Avellino, scuole per adulti: 600 iscritti. Arrivano da cinquanta nazioni

Non tutti conoscono i Cpia. Ad Avellino ce n'è uno con tantissimi iscritti. Con dentro quasi tutto il pianeta


3' di lettura

Credo che non siano in molti a sapere cos’è un CPIA. E ancor meno sono quelli che sanno esattamente cosa significhi questa sigla. Il CPIA è un centro provinciale per l’istruzione degli adulti. Ha sede (certamente “arrangiata”) presso il centro sociale Samantha Della Porta. Si tratta di un’articolazione della struttura scolastica pubblica e la competenza, per quello che riguarda la messa a disposizione di una struttura adatta, è del Comune di Avellino. In passato (Il CPIA di Avellino nasce nel 2015) c’è stato il tentativo di mettere a disposizione l’ex scuola elementare di Valle e, più di recente, l’ex scuola media di San Tommaso. Entrambi i tentativi sono falliti anche per un certo sentore di razzismo (perché non dirlo apertamente). A frequentare il centro, infatti, sono per la stragrande maggioranza extracomunitari, soprattutto dopo i recenti decreti sicurezza di Salvini, che prevedono, per ottenere il permesso di soggiorno, una conoscenza dell’italiano a livello B1, che nella prassi viene equiparato alla licenza media. Al CPIA, infatti, tranne rari casi che prevedono il superamento del primo biennio delle superiori, è possibile conseguire la licenza elementare e la licenza media.

Ci sono anche tanti Lsu

Al primo livello, quello dell’alfabetizzazione, che comincia con l’insegnamento, attraverso filmati nelle lingue originali degli allievi, delle istituzioni, dei diritti e dei doveri nel nostro Paese, sono iscritti 281 allievi, al secondo livello, quello per il conseguimento della licenza media, sono iscritti in 323: ben 68 sono italiani, per lo più LSU che hanno bisogno della licenza media per potersi stabilizzare come bidelli. Il più anziano degli allievi ha 80 anni, due hanno conseguito nel loro Paese la laurea in medicina. Oltre alla sede di Avellino il CPIA opera nelle carceri di Bellizzi, Ariano, Sant’Angelo dei Lombardi e nell’ICAM (istituto a custodia attenuata per madri) di Lauro.

Ecco le 50 nazioni di provenienza

Va anche detto che si tratta di una scuola a notevole volatilità per quello che riguarda gli allievi, che in buon numero spesso disertano dopo le prime lezioni o addirittura dopo l’iscrizione.

Ma quello che davvero impressiona è il gran numero (oltre 50) dei paesi di origine degli iscritti. Proviamo a elencarli: Afghanistan Albania, Argentina, Australia, Bangladesh, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Cina, Colombia, Costa d’Avorio, Cuba, Egitto, Eritrea, Etiopia. Filippine, Francia, Gambia, Georgia, Ghana, Giamaica, Guinea, Guinea Bissau, India, Iran, Iraq, Iugoslavia, Kenya, Kosovo, Libia, Mali, Marocco, Montenegro, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica dominicana, Romania, Federazione Russa, Senegal, Serbia, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Sud Sudan, Svizzera, Tanzania, Togo, Tunisia, Ucraina, Venezuela, Zimbabwe (oltre l’Italia).

E dopo la scuola emigreranno anche i migranti

Come è facile capire circa il novanta per cento di questi studenti adulti è costituito da immigrati che, una volta conseguita la licenza, migreranno ancora, verso il Nord Italia o altri Paesi europei. Ma non sono i giovani di colore che vediamo quotidianamente all’ingresso di bar e supermercati cittadini. Sono persone adulte che lavorano e cercano di prendere un diploma per ottenere il permesso di soggiorno e regolarizzare la propria posizione. Vengono quotidianamente ad Avellino, studiano, ritornano nei centri di accoglienza dei comuni vicini. Ognuno di loro è portatore di una storia, di esperienze, di cultura. L’accoglienza, la contaminazione, l’inclusione potrebbero aiutarci a costruire una narrazione efficace dell’Irpinia, ma per passare dal condizionale all’indicativo (e dal potere al fare) occorre l’impegno di ciascuno di noi.

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