Preziosi: un progetto per Avellino, no al civismo d’ammucchiata

Preziosi candidato


7' di lettura

Il civismo d’ammucchiata, il dissesto come opportunità, progetti realistici per rilanciare Avellino e fermare l’emorragia di giovani. Dino Preziosi ha lanciato la sua campagna elettorale. Lo ha fatto proponendo “concretezza ed esperienza”, ma non rinunciando alla polemica forte nei confronti di chi ha già iniziato a la corsa alle amministrative, in particolare, e senza citarli, Luca Cipriano e Gianluca Festa.

“E’ una campagna elettorale strana. Vedo un agitarsi convulso del civismo d’ammucchiata. Una scelta che già in passato si è rivelata perdente. Credo in un altro tipo di civismo e parlo per esperienza. Che sia dialogo, programmazione, benessere comune. In giro sento invece discorsi diversi e osservo riciclatori professionisti e trasversalismo estremo. La sola cosa che conta è vincere. Ma in politica i conti si sbagliano facile e le somme algebriche non sono così scontate. Credo sia importante confrontarsi per gli interessi collettivi, resto almeno scettico quando chi si candida organizza convegni dove chiede agli altri idee per la città”.

Ci vuole visione di futuro. Il progetto smart city

Forse è un modo per coinvolgere i cittadini…

“Sì, ma devi essere tu il portatore di idee, devi avere un progetto e su quello avviare il confronto, e alimentare la partecipazione. Altrimenti viene fuori un puzzle di tutto un po’, ma senza visione. Ho molto apprezzato un articolo che hai pubblicato tempo fa su una città greca Tirkala, più o meno come Avellino e con una situazione debitoria più grave. In pochi anni è diventata tra le venti città più smart al mondo, migliorando servizi, trasparenza, efficienza, consumi e istruzione. Tutto questo grazie a un’idea forte degli amministratori. Ebbene nel mio programma del 2009 proponevo proprio questo: trasformare Avellino in una smart city. Serve un progetto serio, lungimirante intorno al quale costruire il futuro. Altrimenti…”

Altrimenti…

“Si finisce come con l’amministrazione 5Stelle. Li si è commesso un grande errore quando al secondo turno abbiamo appoggiato un sindaco senza programma. Gli effetti negativi sono stati evidenti”.

Come stai impostando il lavoro per le prossime amministrative?

“Con un gruppo di amici stiamo realizzando un programma per Avellino. Lo stiamo elaborando anche tenendo conto della situazione debitoria del comune”.

Tanti candidati al bene pubblico dovranno trasferirsi altrove

Già l’operazione trasparenza…

“Che vorrebbero intestarsi i 5Stelle, ma che in realtà ho iniziato nel 2010, con una serie di interventi che si sono poi tramutati in inchieste giudiziarie. Resto dell’idea, comunque, che il civismo sia una soluzione. Ma deve crescere con un dialogo aperto, un trasversalismo funzionale e non dettato dall’ambizione. Davvero non mi interessa la provenienza ideologica di chi si unisce al nostro progetto, anzi, credo che il confronto aperto tra visioni che non coincidono, ma che hanno come unico fine gli interessi della città, possa portare frutti interessanti. Per il presente e il futuro. In questo momento e in questa campagna elettorale non vedo in giro tante persone competenti, in grado di affrontare e superare sfide difficili”.

Parla di altre proposte civiche…

“Se i cittadini di Avellino tuteleranno la memoria dei fatti, sono convinto che tanti candidati al bene pubblico, profeti del tempo nuovo e sena pudore, dovranno trasferirsi altrove. Perché la città è stata crocifissa dalle incompetenze e dall’egoismo, guidata da gregari o da rincalzi del passato alle dipendenze dirette del potere”.

Il dissesto è la soluzione e non pesa sui cittadini

Ritieni il dissesto la soluzione migliore per il futuro di Avellino?

“Sì, senza dubbio. Si stanno seminando sulla questione degli allarmismi inutili. C’è chi parla ancora di pre dissesto. Eppure qualche giorno fa la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge di stabilità del governo Renzi che dava la possibilità agli enti di spalmare i debiti su trent’anni per ripianare il disavanzo. Il motivo è evidente: grava in modo spropositato sulle generazioni future, allarga la spesa corrente rimandando in modo irragionevole il risanamento. Il pre dissesto poteva avere un senso nel 2011, quando lo proposi a Galasso. Ma sia lui che Foti hanno detto no. Anzi, quando gli allora assessori Paolo Ricci e Annamaria Manzo gli ribadirono che quella era l’unica strada percorribile, Foti ha fatto spallucce. Risultato: le dimissioni immediate di Ricci e Manzo e la città nel baratro dei debiti”.

Ma che conseguenze avrebbe sui cittadini la dichiarazione di dissesto?

“Nessuna. Non ci sarebbe l’aumento dei tributi, perché sono già ai massimi. E anche per i servizi, tipo asilo e altro, siamo già ai limiti previsti dalla legge. Non si può andare oltre. Ho sentito dire sciocchezze sulla Tari: non può aumentare, si paga il costo del servizio”.

Il prossimo sindaco dovrà gestire la transizione

Ma come si governa una città in dissesto?

“Con le idee e una serie di progetti per finanziare le casse pubbliche. Oltretutto vorrei chiarire: non è vero, come qualcuno blatera, che un comune in dissesto non può accedere a fondi europei o regionali. E’ una sciocchezza. Ma deve essere chiara una cosa…”

Cosa?

“Il prossimo sindaco della città dovrà guidare una transizione. Avviare percorsi nuovi senza il fardello dei debiti. Ma ripeto: serve progetto, visione e competenza”.

Uno dei temi è la riscossione dei tributi

Da dove inizierebbe?

“Ci sono molti nodi. Uno riguarda la riscossione dei tributi comunali. Avellino è ultima in Italia. Non c’è dialogo tra i vari uffici comunali, nessun incrocio di notizie. E così tanti non pagano, peggiorando – è chiaro – il disavanzo”.

E poi?

“Riprendere il progetto della città smart, ma entrando nel merito, nel dettaglio. Oltretutto l’Unione europea finanza molto questi piani di sviluppo. Senza contare che in città ci sono mille appartamenti vuoti. Potrebbero essere arredati e dati in fitto a studenti che frequentano Fisciano e a prezzi più bassi rispetto alle abitazioni nei pressi dell’Ateneo. Trecento euro al mese. Porterebbe in città anche tanti giovani, con evidenti ricadute positive. Serve pure un adeguato marketing territoriale. Ma penso anche ai ragazzi avellinesi che vanno via…”

I giovani devono tornare. Il tunnel sotto il Partenio? Costa più della Tav

In che modo?

“Qualche settimana fa ho assistito a un convegno dove giovani avellinesi che hanno trovato fortuna altrove, invitavano altri ragazzi a partire. Un messaggio non proprio positivo. Credo che bisognerebbe invece fare in modo che tornino, anche per ripagare i genitori dei tanti sacrifici fatti per dare loro una istruzione adeguata. Ma non solo. Avellino è l’unica città campana senza università, ma cosa ci vieta di coinvolgere la Bocconi, la Luiss, la Sapienza o anche Fisciano, per avviare qui dei corsi di alta formazione. Ma bisognerebbe anche promuovere iniziative per i giovani in procinto di diplomarsi, mettendo in rete scuole e aziende, e dare almeno l’opportunità agli studenti più capaci di avviarsi al lavoro subito dopo l’esame di maturità”.

La stazione serve, ma al centro della città
La stazione serve, ma al centro della città

Ultima domanda off topic, il presidente della Provincia, Domenico Biancardi, spinge per realizzare un traforo sotto il Partenio…

“Un’idea irrealizzabile. Ne avevo parlato anni fa con l’ex assessore ai trasporti della Regione, Cascetta, si pensava di collegare la Circumvesuviana ad Avellino. Costerebbe più della tav, perché si deve scavare molto in profondità e per venti chilometri. Una follia. Oltretutto Napoli è già collegata e bene con i bus. Piuttosto se si rivuole dare un senso alla stazione ferroviaria, bisognerebbe portarla al centro – come è in tutte le città -. Avevamo anche parlato di farla nell’area del Mercatone, sarebbe servita anche rivitalizzare la zona”.

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