Avellino. Stop auto. L’ordinanza certifica: rischio Pianodardine

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Nell’ordinanza che vieta la circolazione delle auto nel centro urbano di Avellino fino al 31 marzo (provvedimento – per intero lo potete leggere qui – che riguarda tutte le auto diesel euro 0-1-2-3 e benzina 0-1-2), ci sono passaggi che dovrebbero far riflettere tutti i residenti del capoluogo e dei comuni vicini. Sono stati focalizzati dai commissari straordinari, gli stessi che questa mattina, durante la conferenza dei servizi hanno bocciato il progetto di una fonderia da costruire a Pianodardine, e per molti dei motivi contenuti nell’ordinanza.

Inquinamento

Respiriamo il doppio di PM10 consentito dall’Oms

Il primo. Polveri sottili: i limiti proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità per proteggere la salute umana è pari a 20 PM10 (molto meno della normativa italiana). Ad Avellino passeggiamo allegramente tra le strade cittadine con oltre 40 PM10. Il doppio.

E non da oggi, ma da anni. Per intenderci, Avellino, piccola e immersa nel verde, è più inquinata di Napoli, Milano e Torino. Anzi, come già saprete, per quantità di Pm10 nell’aria è la più inquinata d’Italia (il Report Mal’aria di Legambiente). Un primo posto che non può inorgoglirci.

Inquinamento

Il peso delle emissioni del ciclo industriale

I commissari scrivono anche: “Il particolato PM10 risulta essere l’effetto del combinato di un complesso di fonti emissive: traffico veicolare pubblico/privato, riscaldamento degli edifici, combustione delle biomasse per il riscaldamento domestico, abbruciamenti in agricoltura, emissioni provenienti dal ciclo industriale, emissioni derivanti da camini aperti”.

Ora, considerate che il blocco della circolazione non ha mai dato grandi risultati (i valori di Pm10 non sono diminuiti più di tanto), e che la stagione estiva non è immune da gravi periodi di inquinamento (in questo caso i riscaldamenti non hanno peso), resta una voce che i commissari hanno inserito quasi alla fine della lista, “emissioni provenienti dal ciclo industriale”. Su quella gli attuali “amministratori” non possono intervenire. Lì c’è bisogno di scelte politiche, di interventi forti da parte dei rappresentanti a Roma di tutti i partiti, del coinvolgimento pieno di una Regione altrimenti distratta, dell’Unione industriale. Nessuno dice di chiudere le fabbriche, ma di avviare un graduale percorso di riconversione ecocompatibile.

Inquinamento

La particolare collocazione geografica

Non c’è altra strada. Nell’ordinanza che stoppa la circolazione lo spiegano gli stessi commissari: “La particolare collocazione geografica della città, ubicata in una valle a quota modesta e circondata da colline, comporta frequenti e intensi periodi di stagnazione atmosferica, con scarso rimescolamento verticale, cui si accompagnano fenomeni di inquinamento atmosferico intensi e prolungati”.

C’è poco da fare: o Avellino si trasferisce altrove o bisogna fare i conti con questa realtà. Ora è indispensabile aprire gli occhi: sono necessarie scelte definitive per risolvere un problema destinato solo ad aggravarsi. A partire da una mobilità ecosostenibile, e per finire a una zona industriale dove non sarà più possibile accumulare emissioni inquinanti. Il fragile equilibrio della città e della valle è stato spezzato. La soluzione stop alle auto (al momento l’unica praticabile), evita agli amministratori conseguenze giudiziarie (Galasso e Foti sono sotto processo per aver lasciato sforare il limite oltre i giorni consentiti). Ma non risolve nulla. E, una volta per tutte: i veleni di Pianodardine sono una faccenda che coinvolge e pesantemente la città. Fino a oggi, con l’esclusione di qualche ambientalista, la questione è stata ignorata, da cittadini e politici. Ora non è più possibile.

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