Avellino, speciale viale Platani: storia, cancro giallo e nuovi alberi in arrivo

Avellino. Reportage su viale Platani: storia, testimonianze, cancro giallo e nuovi progetti.

8' di lettura

Indice:

  1. Viale Platani: la storia
  2. Autori e testimonianze
  3. Dove il sole non si vedeva mai
  4. Il cancro colorato
  5. La battaglia degli avellinesi

Un viale alberato, una volta simbolo della città oggi emblema del degrado di Avellino. Dopo tanti secoli di storia quegli alberi secolari rischiano di morire. Il cancro colorato e l’indifferenza delle vecchie amministrazioni hanno dato il colpo di grazia a una zona diventata famosa grazie alla fantasia di un sindaco che amava la sua terra.

Viale Platani: la storia

Notizie di un viale alberato ad Avellino si hanno già tra il 1600 e il 1700. Sono molti i letterati locali che lo illustrano nei secoli. Il nome, in origine Viale dei Pioppi, nasce dall’opera dell’Abate Gian Battista Pacichelli, che illustra un imponente filare di alberi che arrivava fino a quella che oggi è Piazza della Libertà. Un percorso che partiva da Torrette di Mercogliano. Dopo l’Unità d’Italia avvenuta nel 1861, la toponomastica del capoluogo irpino viene cambiata.

Il tratto tra l’attuale via De Concilij e la principale agorà cittadina viene intitolato a Vittorio Emanuele II. Il Viale dei Platani però verrà sempre chiamato così fino ai primi dei 1900. In quegli anni si deciderà di dargli il nome di viale Regina Margherita. Prima di diventare Viale Gramsci e poi Viale Italia, designazione ufficiale che lo contraddistingue ancora oggi.

La cultura dell’albero è sempre stata al centro dell’attenzione in Irpinia. Si ricorda in particolare la decisione del 1812 dell’intendente Giacomo Mazas che obbligava sindaci e privati, che con i loro territori toccavano la strada regia, a piantare un filare di alberi sui cigli della strada. In questa riforma furono coinvolti ben dieci comuni irpini ma solo con un richiamo, un anno dopo, la legge fu applicata.

Nella seconda metà del 1800 però ci fu una rivoluzione del viale dei Platani da parte del sindaco di Avellino, Catello Solimene. Il primo cittadino decise di dare un nuovo look al viale creando il doppio fiale alberato. Si dice che Solimene decise personalmente dove far piantare i platani. Anziano e pieno di acciacchi, camminando con il suo bastone infatti, il primo cittadino seguì i tecnici comunali e indicò loro dove installare le essenze che ancora oggi campeggiano tra le aiuole.

Molto curiosa è anche la forma che col tempo ha acquistato il viale che è diventato una galleria naturale. Avellino è sempre stata una zona ventilata e proprio quel vento, che a qualcuno può dare fastidio, nei decenni passati ha modellato le storiche piante dando vita a un’attrazione unica nel suo genere.

La “galleria naturale” dei platani di Viale Italia (foto di avellinesi.it)

Autori e testimonianze

Viale Platani è diventato famoso grazie alla sua posizione. Il filare alberato infatti passa davanti la Caserma Berardi, importante luogo cittadino frequentato da giovani di tutta Italia soprattutto durante la seconda guerra mondiale. Anche vari autori italiani hanno parlato dello storico viale avellinese nelle loro opere. Si ricordano in particolare: Francesco De Franchi nel settecento, Cesare Malpighi e Renato Fucini nell’ottocento, Dante Troisi nel novecento e Carlo Montella nel 2003.

Grazie alle varie testimonianze di lavoratori e turisti che sono passati col tempo in città, il viale è diventato ben presto un simbolo per Avellino. Oltre ad essere un luogo fresco dove passare le giornate più calde, per molti era un posto romantico e unico nel suo genere, un’oasi verde magica incastonata tra l’urbanizzazione e la confusione della città.

Dove il sole non si vedeva mai

Oggi parliamo con chi ha qualche ruga in più sul viso: “Quando si entrava ad Avellino, dalla zona ovest, si rimaneva incantati dal tanto verde che c’era. In estate tutta l’area era piena di giovani e anziani che si volevano riparare dal sole cocente. Tanto che gli alberi erano maestosi e folti, non passava un filo di luce. Le case e la strada erano sempre all’ombra.”, ci dice un’anziana signora.

“Ogni famiglia con dei bambini piccoli, percorreva con i passeggini tutto il viale. Era terapeutico in estate soprattutto per i neonati”, conclude la “nonna” Titina.

Se da un lato gli alberi erano belli e utili a portare un po’ di fresco nelle strutture di viale Italia, dall’altro davano fastidio. C’è chi, nel corso degli anni, ha chiesto il loro abbattimento. Per fortuna, aggiungiamo noi, senza riuscirsi. Purtroppo, a decimare il viale alberato ci ha pensato la malattia e l’incuria da parte di chi doveva occuparsi della manutenzione.

Viale platani agli inizi del 1900 (foto di avellinesi.it)

Il cancro colorato

Una delle principali cause del degrado del viale dei Platani del capoluogo irpino è il cancro colorato. Si tratta di un pericoloso fungo, che in poco tempo infett la pianta fino a rendere necessario l’abbattimento. Altrimenti scatterebbe il contagio per gli altri alberi intorno. I primi sintomi si evidenziano sul tronco e sulla chioma dell’albero. Il parassita mangia l’interno del tronco, lasciando l’albero in vita per un po’, però vuoto dentro. Perciò il pericolo maggiore è proprio nei centri abitati dove i platani con un vento forte possono rischiare il crollo e causare danni importanti.

Dal 2012 a livello nazionale è obbligatorio l’abbattimento delle essenze malate e di quelle circostanti, vicine all’albero incriminato. Il cancro colorato infatti si trasmette col semplice contatto tra un ramo malato e uno sano e perciò si cerca di circoscrivere il più possibile il parassita. La prima volta che si è parlato di questa malattia è stato nel New Jersey intorno agli anni trenta del novecento. In Italia il cancro colorato è arrivato per la prima volta nel 1954. Precisamente a Caserta dove ha portato all’abbattimento degli alberi monumentali che custodivano l’accesso alla Reggia. Nei anni settanta poi la malattia si è diffusa in tutto lo stivale arrivando anche al nord, in Liguria, Veneto e Piemonte.

Secondo le norme nazionali, gli alberi malati devono essere abbattuti nel periodo più caldo dell’anno, giugno – agosto, in assenza di vento. La segatura malata infatti può con molta facilità contaminare i platani sani. Il legno affetto dalla malattia, poi, deve essere appoggiata su dei teli in plastica per evitare che la polvere della pianta si disperda e quegli scarti vegetali devono essere smaltiti con l’appiccamento (bruciandoli). Dopo il taglio, il terreno va bonificato con un trattamento a base di funghicidi.

Un altro problema che ha causato la fine del viale è stata la pessima manutenzione che è stata fatta agli alberi. Nei decenni precedenti, gli alberi venivano potati in modo maldestro e inconsapevolmente si è diffuso il cancro giallo con molta più facilità. Questo ha portato al taglio di decine e decine di essenze che non sono mai state sostituite.

Cancro colorato del platano – Foto di repertorio

La battaglia degli avellinesi

Per fortuna con gli anni sono state trovate delle soluzioni per debellare il cancro colorato. Un’azienda francese ha infatti sperimentato una nuova essenza, geneticamente modificata, capace di resistere alla terribile malattia.

Due anni fa è stata indetta una petizione online per riqualificare il viale. Sulla piattaforma internazionale change.org, in quattro mesi sono state raccolte 1500 firme. Una volta portate al comune, allora guidato dal sindaco Paolo Foti, gli amministratori hanno accolto la proposta di dare nuova vita al viale con la piantumazione di nuovi platani. Questa volta sarebbero stati della specie “Platanor vallis clausa”, resistenti al cancro colorato. Nella primavera del 2018, all’altezza della caserma Berardi, sono state piantate le prime quattro essenze per sperimentare la loro resistenza. Con lo sblocco di un finanziamento di 360mila euro, sono stati annunciati ben 44 altri platani nel viale, una pista ciclabile, un nuovo manto stradale e una rotonda.

Ancora oggi però, dopo tre amministrazioni (Foti, Ciampi e il commissario Priolo) e per motivi burocratici, i lavori non sono stati ancora affidati. L’amministrazione Festa però è riuscita a piantare venti nuovi platani, grazie a dei fondi superflui di un progetto dell’Isochimica, infatti, la giunta avellinese ha deciso la scorsa settimana di installare delle giovani essenze di Platanor vallis clausa.

Si tratta di una prima vittoria da parte dei cittadini che tempo fa avevano chiesto una manutenzione straordinaria in tutta la zona, caduta ancor di più nel degrado con la chiusura dell’ospedale Moscati.

Questo è stato un primo passo da parte delle istituzioni che hanno il dovere di salvaguardare un monumento naturale come Viale dei Platani. La speranza maggiore è quella di vedere col tempo altri alberi piantumati, pronti a incantare e far sognare le tante persone che visiteranno la nostra Avellino.

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