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Badante convivente: quale categoria scegliere?

Badante convivente: in questo articolo vediamo le differenze tra le diverse tipologie di contratto per scegliere il corretto livello di inquadramento del collaboratore.

di The Wam

Dicembre 2021

Stai per assumere un badante convivente e non sai qual è la giusta categoria di inquadramento secondo il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro domestico? (aggiungiti al gruppo Telegram di news su invalidità e Legge 104 ed entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Lo vediamo insieme in questo approfondimento sul tema che chiarisce le differenze sulla base di mansioni e orari.

INDICE

Inquadramento badante convivente

Per badante convivente si intende un collaboratore domestico o una collaboratrice impegnati nell’assistenza di una persona che ha bisogno di aiuto nello svolgimento di diverse attività quotidiane.

La prima distinzione fondamentale per capire qual è la corretta categoria di inquadramento per la stipula del contratto riguarda il livello di autosufficienza dell’assistito e le mansioni che svolgerà il lavoratore.

Infatti se il badante dovrà fornire un servizio di assistenza di base a una persona autosufficiente, la corretta categoria di inquadramento sarà il livello BS.

Se invece il collaboratore dovrà occuparsi di una persona che non è in grado di provvedere da sé alle necessità di base, dovrà essere inquadrato con il livello CS o DS.

Il primo è l’inquadramento per lavoratori senza titolo di studio specifico, mentre il secondo è il livello corretto per collaboratori con diploma o certificazioni professionali di assistenza alla persona (ad esempio OSS e operatori sanitari).

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Tipologie di contratto e orario di lavoro

Se assumi un badante convivente di livello BS, il suo orario di lavoro potrà essere part time o full time.

In questo caso un contratto part time ha un monte orario massimo pari a 30 ore alla settimana e una retribuzione lorda di 616,18 euro al mese.

Se le ore settimanali sono inferiori a 30, la retribuzione non può essere proporsionata; quindi un badante convivente che lavora 30 ore dovrà ricevere la stessa somma di uno che fornisce assistenza 15 ore a settimana.

Ciò che invece viene ricalcolato sulla base del numero effettivo di ore previste dal contratto sono i contributi.

Nel caso di un badante convivente a tempo pieno la soglia massima settimanale è fissata a 54 ore. Anche in questo caso se il monte ore settimanale è inferiore, la retribuzione minima non può essere ricalcolata, ma diminuiscono i contributi a carico del lavoratore e anche quelli a carico del datore di lavoro.

Se invece assumi un collaboratore convivente di livello CS o DS potrai stipulare solo contratti a tempo pieno, questo perché si prevede che una persona non autosufficiente abbia bisogno di assistenza continua.

L’orario settimanale massimo è di 54 o 40 ore. Nel caso in cui si concordi un orario di lavoro inferiore, la retribuzione mensile lorda non potrà essere diminuita rispetto a quanto stabilito dal CCNL.

Speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza, ma se hai ancora dubbi sull’inquadramento del badante convivente non esitare a scriverci su Instagram.

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