In pensione da 40 anni: il conto salato dei baby pensionati

Baby pensionati: generazioni che hanno smesso di lavorare a 40 anni e percepiscono la pensione dal 1980, sono costate all'Inps 7,5 miliardi l'anno. Il risultato è che ci sono italiani che hanno passato il triplo della loro esistenza in pensione rispetto agli anni di lavoro. I giovani, con un reddito incerto e un futuro previdenziale tutto da decifrare, lavorano per pagare quelle pensioni antiche...

5' di lettura

Ad appesantire i conti dell’Inps sono i baby pensionati, quelli che sono in pensione da 40 anni e continuano a ricevere il trattamento. Mese dopo mese. Ce ne sono oltre mezzo milione. Risalgono al 1981 e agli anni precedenti. Si tratta di pensioni di vecchiaia, ai superstiti, e di invalidità previdenziali.

Il dato è stato rilevato dall’Osservatorio Inps sulle pensioni 2021.

Sono per la precisione 561mila pensioni. Un numero che cala fino a 318mila se non si considerano le pensioni di invalidità.

I baby pensionati (di allora), hanno pesato e pesano come un macigno sui conti pubblici.

E sono così suddivise:

  • Pensioni settore privato (fino al 1980): 423.009
  • Pensioni settore privato (nel 1981): 67.245
  • Pensioni settore pubblico (fino al 1980): 53.274
  • Pensioni settore pubblico (nel 1981): 17.508

C’era ancora l’Unione Sovietica e il presidente Pertini

Assegni che sono stati rilasciati per la prima volta in un’epoca storica lontanissima: c’era l’Unione Sovietica, il presidente della Repubblica era Sandro Pertini, quello del Consiglio Giovanni Spadolini e l’Irpinia era stata appena devastata dal terremoto.

Un’altra Italia, un altro mondo. E tanti, all’epoca, anche a meno di 30 anni di età sono andati in pensione. Utilizzando una misura introdotta dal governo democristiano di Mariano Rumor. All’epoca, e per venti anni, fino a quando quella misura non venne cancellata nel 1992 dall’esecutivo di Giuliano Amato, centinaia di migliaia di persone sono andate in pensione a un’età che per molti giovani è oggi quella del primo impiego.

Baby pensionati con l’assegno assicurato da 41,84 anni

Quei baby pensionati percepiscono l’assegno da 41,84 anni, per un importo medio di 587 euro.

L’età media di quelle pensioni di “vecchiaia” al momento della liquidazione era di 53,76 anni.

Oggi sono in vita i baby pensionato che hanno percepito il primo assegno a un’età più giovane.

Le regole dell’epoca

All’epoca le regole per l’accesso alla pensione erano molto diverse. Le donne andavano in pensione di vecchiaia a 55 anni.

Per le pensioni liquidate nel 2020, nel settore privato l’età media è di 67,02 anni, con una decorrenza di 64,17 anni per la vecchiaia (una categoria che comprende anche le uscite per pensione anticipata).

Per il settore pubblico l’età media alla decorrenza delle pensioni che risalgono almeno al 1980 è di 41.2 anni, con l’età media per le 21.104 pensioni di vecchiaia di 44 anni (!) e un importo medio di 1.525 euro.

Baby pensionati: in pensione con 14 anni di contributi!

I baby pensionati hanno potuto usufruire di una norma (vista oggi è una follia), che ha consentito alle donne dipendenti pubbliche di andare in pensione con 14 anni, sei mesi e un giorno di contributi.

Altre norme consentivano invece di uscire dal lavoro dopo 20, 25 anni di contributi. Molto prima dei 50 anni. Baby pensionati, dunque, e sono ancora in vita decine di migliaia: hanno vissuto la fetta maggiore della loro esistenza percependo la pensione.

In 40 anni il mondo è cambiato. I baby pensionati provengono direttamente da un’altra dimensione…

Volete sapere l‘età media delle pensioni liquidate nel 2020?

Nel pubblico l’età media è di 65.8 anni (più bassa per quelle di vecchiaia, 63,9 anni).

Ai “meravigliosi” anni ’80 risalgono anche 16.787 pensioni di inabilità (età media alla decorrenza di 38,2 anni) e 15.383 assegni ai superstiti con 40,8 anni alla decorrenza (e un assegno medio di 1,181 euro, naturalmente tutto retributivo).

Baby pensionati: sono costati allo Stato 7,5 miliardi l’anno

Sapete quanto sono costati i baby pensionati: 7,5 miliardi di euro l’anno. Moltiplicate quella cifra per 40 anni…

E non poteva essere altrimenti: hanno in trascorso in pensione il doppio o il triplo del tempo passato a lavorare.

Un lusso oggi neppure immaginabile.

Baby pensionati: le conseguenze

Quell’epoca ha avuto effetti deleteri sui nostri conti pubblici.

«Le baby pensioni – ha dichiarato al Sole24Ore Alessandro Rosina, ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano – sono forse l’esempio più eclatante di un Paese che, dopo l’intensa crescita e mobilità nei trent’anni gloriosi del dopoguerra, ha perso la propria visione di un futuro solido e condiviso da costruire».

Il risultato è che oggi sono pochi i giovani che lavorano e devono contribuire a pagare assegni generosi a generazioni precedenti andate in pensione con il vecchio sistema. Nel frattempo però la propria pensione è legata ai contributi versati.

Risultato: hanno condizioni di lavoro e di reddito incerte e un futuro previdenziale più a rischio.

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