I tre grandi progetti di Festa: ex Moscati, Bocconi, Tribunale

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In consiglio comunale era il giorno delle linee programmatiche per l’esecutivo di Gianluca Festa. Il contenuto era noto, eccetto un punto, che il sindaco ha voluto tenere per sé, lasciando nel buio più totale il resto del consiglio e la cittadinanza: le grandi opere.

Ne ha parlato al termine di un intervento fiume, ricco di buoni propositi, ma un po’ scarso di visione. Le grandi opere sarebbero tre. E tutte e tre suscitano una certa perplessità. Eccole: la struttura dell’ex ospedale Moscati, lungo viale Italia, da acquisire dalla Regione (in cambio del sito che ospita la Città Ospedaliera), per fare non si sa bene cosa, con quali soldi e perché. Obiettivo rivitalizzare quella zona della città. Come dire: un’idea non chiara per un obiettivo incerto.

Caserma Bocconi

Il secondo grande progetto: acquisire parte della Caserma Berardi. Per far diventare quell’area la “Bocconi del Sud” (parole del sindaco), convogliando imprese e alta formazione. Come dire: boom! Magari, sindaco. Ma qui davvero, tra il dire e il fare, c’è di mezzo tutto l’universo.

Il tribunale nella torre

Il terzo grande progetto riguarda la delocalizzazione del tribunale (“che potrebbe andare in una delle torri”), abbattere l’attuale palazzo di giustizia per realizzare una grande piazza e un mega parcheggio sotterraneo. Una proposta non nuova (ne parla da sempre – ad esempio – Giovanni D’Ercole), ma che si è sempre scontrata con il muro della realtà.

A dire il vero ci aspettavamo molto di più dai “grandi progetti”. Anche perché il resto delle linee programmatiche sono state un po’ ordinarie. Niente di così innovativo. Ma soprattutto, nulla che indichi una precisa direzione per Avellino. Manca una scelta forte e strategica.

Fondazione cultura

Qualche esempio. Sulla cultura: “Faremo la Fondazione di partecipazione che metterà insieme teatro Gesualdo, Eliseo, Villa Amendola e Casino del Principe”. Bene, ma anche in questo caso: per fare cosa? E poi, sempre cultura: “Avellino diventerà città degli eventi, perché si trova in una posizione geografica privilegiata, al centro della regione”. Mah, un po’ generico.

Più o meno uguale per il turismo: “Faremo l’agenzia del turismo, in città già arrivano migliaia di turisti (e qui il sindaco con autoironia ha citato la ferita aperta dei tedeschi ndr), faremo in modo che apprezzino la città, faremo crescere il brand Avellino”. Tutto bello, tutto giusto. Ma come?

Il resto delle linee programmatiche hanno riguardato l’ambiente (con la tolleranza zero per chi sporca e vandalizza piazze e giardini), la riorganizzazione della macchina comunale (con annessa e molto delicata esternalizzazione del servizio di riscossione tributi), l’area per gli amici a quattro zampe, da concertare con i comuni dell’area vasta. Mentre ha ribadito: il “consumo di suolo zero è un dogma”, e riproposto la rigenerazione e il recupero di tutte le periferie. Oltre ad assicurare il massimo impegno per intercettare i fondi europei e cancellare i segni quarantennali del terremoto.

Tutte cose condivisibili, ma che più o meno rientrano nell’ordinaria amministrazione (alcune già attivate sia dall’esecutivo Foti, sia dal commissario Priolo).

Il pre dissesto dimenticato

Ma il grande assente nell’intervento di Gianluca Festa è stata – come ha fatto notare il consigliere Dino Preziosi – una questione di primaria rilevanza per il presente e futuro prossimo della città: il piano di rientro finanziario attivato con la dichiarazione di pre dissesto. Che ha evitato il default dell’ente, ma ancorato la gestione del comune a rigidi paletti di spesa.

La scelta del sindaco di andare a braccio non è stata forse felice. Magari avrebbe potuto dettagliare in modo più preciso alcuni argomenti, evitando – non potevamo non notarlo – la retorica che ha caratterizzato l’ultima campagna elettorale, con continui richiami al “popolo”, al “senso di appartenenza”, gli accenni “all’orgoglio, ai valori, alla smart city e al decisionismo”.

Ok, è solo l’inizio. Magari l’esecutivo al lavoro potrà elaborare con maggiore chiarezza quelle che sono sembrate solo dichiarazioni d’intenti. E col tempo delineare una strategia efficace e concreta per il futuro della città.

Per finire, una richiesta arrivata proprio da Preziosi: “Sindaco ci dica se ad Avellino potremo ancora assistere a partite di calcio e di basket”.

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