Avellino, sindaco social ma la città non può morire di normalità

Gianluca Festa in diretta web con i cittadini. Come De Luca a Salerno. Ma quello che manca è la visione di città per il futuro. La normalità non basta

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Se c’è una cosa che il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, sa fare bene, è quella di comunicare con i cittadini. Sia nel reale, con i rapporti personali (basta vederlo in giro), sia sul web.

L’appuntamento settimanale con la diretta Facebook sulla sua pagina è ormai un appuntamento costante. Che raccoglie un buon numero di visite.

Il primo cittadino – bisogna ammetterlo – regge con disinvoltura un’ora di diretta. Un one man show di provata esperienza, che alterna battute a momenti più seri e risponde a tutte le domande che gli utenti inviano sotto il post. E’ un utilizzo intelligente dei nuovi mezzi di comunicazione. Mette in contatto, un’ora a settimana, gli avellinesi con il loro sindaco. E, in quei sessanta minuti, possono anche muovere critiche e osservazioni all’operato dell’amministrazione. Ma più spesso si tratta di piccole segnalazioni. Che se si tramutano in immediati interventi del comune costituiscono la base di un “regime di fiducia”, ma anche un possibile e positivo riscontro elettorale nelle elezioni che verranno.

Una operazione simile la fece l’attuale governatore De Luca quando era sindaco di Salerno (ci riferiamo in particolare ai primi due mandati). Ma in televisione (i social o non esistevano o erano agli albori). Ancora oggi e sempre sulla stessa emittente (Lira Tv), il presidente della Regione ha il suo spazio settimanale, senza però un dialogo diretto con i cittadini. All’epoca era possibile contattarlo via telefono. Spesso gli venivano proposti piccoli problemi. Del tipo: in questa strada le auto corrono troppo, sarebbe utile installare dei dossi rallentatori. In genere dopo una settimana il cittadino vedeva arrivare gli operai del comune. Un po’ quello che accade o potrebbe accadere con la “diretta Festa”.

Nello “spazio De Luca” c’era però anche altro. Il racconto di una visione di città, che cresceva, progetto dopo progetto, opera dopo opera. Magari condito dalle proverbiali evoluzioni dialettiche del governatore, qualche esagerazione e le inevitabili esasperazioni. Ma chi lo ascoltava, poteva sentire, oltre alla risoluzioni delle piccole questioni, anche la narrazione di una Salerno che guardava oltre, puntava lontano, con gli inevitabili errori, ma era inesorabilmente proiettata verso il futuro.

Quello che manca nella comunicazione tout court di Festa è proprio una visione di futuro della città. E manca sia nelle sua dirette social, sia nei suoi interventi pubblici. Non risponde cioè alla domanda: come immagini Avellino tra dieci, venti anni? In quale direzione si sta portando il capoluogo, verso quale prospettiva di futuro.

Ok, le feste. Va bene il bando per il commercio (con tutti i limiti). Ma la città è ancora del tutto dentro il Novecento, che è anche una delle ragioni del suo declino.

Festa ha sempre detto: voglio una città normale. E’ stato quasi un mantra della sua campagna elettorale. Il punto è stabilire il criterio di questa normalità. Così come il richiamo costante a radici e tradizioni, può avere un peso e un significato, ma all’interno di un percorso puntato sulla modernità. Che non è un vezzo, ma la capacità di inserire Avellino in un percorso che sappia guardare oltre, e non releghi questa terra alla marginalità.

Non è semplice. Ma il mestiere di sindaco è complesso anche per questo. Un primo cittadino non può limitarsi alla buona gestione ordinaria. Per quello basta anche un commissario (come Priolo, per intenderci). E neppure giocare con la enjoy city delle feste e festicciole. Non fanno male, per carità. Ma non ci fanno muovere di un passo.

Anche per questo, se il sindaco ha una capacità comunicativa riconosciuta, racconti alla città la sua visione di Avellino. Se questa visione non c’è, o è solo – come si diceva una volta – in nuce, beh, la sviluppi. E non basta provare a spostare (molto difficile), il tribunale al vecchio Moscati o il mercato altrove. Lì al massimo si razionalizza. Si confronti il sindaco con esperti, con l’opposizione, con pezzi di città. Non si può restare all’ordinario. E non si può morire di normalità, anche via social.

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