo della Cultura venne inaugurata il 19 dicembre 1966. Nel 1970 vennero istituite nella stessa sede anche la sezione d’arte moderna e quella risorgimentale.

Risale al 2004, invece, l’apertura della sezione pinacoteca presso la prestigiosa sede del Complesso monumentale del Carcere Borbonico.

Qual è l’estensione del Museo e quante sale contiene? Quali sono le sezioni e le collezioni che ospita?

Il Museo Irpino, porta d’ingresso alla storia e al territorio della provincia di Avellino, può considerarsi oggi il principale tesoro del patrimonio culturale dell’Ente Provincia.

Le varie collezioni che lo compongono oggi sono esposte presso la sede storica del Palazzo della Cultura in corso Europa, dove è possibile visitare la sezione archeologica e quella presepiale e presso il Complesso monumentale del Carcere Borbonico dove, nei tre padiglioni una volta destinati alla detenzione maschile, si trovano le sezioni risorgimento, deposito visitabile, Irpinia. Memoria ed evoluzione, scientifica, pinacoteca e lapidario. Negli stessi padiglioni del Carcere borbonico, inoltre, alcuni spazi sono destinati ai servizi culturali, come l’ufficio catalogo del Mibac, sale per mostre temporanee, un auditorium e una sala conferenze.

Come si è costituito il patrimonio del Museo, in quanto tempo e di quali numeri parliamo?

Il Museo irpino oggi presenta un patrimonio molto ricco e soprattutto molto vario. Costituitosi perlopiù tra il XIX e il XX secolo, tale patrimonio è formato da collezioni di natura diversa. Da quella archeologica a quella presepiale, da quella risorgimentale a quella di arte moderna, dalla pinacoteca a quella scientifica, ognuna di queste collezioni ha una propria storia.

La più ricca, con più di 3000 reperti esposti, è la collezione archeologica costituita da oggetti che appartengono alla donazione Zigarelli principalmente ma anche ad altre donazioni, da reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati sul territorio irpino a partire dagli anni Trenta del secolo scorso e da una notevole collezione numismatica.

Circa 400 presepi provenienti da ogni parte del mondo e donati da un fine collezionista avellinese Andrea di Gisi a cui si aggiunge il maestoso e imponente presepe Penta donato, invece, dagli eredi del sacerdote Gennaro Penta di Fontanarosa, compongono la collezione presepiale.

Cimeli, dipinti, armi, uniformi, bandiere, croci, medaglie ma soprattutto materiale documentario, per un totale di circa 400 reperti esposti provenienti dagli archivi Barra, Capozzi, Trevisani e Pironti, costituiscono invece la collezione risorgimentale. Nel 2015 sono stati inseriti in questo percorso alcuni abiti femminili, testimonianza di fine ‘800 in Irpinia, donati dalla professoressa Orsola Tarantino Fraternali.

Numerose sono le collezioni presenti nel deposito visitabile: di notevole pregio è una collezione di circa 150 armi perlopiù realizzate da abili maestri armieri campani e formatasi negli anni Trenta del XX secolo a seguito di alcune donazioni pervenute al nascente Museo irpino, ma altrettanto preziose sono la collezione Salomone, una raccolta di oggetti di varia natura provenienti da tutto il mondo e donati nel 1935 da Giuseppe Salomone, colonnello medico di Marina e una raccolta di ceramiche realizzate dall’istituto d’arte di Avellino e donata agli inizi del XX secolo.

Un centinaio sono gli strumenti che compongono la collezione scientifica, in parte acquisiti dalla Provincia di Avellino negli anni ‘90 del secolo scorso, in parte di proprietà di tre istituti scolastici di Avellino: Liceo classico “P. Colletta”, l’Istituto Tecnico Agrario “F. De Sanctis” e il Liceo Statale (ex Istituto Magistrale) “P.E. Imbriani”.

E per finire la collezione Pinacoteca formata dalla donazione che il pittore Achille Martelli lasciò in eredità nel 1903 alla Provincia di Avellino e da altre donazioni e acquisizioni avvenute nel corso del tempo da parte dell’Ente.

Nel 2016 entra in questo patrimonio la donazione Palladino fatta dal giudice Alfonso Palladino nel ricordo dell’amata moglie Iole e costituita da un cospicuo numero di testi letterari, una tela del ‘400 e una del ‘700, un paliotto siciliano del ‘600 e una libreria degli anni Settanta del ‘900.

Negli ultimi mesi il Museo sta vivendo delle trasformazioni e dei cambiamenti importanti, ma probabilmente non molti ne sono a conoscenza, quali nello specifico?

A partire da luglio di quest’anno, nella sede del Carcere borbonico, sono state aperte al pubblico tre nuove sezioni del Museo irpino: Irpinia. Memoria ed Evoluzione, scientifica e pinacoteca.

Irpinia è un percorso espositivo inteso come un viaggio nella Terra di Mezzo: nuclei di oggetti dialogano con installazioni multimediali per raccontare l’evoluzione storica e culturale di questa terra dalle origini all’età contemporanea.

La sezione scientifica presenta una collezione di circa cento strumenti scientifici databili tra la seconda metà del 1800 e la prima metà del 1900, che raccontano l’importanza dell’introduzione della scienza sperimentale quando si passò “dal mondo del pressapoco all’universo della precisione”.

E la sezione pinacoteca con un innovativo sistema espositivo che permette la scoperta delle grandi correnti artistiche del Mezzogiorno d’Italia tra il XIX e il XX secolo.

Nuovi sono anche gli orari e i giorni di apertura al pubblico che permettono una maggiore fruizione del museo da parte dei visitatori. Tutte queste informazioni e le novità sono disponibili sul sito del museo www.museoirpino.it anch’esso completamente rinnovato in modo da poter offrire al visitatore un servizio che sia il più efficiente possibile.

Bisogna sottolineare infine che il Museo irpino è anche un museo multimediale; in particolare da luglio è possibile scaricare sui dispositivi mobili l’applicazione “Prison game”. Questa app, costituita da un gioco interattivo di esplorazione, virtual tour e realtà aumentata, permette al visitatore di vivere un’esperienza museale innovativa e coinvolgente.

Quali sono le attività che il Museo svolge durante l’anno, oltre alla tutela e custodia dei reperti della sua collezione?

Il Museo irpino è un museo provinciale. I servizi sono attualmente affidati alla Società Cooperativa Culture, cooperativa operante nel settore dei beni e delle attività culturali in Italia.

Tra i servizi museali offerti al pubblico quotidianamente ci sono l’accoglienza, il fornire informazioni di base circa gli spazi e le sezioni museali e le visite guidate per gruppi e scolaresche. Il museo propone, inoltre, una specifica offerta didattica per le scuole di ogni ordine e grado con visite, approfondimenti e laboratori didattici che interessano le varie sezioni. Vengono periodicamente organizzate delle attività ed eventi culturali che coinvolgono le varie tipologie di pubblico del museo. E’ in corso, ad esempio “Natale al Museo”, un ricco programma di visite guidate, incontri d’arte, letture animate, laboratori didattici e musica per permettere sia agli adulti che ai bambini di trascorrere piacevoli ore al Museo. Attraverso il sito, ma anche i social network, come Facebook e Instagram, è possibile conoscere il programma nei dettagli.

Un fiore all’occhiello del Museo irpino è sicuramente l’offerta di visite guidate e laboratori didattici per visitatori diversamente abili e per comunità straniere: un museo accessibile con attività che coinvolgono direttamente questa tipologia di pubblico e la rende protagonista nella conoscenza e nella fruizione del suo ricco patrimonio.

Inoltre, tra i servizi ordinarie che gli operatori museali svolgono, ci sono anche il supporto e l’assistenza per studiosi e ricercatori anche stranieri che molto spesso richiedono informazioni circa le varie collezioni.

Il museo irpino, insomma, non si fa mancare nulla: è un museo vivo, aperto a tutti e ogni giorno sempre più attivo.

Spesso un Museo di valore come il vostro poichè situato in un’area interna come Avellino, non gode di molte presenze turistiche. Quanti sono mediamente in un anno i turisti che visitano il Museo Irpino?

Mediamente in un anno i visitatori del Museo irpino erano circa 3000. Ma, a partire da luglio, con l’apertura delle nuove sezioni e l’estensione degli orari e dei giorni di apertura al pubblico, si è già registrato un sostanziale incremento del flusso turistico.

In soli cinque mesi si sono raggiunti circa 4000 ingressi con un alto numero di persone provenienti da altre regioni d’Italia e una discreta percentuale di visitatori che vengono dall’estero, anche da nazioni non europee. Numeri che vanno naturalmente incrementati ma che rappresentano una buona base di partenza.

Questi visitatori come sono venuti a conoscenza del Museo e cosa dicono dopo averlo visitato?

Al termine del percorso museale, i visitatori vengono invitati a compilare una scheda di registrazione e gradimento; dall’analisi delle risposte date si evince che la maggior parte viene a conoscenza del museo da internet, in particolar modo i social e il sito. Altrettanto diffuso però è il passaparola, soprattutto tra gli Avellinesi e coloro che abitano nella provincia, mentre tra i turisti di fuori regione e stranieri prevale la scoperta casuale. Nell’accoglienza del museo si trova anche un registro delle presenze dove i visitatori, oltre a lasciare la loro firma, scrivono spesso commenti, impressioni e suggerimenti: i commenti sono perlopiù positivi e ricchi di complimenti per il lavoro che si svolge quotidianamente, ma soprattutto per quello che è stato fatto per la realizzazione di questo museo.

Le sezioni, le collezioni e gli allestimenti suscitano l’interesse delle varie tipologie di pubblico e il sentimento più diffuso è quello della meraviglia per quello che hanno la possibilità di vedere. “E’ un museo di livello internazionale”, “ Tra i musei più belli ed innovativi che abbia visitato” e “Non mi sembra di essere ad Avellino” sono solo alcuni dei commenti più frequenti.

L’ingresso al Museo irpino è gratuito così come gratuite sono le visite guidate. Non è presente un bookshop nè un bar. Come potrebbe cambiare l’offerta e la gestione del Museo nei prossimi mesi? Quali sono i progetti futuri dell’Ente Provincia, proprietario del Museo, per la valorizzazione e la promozione di questo patrimonio?

“Stiamo immaginando proprio iniziative del genere, quindi bookshop, bar. Sono stati cambiati gli orari per una maggiore fruizione. Aperture dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20. Abbiamo promosso una selezione pubblica per conferire l’incarico professionale di direttore/conservatore del Museo Irpino. Tale figura garantirà anche il coordinamento dell’ex Carcere Borbonico. Contestualmente anche la selezione pubblica per il direttore scientifico della Biblioteca “Scipione e Giulio Capone”, al fine di garantire una riorganizzazione funzionale di tutte le strutture culturali della Provincia di Avellino. Sulla valorizzazione di questo patrimonio e, più in generale dello scrigno che custodisce l’Irpinia, investiamo tanto nell’ambito delle nostre competenze. Da qui nasce la Fondazione Sistema Irpinia. L’obiettivo – tra l’altro – è di organizzare il patrimonio informativo in dotazione alle Istituzioni museali e bibliotecarie frammentate sul territorio, per la realizzazione di poli culturali di eccellenza da qualificare e proporre, ai fruitori e ai portatori di interesse istituzionali, come un’offerta integrata e unitaria”.

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!