Avellino, spari nelle auto di familiari di Genovese. Dopo la bomba sale la tensione

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Un’auto fatta esplodere con una bomba e altre tre crivellate di proiettili. Una scia di episodi inquietanti che si incrocia con Avellino. La prima vettura, un’Audi Q3, appartiene all’imprenditore Sergio Galluccio, le altre sono riconducibili a Damiano Genovese e suoi parenti. L’ex consigliere comunale di Avellino, è stato arrestato ieri con l’accusa di ricettazione e detenzione abusiva di una pistola e alcune munizioni.

Quella perquisizione è nata durante una indagine dei carabinieri di Avellino, per spiegare proprio l’attentato avvenuto a Galluccio. Ma dietro potrebbe esserci qualcosa di più grosso.

Bomba ad Avellino, auto crivellate di proiettili

Questa mattina l’ex consigliere è stato ascoltato dal sostituto procuratore, Vincenzo Toscano. E’ probabile che la Procura voglia ricostruire proprio cosa c’è dietro l’attentato a quelle auto. E capire perché l’episodio non sia stato denunciato. C’è qualche gruppo criminale emergente che ha messo nel mirino sia Genovese sia Galluccio? E’ questo il legame è che esiste fra l’esplosione a Rione Mazzini e i colpi di pistola nelle tre auto in contrada Sant’Eustachio? O forse la risposta è un’altra, legata a vicende più locali?

Interrogativi inquietanti. Su Avellino è calata brutta aria. Gli investigatori hanno le bocche cucite. Non una parola sulle indagini né sui risvolti che questi episodi potrebbero avere. Per strada la sensazione è che la situazione sia incandescente.

Sergio Galluccio, ascoltato dopo l’attentato, ha detto di non avere nemici né paura. Insomma, non sarà quell’esplosione a spaventarlo. Ora sarà interessante capire cosa abbia detto Genovese. E se domani deciderà di parlare davanti al giudice per le indagini preliminari.

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