Avellino, processo all’ex consigliere. Il capitano racconta l’indagine

Questa mattina, 22 settembre 2020, è stato ascoltato il capitano Quintino Russo, l'ufficiale che ha coordinato le indagini sull'ex consigliere comunale (Lega) di Avellino, Damiano Genovese (difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Claudio Mauriello), a processo per la detenzione abusiva di una pistola e la ricettazione, con l'aggravante mafiosa.

Processo all'ex consigliere comunale di Avellino Genovese. Ascoltato il capitano Quintino Russo
Processo all'ex consigliere comunale di Avellino Genovese. Ascoltato il capitano Quintino Russo
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Questa mattina, 22 settembre 2020, è stato ascoltato in aula il capitano Quintino Russo, l’ufficiale che ha coordinato le indagini sull’ex consigliere comunale (Lega) di Avellino, Damiano Genovese (difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Claudio Mauriello), a processo per la detenzione abusiva di una pistola e la ricettazione, con l’aggravante mafiosa.

Il processo si sta celebrando di fronte al collegio giudicante di Avellino, presieduto dal magistrato Luigi Buono.

Le dichiarazioni del testimone

Russo, interrogato interrogato dal Pm della Dda, ha ricostruito l’indagine e in sostanza confermato quanto presente nei verbali. Si è poi focalizzato sui contatti fra Genovese e alcune persone finite nell’indagine sul Nuovo Clan Partenio, affidata sempre ai carabinieri del comando provinciale di Avellino.

All’ex consigliere, è bene precisarlo, non è contestata una partecipazione in quella che è considerata una associazione di stampo camorristico.

L’imputato risponde, appunto, delle sole contestazioni relative alla pistola.

Russo ha raccontato anche dell’attività di intercettazione avvenuta attraverso un trojan (applicazione elettronica) inserita nel telefono di Genovese.

La perquisizione domiciliare

La perquisizione domiciliare a casa di Genovese, durante la quale era stata trovata l’arma, era nata dopo una segnalazione in caserma, nella quale si faceva riferimento ad auto danneggiate da colpi di proiettile in Contrada Sant’Eustachio, ad Avellino, fra le quali la vettura dell’ex consigliere.

Era stato lui, proprio Genovese, a guidare i militari in camera da letto e a consegnare spontaneamente l’arma. Ai Pm aveva raccontato che la semi-automatica calibro 7,65 gli serviva per difendersi dai furti. L’aveva acquistata da persone di Napoli, questo aveva aggiunto delle quali non ricordava il nome.

Il prossimo 17 novembre sarà ascoltato in casa un altro investigatore e proprio l’imputato. Gli avvocati difensori cercheranno, fra le altre cose, di far cadere l’aggravante mafiosa, provando a provarne l’insussistenza.

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