Avellino, spaccio di droga: pizzini e Instagram, poi incontri davanti a quelle scuole

Avellino. Spaccio di droga, quattro arresti. I dettagli nell'ordinanza: messaggi via Instagram e coi pizzini. Trattative davanti a quelle scuole.

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“Più volte ho comprato l’hashish davanti alla nostra scuola o a Viale Italia”. Così raccontava ai carabinieri di Avellino, uno degli acquirenti dei quattro indagati arrestati questa mattina, 11 ottobre, dai militari del comando provinciale. Nelle diciassette pagine di ordinanza, firmata dal gip Marcello Rotondi, viene ricostruita la mappa dello spaccio e le modalità utilizzate nelle trattative. Ce ne sono di analogiche, per così dire, e di digitali. Infatti, all’occorrenza, gli indagati utilizzavano i classici “pizzini” per riferirsi ad acquirenti e segnare le cifre ma, poi, non disdegnavano messaggi diretti su Instagram e Telegram.

Avellino, spaccio di droga: quattro arresti

Sono quattro i ragazzi finiti ai domiciliari (tre sono di Avellino: A.A., 19 anni, D.D., 19 anni e A.I., di 26 anni, mentre A.A., 19 anni, è originario di Pietradefusi). Lo spaccio di droga, principalmente hashish, avveniva all’ingresso di scuole, discoteche e locali.

L’indizio che ha fatto scattare l’indagine, coordinata dalla compagnia di Avellino, è stato raccolto durante un’altra inchiesta. I carabinieri, guidati dal capitano Francesco Nicolò Pirronti, avevano perquisito l’abitazione di un 19enne di San Tommaso, poi condannato in primo grado con rito abbreviato, per il sequestro di persona e le lesioni a un coetaneo di Altavilla Irpina. In un armadio, nella camera da letto, gli investigatori hanno trovato due “pizzini” con diversi nomi: cinque ragazzi e una ragazza. Accanto a ognuno c’era scritta una cifra, la strada e il tipo di droga venduta. In quel caso “Erba”: la marijuana.

Droga ad Avellino, le parole in codice: “Joystick, cioccolata, stecche”

Sono seguiti due arresti e gli interrogatori. I carabinieri sono così arrivati alle quattro persone finite ai domiciliari questa mattina. E hanno effettuato un appostamento in un parco di via Alfredo Amatucci, dove sono stati sorpresi tre giovani che hanno provato a disfarsi di due pezzi di hashish. Gli investigatori, a quel punto, hanno compreso di avere a che fare con un giro di spaccio più strutturato. E’ stata così chiesta l’autorizzazione a procedere con le intercettazioni.

Da quelle “conversazioni rubate”, i militari sono risaliti alle scuole davanti alle quali avvenivano le cessioni di droga, l’Ipia Amatucci e l’istituto Cattaneo. E hanno ricostruito come venivano concordate le trattative. Oltre che su Whatsapp, proprio attraverso i messaggi diretti di Instagram. E il linguaggio in codice utilizzato: “Cioccolata, Joystick”, fino al poco originale, “stecche” e “pizze”. Una serie di elementi che, uniti ai sequestri di droga e alle dichiarazioni degli acquirenti, hanno convinto la Procura a chiedere gli arresti, concessi dal gip.

Avellino, le basi dello spaccio fra i giovanissimi

Non solo la galleria di via Mancini, la vendita della droga avveniva anche nel cortile di cemento dell’Eliseo. Da tempo area abbandonata della città. Nei mesi scorsi i vigili urbani, in quella zona, sequestrarono anche siringhe e metadone. I prezzi, per le piccole cessioni di stupefacente, variavano fra i venti e i trenta euro.

Nei prossimi giorni gli indagati, assistiti fra gli altri dagli avvocati Alberico Villani e Roberto Romano, compariranno davanti al gip per essere interrogati. Dalle loro dichiarazioni potrebbero venire fuori altri elementi decisivi per l’indagine. Sulla quale continuano a lavorare i carabinieri della stazione locale, coordinati dal comandante Bruno Ronca.

Avellino, spaccio di droga. Il messaggio dell’Arma

Il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Massimo Cagnazzo, questa mattina ha illustrato l’operazione in conferenza stampa. E ne ha approfittato per ribadire quanto diffuso sia il fenomeno dello spaccio, purtroppo anche fra i più giovani. Ha assicurato massima attenzione dell’Arma, testimoniata dal piano di prevenzione straordinario focalizzato proprio con presidi davanti ai luoghi sensibili. Scuole, ma anche locali. Pattuglie in auto e carabinieri in borghese, per assicurare un controllo capillare del territorio.

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