Cultura

Baby Boomers, quando è necessario ribellarci

Fra dieci anni e un futuro dispotico. Gli anziani sono i primi a dire no, trascinando i giovani. Un romanzo di Mario Pacchiarotti…

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7' di lettura

Se sei un baby boomers questo libro dovresti leggerlo. Ma dovrebbero farlo anche i tuoi figli. Viene raccontato che in un futuro distopico, e l’autore lo fa con il tocco lieve, complesso ed efficace dell’ironia, due generazioni saldano un patto generazionale per tentare di sottrarsi a una “democratica” dittatura.

Una storia ambientata negli anni ’30 di questo millennio, cioè dietro la porta.

L’autore è Mario Pacchiarotti, un informatico prestato alla scrittura, che tardi ha scoperto il piacere del narrare. Il libro è “Baby boomers – Siamo una goccia che diventa mare”. E quel futuro prossimo disegnato nella storia, un po’ ci inquieta. Un po’ ci fa sperare.

Baby Boomers: Marco Pacchiarotti
Mario Pacchiarotti

Abbiamo incontrato Mario Pacchiarotti. Ci ha raccontato della sua opera, Baby Boomers. Ma anche di editoria digitale. E non solo.

Al centro il rapporto tra generazioni

Puoi dirmi come è nata la storia di Baby Boomers, qual è stato lo spunto, la chiave…

«È difficile stabilire in modo preciso il momento in cui nasce l’idea, ma so bene quali erano i temi e le domande che avevo in testa. Uno è quello del rapporto tra generazioni. La nostra in particolare e quelle ultimissime, Millennium o appena precedente. Un altro tema ruota intorno al modo tutto italiano, ma forse non solo italiano, di pensare che se le cose non vanno bene la colpa è sempre di altri. Magari di chi governa. Questo è un tema essenziale. Infine, forse meno intuibile, ma presente, avevo una domanda forte: quando arriva il momento in cui un cittadino è eticamente in diritto di ribellarsi? Con una certezza: non è facile capirlo. E una domanda collaterale legata a questa: come capisco se la mia democrazia è diventata un regime?  Perché capirlo è molto più difficile di quanto non si pensi. Queste le domande. Mi piaceva anche sviluppare quel contrasto ideale tra l’età avanzata, apparentemente incompatibile, e la ribellione. Poi ho iniziato a delineare la storia e i personaggi.

Baby Boomers: I libri

Un dispotico regime democratico con un grande consenso

Quando è ambientata la tua storia sui Baby Boomers, in quale clima, e quali sono le motivazioni che spingono gli anziani a dire basta…

«Inizia nei prossimi anni trenta. Il clima è distopico. C’è una forza politica, non identificabile con le attuali, che in qualche modo ottiene un grande consenso. Una maggioranza schiacciante. È una democrazia. Gli italiani hanno votato, ma il clima è oppressivo, e lo è in maniera sottile. Con alcune caratteristiche particolari, come l’amore per i grandi edifici pubblici (il Parlamento viene costruito dove oggi c’è un parco). E leggi che tassano in maniera più dura i giovani e gli anziani. Un clima tale per cui una persona sostanzialmente onesta come il commissario che è uno dei protagonisti, rimane fedele allo stato, ma è pieno di dubbi. Perché i vecchi sono quelli che si ribellano? Perché in realtà a pensarla come loro sono pochi. Forse i più giovani, che però non hanno né la forza né un esempio da seguire. Lo fanno perché hanno un’intuizione. D’altra parte sono anziani un po’ particolari, giocano online, e ognuno di loro è in qualche modo speciale. Hanno l’intuizione, provano a realizzarla. È un tentativo forse senza speranza».

Gli anziani del racconto sono tutti un po’ speciali

Ci provano gli anziani anche perché a differenza delle nuove generazioni hanno comunque vissuto nell’adolescenza quel clima di ribellione che animava gli anni ‘70?

«Questo, a essere sincero, non lo avevo coscientemente pensato. Hanno vissuto in un mondo dove era necessario decidere, dove decidere contava. Questa è la mia idea, ma forse sì, in fondo ci può stare. Ognuno degli anziani della storia in realtà ha un vissuto. C’è il militare tradito dal suo stesso stato, lui non era certo un sessantottino. È più legato all’occasione. È il gruppo che tutto insieme si ritrova in una situazione e la proposta di uno di loro diventa inevitabile da seguire.

L’alleanza giovani – anziani, è una soluzione narrativa sempre singolare, anche perché la ribellione è spesso stata quella dei primi contro i secondi. Oggi la divisione e quasi lo scontro generazionale scorre un po’ sottotraccia, ma in qualche modo è assai profondo, radicale. Forse più di prima.

«E’ uno scontro più sulla carta che in realtà. Almeno all’apparenza. I padri che possono mantengono i figli nell’agio. Per alcune classi sociali non sono i soldi a mancare e i giovani vivono oggettivamente meglio dei loro genitori. Possono studiare, viaggiare, uscire la sera… Ma il malessere si nasconde su un piano più profondo. Che prima o poi esploderà. Per non parlare delle classi meno fortunate. Lì i giovani vivono già peggio dei loro genitori.  Nel libro più che un’alleanza c’è un passaggio di consegne. È come accendere una miccia. L’esplosivo c’era già, diciamo così».

Questo tipo di malessere mi sembra di capire è anche la chiave del racconto sui Baby Boomers…

«E’ uno dei motori. Nel libro non cerco di dare risposte e soluzioni, ma di inquadrare queste domande e provare a ragionare sui possibili sviluppi. Sono un ottimista, quindi spero sempre che le cose prendano una piega positiva. Alcuni mi hanno detto che la mia non è una distopia ma un’utopia ».

Prima di questo libro sui Baby Boomers hai scritto una serie di racconti, anche quelli ambientati in un futuro riconoscibile?

«La raccolta non ha una struttura che lega i racconti. Mi piace inventare e ognuno ha una sua diversa genesi e ambientazione. Alcuni sono ambientati nel futuro, altri no. È molto varia. La costante è una certa vena ironica».

Baby Boomers: il Sad Dog
Il Sad Dog al completo

Baby Boomers: quando scrivere è anche il piacere di confrontarsi

Fai anche parte di un collettivo…

«Sì, il Sad Dog Project. E partecipo spesso a Minuti Contati (che ha anche una interessante app). È una community dove scrittori e aspiranti tali si confrontano scrivendo, in una serata, racconti brevi. Molto divertente da autore e molto interessante per chi ama leggere storie di quelle dimensioni. La qualità è spesso alta. Sad Dog Project invece è un gruppo di 4 scrittori che collaborano come una sorta di casa editrice, con un approccio editoriale professionale. Entrambe le esperienze mi danno molto».

Penso sia importante per chi scrive avere un confronto costante con chi ha la stessa passione, molti invece preferiscono chiudersi…

«Completamente d’accordo. Tra l’altro c’è una linea di pensiero che vuole gli autori in perenne contrasto. In questi due casi(Sad Dog e Minuti contati ndr), succede esattamente il contrario. Tra l’altro con Sad Dog è capitato di aiutare a pubblicare anche altri autori, e mi auguro succeda ancora».

Baby Boomers: libri in esposizione

Nel self publishing tanti racconti di ottima qualità

Ritieni che l’autopubblicazione, come quella che hai fatto con i Baby Booners, sia un po’ come il punk , che all’epoca ha ribaltato il concetto di musicista (legato molto alla tecnica) e spinto tanti giovani spesso capaci solo di mettere insieme qualche accordo a riunirsi in un garage e suonare (e a volte con risultati straordinari)? Con gli e book indie molti che rinunciavano in partenza all’idea di pubblicare un romanzo oggi invece possono provare, sperimentare e ambire anche a raggiungere un buon numero di lettori…

«Il self publishing è un mondo complesso. Io ho un’estrazione indie come autore di software e mi è sembrato naturale procedere in questo modo anche per l’editoria. La realtà è che tutto il self viene visto dai lettori, prevalentemente, come un mondo di pessima qualità. Ed è inviso ad almeno una parte consistente degli editori.  Tuttavia ci sono oggi molti autori, anche in Italia, che producono prodotti di buona e ottima qualità. Certo è tutto più complesso, sei in pratica un autoeditore. Noi di Sad Dog pubblichiamo in entrambe le modalità, come indie e con editori. Almeno finché non ci proporranno – sorride – un contratto milionario». (A proposito di autori indipendenti, leggine uno che scrive davvero bene di alieni)

La difficoltà maggiore per far emergere un buon lavoro indie è la promozione, tu come ti muovi?

«Ho provato a seguire varie strade, ora mi sono dedicato all’unica forma di promozione che credo funzioni: scrivere altre cose e sfornare storie. Questo dovrebbe essere l’anno buono per una nuova antologia di racconti».

Certo, ma per far conoscere il tuo lavoro usi social (e se sì in che modo), incontri pubblici…

«Sì, social, contatti con blogger e altri influencer, ma anche canali di promozione. Incontri non molto, ma qualche fiera vale la pena. Il problema vero è che un indie difficilmente riesce ad arrivare in libreria».

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