Avellino, criminalità. Quel consiglio rinviato così è vergognoso


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Il comune evacuato perché manca l’acqua. E pochi minuti prima di un consiglio importante, che avrebbe dovuto discutere dell’emergenza criminale in città. Dopo la bomba a Sergio Galluccio, l’intimidazione a colpi di pistola contro l’ex consigliere comunale, Damiano Genovese, l’aggressione all’assessore Giuseppe Giacobbe. E l’altrettanto inquietante episodio – tutto da chiarire – che si è verificato pochi minuti prima del rinvio del consiglio comunale nel distributore di carburante del marito della consigliera Francesca De Vito, a San Tommaso. Un consiglio che avrebbe dovuto “parlare alla città”, far sentire la vicinanza delle istituzioni, soprattutto alla vigilia del vertice antimafia in procura e mentre ad Avellino circolano squadre speciali dei carabinieri.

E invece, manca l’acqua e salta tutto. Come se per discutere qualche ora fosse un impedimento avere i rubinetti a secco.

Avrebbe dovuto essere un consiglio unitario, invece guerra per la commissioni. E proprio per quella sulla trasparenza

Una comunicazione arrivata alle 15,58 mentre, sempre in comune, lo scontro tra maggioranza e opposizione si stava animando sulla interminabile querelle commissioni. Quelle di garanzia soprattutto, che, come da accordi e da prassi, avrebbero dovuto essere presiedute da componenti dell’opposizione. E invece, repentino dietrofront della maggioranza. E quindi, su una commissione delicata – soprattutto per le possibili infiltrazioni della malavita – come quella sulla trasparenza, la maggioranza ha detto “no” a Ettore Iacovacci, per proporre invece Nino Montanile (che poi ha rifiutato). Un comportamento discutibile. In un clima già rovente e mentre la città aspetta almeno dai suoi rappresentanti istituzionali voci ferme e chiare sulla questione legalità.

Si è passato dal presenzialismo più sfrenato all’imbarazzato silenzio. Dalla festa perenne alla stagione del piombo e le bombe

Sembra quasi che il pretesto dell’acqua sia stato utilizzato per evitare la discussione in aula. Una discussione che necessariamente impegna tutto il consiglio in politiche che non suscitino il minimo sospetto, ferme nell’imporre in ogni modo scelte cristalline.

Se è vero che Avellino rischia di essere teatro di una guerra tra fronti criminali contrapposti, la maggioranza avrebbe il dovere morale di creare i presupposti per unire il consiglio. Almeno su una questione di così vitale importanza per la città e il suo futuro.

In questi giorni la voce dell’amministrazione si è sentita solo a tratti e perché costretta a parlare. Sempre e comunque con frasi di circostanza. A partire dalla famigerata “terremo alta la guardia”.

Siamo passati in un amen dalla festa perenne al piombo e le bombe. Dal presenzialismo sfrenato, all’imbarazzato silenzio.

Il consiglio rinviato è una brutta pagina per la città. C’era attesa, non per le soluzioni, ma per le parole, che avrebbero dovuto essere nette, chiare, senza reticenze. E perché avremmo voluto vedere un’aula solidale, e non in guerra perenne.

Un’occasione sprecata. In una città che sente di nuovo l’odore della paura. Ma non temete, tra un po’ parte per la lunga stagione delle feste natalizie…

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