Due piazze, due Avellino: il duello Festa-Cipriano spacca la città

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Duecento metri dividono piazza Verdi da piazza Libertà. Duecento passi che separano anche due Avellino completamente diverse tra loro, quasi antitetiche. Da una parte, quella vicina a Luca Cipriano. L’Avellino delle professioni, della borghesia, di un certo tipo di intellighentia, con una visione più radicale e ambiziosa di futuro. Dall’altra, la città popolare, dei quartieri, delle comunità, del “nessuno sarà più solo”, urlato a squarciagola da Gianluca Festa.

Due piazze gremite, difficile dire chi ha vinto la battaglia dei numeri.

Cipriano e la sedia vuota

Alle spalle di Cipriano un maxi schermo e una sedia vuota. Un coupe de theatre da raffinato maestro della comunicazione. “Su quella sedia vuota avrebbe dovuto sedersi Gianluca Festa, per un confronto che ha sempre rifiutato. Siamo dovuti andare a Napoli, negli studi della Rai, per avere l’opportunità di parlare dei nostri rispettivi programmi”.

Luca Cipriano con un sorriso decisamente perfido ha presentato tre spezzoni tratti da quel faccia a faccia. Tre spezzoni, sia chiaro, degli interventi del suo rivale. Il primo sull’ambiente. Solo per ricordare, dopo aver ascoltato le parole dell’avversario, “che Festa oggi scopre la necessità di occuparsi dell’ambiente, ma dimentica che per quattro anni, lui, non io, è stato assessore all’ambiente di Avellino. Cosa ha fatto?”. L’altro stralcio ha riportato l’ormai famosa uscita di Festa “sui tredicimila tedeschi in città” (suscitando l’ilarità dei presenti e di un divertito Nicola Mancino). E l’ultimo, qui la perfidia di Cipriano ha raggiunto l’apice, dove il competitor dichiara: “Sono avellinese, figlio di avellinesi, sposato con una avellinese, padre di figli avellinesi, tifoso dell’Avellino e per tutto questo rappresento il popolo di questa città”. Con il candidato di Mai Più, che rivolgendosi alla folla: “Abbiamo bisogno di un analista per capire quanto sangue avellinese ci scorre nelle vene”.

Festa, bandiere e trombette

Dall’altra parte “niente maxi schermi da cinquemila euro”, come ha detto Festa. Ma un tripudio di bandiere e trombette. Con il candidato sindaco che ha arringato la piazza con una veemenza che ci ha sorpreso. Un vero tribuno del popolo, che per una sera ha riposto in un cassetto il proverbiale e perenne sorriso, per far posto a una espressione dura, decisa, determinata. Ha completato il comizio con il pugno alzato e urlando: “Conquisteremo il Palazzo e faremo la rivoluzione”.

Il vero popolo e la periferia

Per avere una indicazione precisa di queste due città, basta citare alcune frasi pronunciate da chi ha preceduto Festa sul palco di piazza Libertà. Il primo è Stefano Luongo: “I giovani non sono solo quelli – indicando piazza Verdi – della Luiss o della Bocconi”. Dopo di lui Gianluca Gaeta ha ricordato che “il vero popolo vive nelle periferie”. Concetto poi ribadito dallo stesso Festa: “La periferia è il cuore della città, dove vive la gente vera”. Tutte parole che sono state seguite da ovazioni.

E del resto, i numeri del primo turno parlano chiaro: Cipriano ha stravinto in centro (soprattutto nel seggio di piazza Garibaldi), mentre Festa si è affermato nei quartieri. E le due città che si confrontano sono proprio queste.

Luca Cipriano ha tentato in queste settimane di ribaltare la situazione, battendo – come ha ribadito anche nel suo comizio finale – palmo a palmo le periferie cittadine. Una attività che ha scatenato l’ironia di Festa: “Così avrà capito che i Pennini non si comprano in cartoleria e che la Scrofeta non è la moglie del maiale”.

I due si sono soffermati sui programmi. Che – quasi inutile dirlo – vivono delle stesse parole d’ordine: decoro, normalizzazione, verde pubblico, cultura, strutture pubbliche, trasporti.

La stampa prezzolata

Cipriano – prima degli affondi contro Festa supportati dai video del confronto – ha chiamato anche l’applauso “per il competitor”. Ma non ci è sembrato un atto cavalleresco… Dall’altra parte, Festa, a proposito del teatro comunale (per anni presieduto proprio da Cipriano), ha urlato: “Basta regalare migliaia di biglietti agli amici e agli amici degli amici. Con noi è finita la zizzinella”. Poi un riferimento – che nei toni e nei concetti espressi davvero non ci è piaciuto -, a quegli organi di informazione che non sono stati teneri nei suoi confronti: “Libereremo la città da questa stampa prezzolata”.

Entrambi hanno calato l’asso sulla Dogana. Cipriano l’affiderà in caso di vittoria al maestro Ettore De Conciliis. Per Festa scenderà in campo l’architetto Francesco Venezia. Due grandi nomi, senza dubbio.

E se Cipriano ha arricchito il comizio con clip video (anche un cartone animato) e slide, Festa ha tirato fuori dal cilindro “una grande idea per la città: faremo qui il Vinitaly del Sud”.

Naturalmente sono entrambi sicuri di vincere. E insieme a loro i rispettivi supporter. Tutto lascia prevedere uno scontro all’ultimo voto. Si sfideranno due Avellino. E in gioco c’è il futuro di questa città.

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