Ho fatto un sogno Priolo sindaco. Ecco cosa ha fatto in sei mesi



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Ho fatto un sogno, e nel sogno il nuovo sindaco di Avellino era l’attuale commissario straordinario Giuseppe Priolo. L’ex prefetto di Trapani veniva eletto senza presentarsi alle urne. Per meriti acquisiti.

Era solo un sogno, chiaro, ma in sei mesi il prefetto ha dimostrato come si amministra una città. Senza proclami e selfie, senza promesse e polemiche. Avrebbe potuto limitarsi all’ordinario, e lasciare nelle mani del prossimo sindaco quella che lui stesso ha definito “una patata bollente”. Perché Avellino questo è: un rebus amministrativo, di difficile soluzione.

Priolo è partito da due emergenze. I bilanci in rosso del comune e l’emergenza smog. Diciamolo: due casini enormi, eredità che si tramandavano da amministrazione ad amministrazione, senza trovare soluzione. E con una continuità sconcertante.

Sui conti di Palazzo di Città – può piacere o meno – il prefetto si è assunto la responsabilità di redigere – con i suoi sub commissari, Silvana D’Agostino e Mario Tommasinoun complesso piano di rientro. Il pre dissesto. Che evita il dissesto e traccia una linea precisa che in cinque, dieci anni, può portare Avellino fuori dalle secche economiche nelle quali si è impantanata.

Su antiche sollecitazioni di Dino Preziosi e il contributo dell’esecutivo Ciampi, si è iniziato a fare chiarezza sulla situazione debitoria del comune. Priolo ha continuato il lavoro e lo ha portato a compimento. Il futuro primo cittadino dovrebbe essergliene grato. Ha una patata bollente in meno tra le mani. O comunque: ha un quadro cristallino e la soluzione sul piatto.

Sulla questione inquinamento un commissario straordinario non può incidere se non con il parziale blocco del traffico. Lo ha fatto, con le immancabili polemiche. Ma almeno, si spera, quest’anno a Natale le auto potranno circolare. La patata delle polveri sottili scotta ancora. E lì il futuro esecutivo dovrà agire con determinazione. E temiamo, anche con scelte impopolari (nei programmi di tutti i candidati la questione è presente e prevede soluzioni diverse).

Nel frattempo, però, Priolo ha trasferito parte del capolinea dei bus da piazza Kennedy alle zone adiacenti all’Autostazione. Con una scelta che risulta meno cervellotica e inutile dello spostamento a Campetto Santa Rita (che non incide né sul traffico e quindi neppure sull’inquinamento).

Ha sbloccato l’iter per il project financing del Mercatone, avviando quindi la soluzione di una -come dicevano i vecchi giornalisti – annosa questione: l’utilizzo e il recupero del più clamoroso fallimento della politica cittadina (in verità se la gioca con l’inutile buco sotto piazza Libertà).

Ha sbloccato l’assunzione di impiegati e dirigenti del comune. La pianta era sotto organico, e anche per questo inefficiente. Soprattutto sul versante “riscossione tributi”. Una delle voci che più pesano sul debito comunale.

Ha incontro cittadini e associazioni per tentare di risolvere le questioni sempre aperte (o meglio: aperte da sempre), di Dogana ed Eliseo.

Si è preso l’onere di ridisegnare il piano della sosta a pagamento in città. Sollevando inevitabili critiche (come ogni cosa impopolare), ma che potrebbe garantire al comune le entrate sufficienti per garantire servizi efficienti, anche in un momento difficile per le finanze dell’ente. E disincentivare – per chi può – l’uso delle auto in città.

Ha impedito l’apertura di un altoforno nella già disastrata zona di Pianodardine, facendo rispettare le delibere comunali che di fatto vietavano l’insediamento nella zona industriale di altri impianti inquinanti (e non era scontato).

Ha presentato, proprio questa mattina, il progetto per il campus scolastico Dante Alighieri (avviato da altre amministrazione, ma finalmente arrivato alla fase conclusiva).

E sempre oggi ha comunicato la firma della Regione che finanzia con dieci milioni di euro la rigenerazione di parte della città (da piazza Castello al Borgo Ferrovia), in vista delle prossime Universiadi.

Insieme a tutto questo, tanti altri piccoli provvedimenti. Siamo sempre nell’ambito (eccetto il piano di riequilibrio finanziario del comune), della ordinaria amministrazione. Ma quando l’ordinario è gestito da chi ha competenza, capacità, è in grado di mettere al lavoro dirigenti e impiegati, e non deve rispondere a logiche politiche, né fregarsene del consenso in calo o in aumento, i risultati arrivano.

Una cosa è certa, il prossimo sindaco della città, si troverà a gestire una situazione complicata, ma con una serie di strade già tracciate. Già molto meglio rispetto all’eredità che Ciampi ha ricevuto da Foti (che a sua volta già aveva affrontato una mission quasi impossibile). Forse – e sembra un paradosso – un altro anno di commissariamento non avrebbe fatto male. Beh, accontentiamoci. E speriamo che il prossimo cittadino si muova con la stessa pratica e competente determinazione.

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