Racconti

Azzurro, nero, rosso…

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Dopo il primo racconto di Nunzio Cignarella, l’iniziativa di The Wam “Un racconto in una cartella” arriva al secondo appuntamento. Con la storia di Alessia Lauro (nome d’arte). Il progetto è aperto a racconti in 3mila battute. Per partecipare è semplice: inviateci il vostro scritto (sulla nostra pagina Facebook, ma anche via mail a bottegacollettiva@gmail.com). I migliori testi saranno pubblicati sul sito e faranno parte di un ebook distribuito gratuitamente. Aspettiamo i vostri lavori. Buona lettura.

IL RACCONTO

La prima cosa che notò fu un livido, un’ombra azzurrina vicino al bordo degli slip. Lo infastidì non tanto l’idea che qualcun altro avesse accarezzato quella curva dolce e promettente, ma che lo avesse fatto con una certa brutalità.

Come si era permesso? Le avrà fatto male? La sua pelle era cosí delicata che quel livido poteva esserselo fatto in qualunque modo e se ne dimenticò presto.

Un altro giorno poi gli sembró di vedere una manica di latex nero, lucido che spuntava dalla valigia. Fu un attimo, mentre lei finiva di preparare i bagagli, tranquilla e incurante dello sguardo sempre distratto di lui.

Se la immaginò per un momento con indosso una tutina attillata e i tacchi alti. L’idea lo fece sorridere, eppure le sarebbe piaciuto vederla vestita così, col quel fisico asciutto da runner, le belle gambe tornite. Lasciò andare via anche quel pensiero improbabile, chissá cosa aveva visto. Però non fu più tanto distratto…

E notó che le trasferte erano diventate più frequenti, notó che lo chiamava sempre lei, mai alla stessa ora, mai troppo tardi, telefonate sbrigative, forse non voleva essere disturbata?

Con lui era sempre la stessa, affettuosa e irascibile in parti uguali, sorridente e musona. Passava ore a casa la sera chattando con le sue amiche di sempre, a volte le notava un sorriso malizioso. Non riusciva a sospettare di lei, sincera e sfacciata com’era, se avesse avuto qualcuno glielo avrebbe detto.

Racconto in una cartella...

Un sabato eccola che rientra con i capelli corti e rossi, la osservò da sopra gli occhiali con il libro a mezz’aria, adorava i suoi capelli neri e lunghi e gli si strinse il cuore all’idea di non poterli più accarezzare.

Riconobbe i suoi occhi brillanti e il sorriso aperto, era bellissima e sexy, gli piaceva, moltissimo, ma era ancora sua moglie?

E un giorno tornò a casa e si accorse che era andata via, di fretta, non da sola, forse per sempre. Nella loro stanza, dall’armadio ancora aperto aveva preso pochissime cose.

Aprí il cassetto della biancheria e ci trovò un meraviglioso collier di diamanti e smeraldi.

Seduto sul bordo del letto, cominciò a piangere frustrato e deluso, un gioiello così lui non avrebbe potuto permetterselo. E quest’altro, invece, poteva comprargliene talmente tanti che non si era nemmeno preoccupata di portare via questo. Eppure, pensò, tirando su col naso, a lei i gioielli non erano mai piaciuti.

Squillò il telefono, era l’avvocato. Laura non perdeva tempo.

“Giovanni sono desolato e incredulo!”

“Anch’io” e non riuscì a continuare tra i singhiozzi.

“Laura, con quelle due cretine, ma come le è venuto in mente? Svaligiare una gioielleria vestite con una tutina, come le ladre di “Occhi di gatto”. Ma cosa pensavano di fare? E dai! Ma non poteva trovarsi un amante come fanno tutte?”

 “Eh? Come? No, scusa, raccontami tutto dall’inizio! Sono così confuso!”

E mentre ascoltava le acrobazie della moglie rapinatrice sorrideva contento.

Mia moglie non ha un altro, è solo … è solo impazzita.

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