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Badanti bloccate in Ucraina, la sanatoria è a rischio

Badanti bloccate in Ucraina, la sanatoria è a rischio: le donne che hanno lasciato il nostro Paese e non riescono a rientrare perderanno il permesso di soggiorno.

di The Wam

Marzo 2022

Badanti bloccate in Ucraina, la sanatoria è a rischio. Sono tante la badanti ucraine ritornate in Patria per restare accanto ai familiari durante la guerra. (leggi su Telegram tutte le news sul lavoro domestico. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Hanno presentato le dimissioni e sono volate in patria. Molte sono andate prima dell’inizio del conflitto o subito dopo, quando la situazione era grave ma non disastrosa. E un viaggio di rientro in Italia, magari insieme a qualche parente, sembrava del tutto possibile.

Invece in tante sono rimaste bloccate, sotto i bombardamenti. Alcune vorrebbero rientrare, ma non possono. Altre hanno deciso di restare accanto ai figli, al marito e ai genitori.

Badanti bloccate in Ucraina: sanatoria rischio

Ma tante di loro rischiano di perdere la sanatoria che era stata richiesta nell’agosto del 2020. Ricordate, quella che era stata avviata per dare una opportunità ai lavoratori dell’agricoltura e che invece è stata colta per l’85% proprio dalle badanti e dalle colf arrivate dall’Ucraina.

Perdere la sanatoria significa perdere tutto quello che a fatica avevano costruito nel nostro Paese.

Altre donne ucraine che lavorano in Italia avrebbero voluto rientrare a casa, ma proprio per il timore di perdere l’occasione per regolarizzarsi hanno rinunciato e vivono con costante angoscia questi giorni difficili.

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La legge lo dice espressamente: chi lascia il territorio italiano prima della risposta sulla richiesta di sanatoria rinuncia di fatto anche al diritto alla regolarizzazione.

Una situazione particolarmente complessa. Fa da contraltare all’emergenza profughi in arrivo dalla nazione aggredita dalle forze armate russe.

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Badanti bloccate in Ucraina: le richieste esaminate

Non si conosce il numero esatto delle donne ucraine che si trovano in questa situazione. Il ministero dell’Interno ha laconicamente detto che il 60% delle richieste sono state esaminate. Senza però specificare quante sono state accolte e quante rigettate.

Badanti bloccate in Ucraina: priorità del Viminale

In realtà la situazione è più complicata di quanto voglia far sapere il Viminale. Basta un dato: è stato ordinato all’Ispettorato del lavoro che si occupa di valutare il secondo esame delle domande, di dare assoluta priorità alle istanze presentate dalle lavoratrici ucraine.

Resta da capire perché per un anno e mezzo la procedura si è mossa con una lentezza incomprensibile.

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Badanti bloccate in Ucraina: perderanno tutto

Basta un dato per comprendere cosa abbia generato ancora una volta la lentissima macchina burocratica italiana: per un anno e mezzo queste donne, in attesa di una risposta, hanno dovuto rinunciare a rientrare in patria. Non hanno potuto assistere o rivedere i figli, i parenti, partecipare a funerali o matrimoni. Ferme, bloccate in Italia, per non perdere il diritto alla sanatoria.

E ora, tutte quelle donne che non sono riuscite a restare lontano dai familiari in pericolo, rischiano di perdere tutto. In Italia come in Ucraina.

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Badanti bloccate in Ucraina: 500 euro

Oltretutto, ed è bene specificarlo, per fare domanda di sanatoria hanno dovuto spendere 500 euro (come tutti gli altri extracomunitari), una cifra che per molte di loro è una piccola fortuna (non bisogna dimenticare che inviano soldi ai parenti in patria).

Badanti bloccate in Ucraina: presto la soluzione

Cinquecento euro e in un anno e mezzo non hanno avuto, molte di loro, nessuna risposta.

Ora il Viminale cerca di correre ai ripari (ma è un po’ tardi). Dal ministero fanno sapere: «La questione è alla nostra attenzione, a breve troveremo una soluzione».

Forse a breve è già tardi.

Badanti bloccate in Ucraina: la denuncia

La questione è stata sollevata da Assindatcolf, l’associazione che riunisce le famiglie datrici di lavoro domestico.

L’associazione ha chiesto al governo «di chiarire la questione spostamenti fuori dai confini italiani dei cittadini che nel 2020 hanno presentato domanda di emersione e che dopo quasi due anni sono ancora in attesa del permesso di soggiorno».

Già nei mesi scorsi – ha ribadito l’Assidatcolf – erano arrivate molte segnalazioni, dopo lo scoppio della guerra si sono intensificate anche in base «a una interpretazione restrittive delle disposizioni contenute nel decreto legge numero 34 che impedisce a chi è in attesa del permesso di soggiorno di lasciare il territorio italiano pena la decadenza della pratica».

«Dopo quasi due anni di attesa – ha concluso Andrea Zini, presidente dell’associazione – è davvero inconcepibile bloccare nel nostro Paese lavoratori con famiglie che stanno vivendo un’emergenza umanitaria».

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