Felicia Impastato, la storia di una donna contro la Mafia. Stasera su Rai 1

Felicia Impastato, la madre del noto Peppino. Ecco chi è questa donna che ha combattuto contro la criminalità organizzata.

3' di lettura

Chi è Felicia Impastato? Questa sera in prima serata su Rai 1 si parla della sua vita interpretata da Lunetta Savino. Felicia è la madre del noto Peppino Impastato ucciso da Costa Nostra nel 1978. Giornalista legato ai binari della tratta ferroviaria Palermo-Trapani e fatto saltare in aria con una bomba al tritolo dopo essere stato rapito.

Chi era Felicia Impastato?

Felicia Bartolotta nasce a Cinisi nel 1915 da una piccola famiglia del posto. Si sposa con il suo amore più grande, Luigi Impastato legato a doppio filo con la mafia siciliana. Felicia ha sempre affermato di essere ignara delle origini del marito e nel suo libro La mafia in casa mia, a proposito del matrimonio, Felicia afferma: «Io allora non ne capivo niente di mafia, altrimenti non avrei fatto questo passo»

Dal matrimonio con Luigi Impastato Felicia ha tre figli, Giovanni (morto piccolo ndr) Giuseppe e Giovanni. A causa dei legami tra la mafia e il marito, Felicia ha spesso avuto conflitti con Luigi tanto da spingersi a minacciarlo di lasciarlo solo qualora avesse portato qualche criminale in casa sua. Nel 1963 il cognato di Felicia, Cesare Manzella, viene ucciso dalla mafia con un’autobomba. Il giovane Giuseppe, saputo il forte gesto, decide di interrompere i rapporti con il padre che lo caccia di casa e intraprendere il mondo politico e giornalistico con l’unico obiettivo di combattere la mafia.

Proprio per questo, la madre, cerca spesso di evitare di diffondere i suoi articoli per non metterlo in pericolo ma Giuseppe, conosciuto come Peppino, continua a seguire i suoi ideali. Alla morte del padre, investito da un’auto, Peppino si rifiuta di stringere la mano ai mafiosi venuti al funerale e tra l’8 e il 9 maggio del 1978 viene rapito. In poche ore il suo destino è segnato. Il giornalista anti-mafia, infatti, verrà legato ai binari della tratta ferroviaria Trapani-Palermo che poi sarà fatta saltare con una bomba.

L’impegno di Felicia Impastato contro la mafia

Dopo l’omicidio di Peppino, Felicia decide di costituirsi parte civile nel processo per identificare i responsabili rompendo così i rapporti con la famiglia del marito. Da quel giorno Felicia ha iniziato ad aprire le porte della sua casa e a raccontare a tutti la storia del figlio per diffondere l’ideale della resistenza mafiosa.

Da quel momento la giustizia ha inizialmente affermato che Peppino è stato ucciso dalla mafia ma non individuando i mandanti. Nel 1994 Felicia chiede la riapertura del processo chiedendo di interrogare Silvio Palazzolo, pentito di mafia. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indicò in Gaetano Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta venne formalmente riaperta. I due saranno condannati chi all’ergastolo e chi a 30 anni di carcere.

Nel 1998, la Commissione parlamentare antimafia aveva istituito un comitato speciale sul caso Impastato che nel dicembre 2000 approvò una relazione in cui parlava del depistaggio delle indagini sull’omicidio organizzato da alcuni Carabinieri che avevano partecipato alle perquisizioni avvenute subito dopo il delitto. L’indagine della procura di Palermo sul depistaggio è iniziata nel 2011 anche se Felicia, meglio conosciuta con il cognome del figlio, non ha mai visto, almeno in vita, questa fase delle indagini essendo morta nel 2004 a 88 anni per un attacco di asma.

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