Avellino. Un ristorante dove mangiare e progettare il rilancio dell’Irpinia

L'insolita scommessa di Gerardo Urciuoli, laureato in Economia, e ora ristoratore. Con una passione per la sua terra, le sue radici e l'esplorazione dei prodotti locali. Lo abbiamo intervistato



6' di lettura

Gerardo Urciuoli è un giovane irpino originario di Aiello del Sabato che dopo la laurea in Economia e diverse esperienze nel settore gastonomico ha deciso di aprire un suo ristorante in Irpinia, più precisamente ad Avellino.
Un locale dove il legame con il territorio sarà molto forte e dove non si andrà solo per mangiare, ma anche per rilassarsi e progettare la valorizzazione e il rilancio della nostra terra.

Oggi lo incontriamo per capire meglio il suo progetto e cosa vuole diventare il suo Tratturì.

Come nasce l’idea di creare Tratturì, quando e perché?

Diciamo che l’idea alla base di tratturì mi accompagna da parecchi anni in quanto racchiude le svariate e diversificate esperienze che ho avuto la possibilità di vivere. E’ come se fosse il risultato dei miei interessi e delle mie vicende che finalmente si unificano. Se però dovessi trovare ad un momento nel quale tutte queste idee si sono riunite, questo è sicuramente legato al periodo in cui ho lavorato come cuoco, con precisione qualche anno fa, quando ho lavorato presso l’Osteria Anima di Nusco. E’ li che sono sbattuto sulle mie radici, sul mio territorio e le mie tradizioni. Per me si è aperto un mondo, fatto di paesaggi suggestivi, persone vere, prodotti incredibili e un altro modo di vivere il tempo. Da qui ho rivoluzionato la mia idea di Gastronomia, che ingloba la mia passione per l’agricoltura naturale, i miei studi sull’Economia ambientale e la mia forte propensione al viaggio inteso come scoperta e contaminazione con l’altro. E’ da qui che parte Tratturì.

Quali esperienze hai avuto precedentemente nel settore gastronomico e come ti sei avvicinato a questo mondo?

Diciamo che mi sono avvicinato al mondo del cibo per necessità. Nello specifico, durante il periodo universitario a Bologna, per non morire di fame, decisi di darmi da fare e quindi imparare a cucinare. Ricordo che sin dall’inizio la cosa mi appassiono, sopratutto perché vivevo la cucina come un mezzo di socializzazione, espressione e scambio con gli altri. Di fatti vivendo da solo in casa mi capitava spesso di ospitare i miei amici e mi gratificava poter cucinare per tutti. Inoltre quando viaggiavo all’estero utilizzavo molto la piattaforma Couchsurfing, grazie alla quale trovavo ospitalità gratuita a casa di sconosciuti, e mi piaceva ricambiare cucinando per loro un pasto tipico Italiano. Col tempo il mio rapporto con la cucina si è fatto sempre più simbiotico e ho iniziato ad approfondirlo ponendo l’attenzione su una corretta alimentazione, scelsi addirittura di eliminare quanti più alimenti animali privilegiando quelli vegetali, il che mi ha portato ad appassionarmi dei prodotti di qualità che dovrebbero essere alla base della nostra alimentazione e quindi della cucina in generale. In quel periodo passavo il 50% del mio tempo in cucina ed il 40% nei mercati di Genuino Clandestino e CampiAperti a Bologna, andai addirittura in alcuni Ecovillaggi Italiani per fare esperienza pratica e feci Wwoofing in Inghilterra (l’altro 10% del tempo lo passavo tra studio universitario e sonno). Arrivato ormai alla fine del mio persorso universitario, decido che la cucina mi interessa, e per una serie di casualità, mi ritrovai a lavorare in un ristorante ad Acciaroli, località di mare del Cilento. Dopo quella estate, ritornato ad Avellino, intrapresi il mio percorso professionale nelle cucine prevalentemente Irpine, tra cui il Marennà, ristorante della cantina Feudi di San Gregorio e Anima l’Osteria contemporanea di Nusco.

Quale sarà la filosofia del tuo locale e per cosa sta il nome Tratturì?

La filosofia di Tratturì è quella di utilizzare il cibo, la gastronomia in generale per valorizzare il territorio Irpino, con le sue tradizioni e i suoi abitanti. Vorremmo fare ristorazione rispettando l’ambiente, sia sotto il profilo naturale, ma anche sociale ed economico in cui ci troviamo, cercando nel lungo periodo di poterlo valorizzare e migliorare, chiaramente non da soli ma creando una fitta rete di interazioni.

La parola Tratturì deriva dal termine Tratturo, che sarebbe la grande via di passaggio che i pastori utilizzano durante il periodo di Transumanza per spostarsi con le loro greggi. Ho scelto questo nome perché mi affascina molto questa antica pratica fortemente radicata nel nostro territorio, che credo sia un inestimabile patrimonio della nostra identità culturale. Inoltre mi piace pensare che, al pari di un tratturo, la nostra cucina possa essere un sentiero che da Avellino ci porta nelle aree interne ancora poco apprezzate.

Quali saranno i prodotti locali che privilegerete e in che modo cercherete di differenziarvi da altri locali simili al vostro che già esistono ad Avellino?

Quello che cercheremo di fare da Tratturì è esplorare, in termini culinari, il nostro territorio, alla ricerca di prodotti e sopratutto produttori che ci mettono la nostra stessa passione nel proprio lavoro. Per questo nel tempo privilegeremo tutto quello che, in accordo con la nostra filosofia di sostenibilità e rispetto, ci può rendere liberi da qualsiasi omologazione. Favoriremo prodotti naturali e sani con particolare attenzione ai vegetali che sono l’impalcatura della cucina Irpina, fatta dai contadini e dai pastori. Il nostro obiettivo è anche quello di divertirci, noi e di riflesso anche i nostri clienti, e per questo abbiamo ideato un offerta gastronomica dinamica e spontanea. Non avremo schemi o preconcetti che ci intrappoleranno, ma utilizzeremo prodotti e ricette nostrane come base di partenza del nostro processo creativo, che fuse con le conoscenze e la curiosità che ci contraddistingue porteranno ad una personalissima identità culinaria. Pensa alla Pensavo proprio a questa domanda qualche giorno fa…diciamo che in generale ho deciso di restare nella mia terra in maniera molto consapevole, dopo aver viaggiato, vissuto fuori e fatto in generale molte esperienze.

Perchè hai deciso di restare nella tua terra e di non lasciarla come fanno in tanti? Cosa ti lega a lei?

Pensavo proprio a questa domanda qualche giorno fa. Diciamo che in generale ho deciso di restare nella mia terra in maniera molto consapevole, dopo aver viaggiato, vissuto fuori e fatto in generale molte esperienze.

Sicuramente nonostante abbia deciso di restare non mi sento ne migliore ne più coraggioso di chi invece ha scelto di andarsene, ho semplicemente fatto una scelta di cuore, dettata dalla passione che ho per questa terra. Sicuramente ho deciso di restare con l’obiettivo di far crescere il mio territorio ed io di crescere insieme ad esso. Che poi siete mai stati in Alta Irpinia?
Avete mai partecipato a qualche sagra?
Siete mai saliti sul costone più alto di Cairano ad ammirare il panorama?
Avete mai visto fare le matasse a qualche signora di Caposele?
E siete mai stati a mangiare salumi nelle grotte a Calitri?

Cosa manca, secondo te, all’Irpinia per un rilancio definitivo e una valorizzazione di tutto il suo immenso patrimonio e delle sue ricchezze?

È davvero molto complesso dirti nel particolare cosa servirebbe all’Irpinia per riuscire a valorizzare tutto il patrimonio culturale, artistico e naturalistico che possiede. In linea molto generale credo che il nostro sia un territorio troppo disgregato, sia materialmente che culturalmente. E’ davvero assurdo che sia cosi difficoltoso e talvolta impossibile (se non si ha un’auto) poter raggiungere molte delle aree della nostra provincia o che queste siano di fatto ignorate e sconosciute in quanto non giustamente raccontate e pubblicizzate. Di questo ne abbiamo tutti colpa, sia noi cittadini/imprenditori che tutto l’apparato politico.

Cosa si dovrebbe cambiare e su cosa si dovrebbe investire?

Sono fortemente convinto che ci sia bisogno di tessere una fitta rete di relazioni sul territorio che possano permetterci innanzitutto di dialogare tra di noi, e di conseguenza riuscire ad avere una programmazione coerente in tutti i comparti, che dia la linea guida a qualsiasi livello, sopratutto sul piano degli investimenti e delle aree di sviluppo. É solo dal sano confronto che possono nascere le opportunità di crescita.

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