Avellino saluta Giovanni Cini, angelo del terremoto: “L’ultimo della Misericordia”

Avellino, funerali di Giovanni Cini. L'addio all'angelo del terremoto: "Era l'ultimo della Misericordia"

addio a giovanni cini
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Era l’ultimo della misericordia”. L’uomo anziano di fronte a noi ha gli occhi lucidi. Mentre dal Duomo è sbucato il feretro che trasporta il corpo di Giovanni Cini. Si è spento a 89 anni. Avellino gli ha tributato l’ultimo saluto. Una chiesa gremita, c’è anche chi è rimasto in piedi. Spiccano le tute dei volontari della Misericordia, un’associazione di volontariato con cui la storia di Giovanni è indissolubilmente legata. Toscano, negli del terremoto dell’80, si era precipitato in provincia di Avellino, trasformandosi in uno degli angeli che salvava i sopravvissuti dalle macerie.

Una vita per il volontariato

Anni prima i suoi piedi erano piantati nel fango e nell’acqua del Polesine, quando un alluvione aveva distrutto numerose abitazioni in provincia di Rovigo. Una vita, quella di Giovanni Cini, divisa fra il volontariato che contribuì a sviluppare in Irpinia con modello delle Fraternite della Misericordia e le due ruote. Ciclista appassionato, quando era giovane ha trascorso dei pomeriggi ad allenarsi anche con campioni indimenticabili come Gino Bartali. E, poi, non ha mai perso un’edizione del Giro d’Italia. Nel capoluogo irpino Giovanni Cini ha contribuito a far nascere e a sviluppare il percorso ciclistico “Città di Avellino”, anche quando le amministrazioni sembravano snobbarlo. E, proprio dei sindaci, è stato prezioso consigliere. Lui che quotidianamente viveva la città e i suoi umori. Ha creato legami profondi con alcuni dei primi cittadini.

L’ultimo saluto

Oggi, a tributargli l’ultimo saluto c’erano l’ex sindaco Enzo Venezia e Paolo Foti. Oltre all’assessore allo sport e alla sicurezza, Giuseppe Giacobbe. Monsignor Vincenzo De Stefano ha ricordato Giovanni come una di quelle persone che “hanno dedicato la vita agli altri e il loro ricordo non potrà essere dimenticato”. Un silenzio lunghissimo ha salutato l’uscita del feretro dalla chiesa, sul quale spiccava un cappello della Juve. Prima di un lungo e fragoroso applauso.

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