Ballottaggi. Ad Avellino è riesplosa la passione politica (forse)

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Le piazze piene di ieri sera hanno fotografato il ritorno della passione per la politica, e forse per la città. Migliaia di persone hanno assistito – con entusiasmo – ai comizi di chiusura di Luca Cipriano (piazza Verdi) e Gianluca Festa (piazza Libertà). Le foto che circolano in rete testimoniano la presenza massiccia di elettori. Il banco di prova sarà l’affluenza: e queste giornate d’estate (finalmente), potrebbero avere un peso: c’è sempre chi dice, no grazie, vado al mare.

E’ un dato positivo, forse uno dei pochi, di una campagna elettorale che ha vissuto sulla contrapposizione netta di due candidati che non potevano essere più diversi tra loro: il ruspante e popolare Festa contro il sofisticato e mediatico Cipriano.

Entrambi hanno puntato sul “rinnovamento”, sul “basta clientele”, sulla “svolta epocale”, sul “nuovo”. Chi sia stato più credibile lo dirà solo il responso delle urne, nella notte tra domenica e lunedì (entro l’una dovremmo avere l’ufficialità sul nuovo sindaco della città).

E’ stata una brutta campagna elettorale (troppi insulti), ma meriterà di essere studiata dagli esperti della comunicazione. Cipriano ha messo in campo tutto il suo know how (per capirci, la competenza), accumulata negli anni di lavoro con Klaus Davi. Anche nell’ultimo comizio: slide, video, un cartoon, l’ingresso sul palco attraversando la folla (come un boxeur prima del match mondiale), la sedia vuota (per Festa), l’applauso per il competitor, l’analisi perfida dell’intervento di Festa su Rai 3. Oltre naturalmente al rapido ma efficace elenco dei punti del programma.

Per Festa niente video, ma bandiere e trombette. Niente slide e sedie vuote, e la scelta di arringare come un tribuno la folla.

Anche dal punto di vista della comunicazione, modernità contro tradizione. Per Cipriano le parole d’ordine sono state “merito”, “competenza”, innovazione”, “visione”, “pragmatismo”. Festa ha toccato altre corde: “comunità”, “vicinanza”, “rivoluzione”, “sentimenti”.

Rappresentano entrambi due facce della stessa città. Cipriano ha convinto molti delle periferie, ma non ha sfondato: la sua gente è quella del centro cittadino (dove ha racimolato mille voti più dell’avversario). Festa ha puntato molto sui quartieri. Lo ha fatto anche dopo il ballottaggio. Non ha cercato di recuperare voti in centro, anzi, ha esasperato il messaggio, come dire, “rionale”. Fino a spingersi a dire: “La vera città vive nelle periferie”.

Chi avrà avuto ragione lo dirà solo il voto. Resta il dato della partecipazione appassionata ai due comizi di chiusura. Ai tantissimi e divisivi commenti sui social. Ma anche alle discussioni che si accendono nei bar, sulle strade, tra i supporter di Cipriano e quelli di Festa. Una passione che sembrava sopita in una città che per decenni ha vissuto di pane e politica (e pallone). La cosa un po’ sorprende, anche perché i due sono espressioni diverse della stessa area politica (il centrosinistra). O forse no, sarà stata proprio l’aria di derby a infuocare i toni. In fondo per chi perde sarà un mezzo disastro. E in bilico c’è il futuro politico di tanti che sono stati in prima linea questi mesi.

Comunque, sabato sera, assistere ai due comizi, ci ha consegnato un’istantanea mai così chiara della città. E mai così plasticamente contrapposta.

Buon fine settimana.

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