Avellino e Scandone: se De Cesare non volesse venderle davvero…

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E se Gianandrea De Cesare non volesse davvero vendere l’Avellino Calcio e la Scandone? Ecco perché può esser un’ ipotesi plausibile.

Nelle ultime ore sono tante le voci che si rincorrono su presunti acquirenti delle società sportive del gruppo Sidigas. Gli imprenditori interessati si sono focalizzati più sul calcio che sul basket. E non sorprende: la palla a spicchi è ritenuta, per vari aspetti, meno appetibile dell’Us Avellino 1912. A partire da un discorso legato agli interessi economici, differenti, che ruotano intorno ai due sport e prescindono dalla passione dei sostenitori.

Ma – lo ripetiamo – se De Cesare non volesse davvero vendere né il calcio né il basket?

Tanti sono gli imprenditori interessati al calcio, nessuno per ora alla pallacanestro. Neanche un nome. A questo punto De Cesare potrebbe decidere di mantenere entrambe le società con un budget ridotto, ridimensionando il progetto della Sidigas Scandone senza abbandonarla, con una possibile autoretrocessione in A2 o addirittura in B1.

Un’avventura da ricostruire con costi contenuti. Mentre il patron di Sidigas manterrebbe la squadra di calcio in serie C e potrebbe allestire un club, anche qui a spese ridotte, sfruttando le occasioni di mercato che si prospettano all’orizzonte. Mai come quest’anno, infatti, le retrocessioni di tante squadre del campionato di C, permettono di ambire a profili di calciatori validi da prendere a costo zero. Il resto potrebbero farlo investimenti mirati: così De Cesare può ritrovarsi una squadra competitiva e senza spendere molto, con tutti i vantaggi di immagine che una simile scelta può portare a lui e alla società.

Senza abbandonare del tutto il basket che, in questi anni, ha rappresentato più una fonte di spesa che di guadagno. Un ragionamento utilitaristico, ma sensato. Anche perché De Cesare potrebbe puntare il dito nei confronti di chi non ha avuto il coraggio di farsi avanti per difendere il patrimonio sportivo biancoverde, rilevando le due società. In quest’ottica, i panni del salvatore potrebbe vestirli ancora lui.

Non crediamo all’ipotesi della vendita a costo zero di Scandone e Avellino Calcio, menzionata dal sindaco Festa. E cioè cedere i due club senza un esborso economico in aggiunta all’accollo dei debiti del basket. Più plausibile una pista, confermata da fonti vicine alla società, che vede il prezzo di vendita aggirarsi fra i sei e i nove milioni. Una cifra che si avvicina alle spese dei club nei rispettivi campionati includendo l’allestimento di una rosa, senza troppe pretese.

Chiaro che ogni discorso non può prescidere dall’udienza del 12 luglio. Quando il tribunale di Avellino dovrà pronunciarsi su un’istanza di fallimento, nei confronti della Sidigas, avanzata dalla Procura del capoluogo irpino. In caso di esito favorevole a De Cesare, l’ipotesi di un dietrofront del patron sulla cessione potrebbe prendere ulteriormente corpo. Con un futuro, è chiaro, tutto da definire.

Diverso il discorso legato a una gara d’appalto per la fornitura del gas che dovrà svolgersi in Irpinia. Al momento questa ipotesi la consideriamo slegata dal futuro delle società sportive. Un appalto simile è appetibile per società nazionali e internazionali e non può essere confinato a priori come una competizione esclusiva fra De Cesare e D’Agostino. E i loro rispettivi gruppo societari che si occupano di fornitura del gas.

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